Dopo i Bronzi la farsa di Riace

Dopo i Bronzi la farsa di Riace

Del film “La cena delle beffe” di Blasetti è rimasta celebre la frase declamata da Amedeo Nazzari nei panni di Neri: “Chi non beve con me peste lo colga”.

Una frase che mi sembra riecheggiare, in queste ore, nella notizia dell’arresto per “favoreggiamento della immigrazione clandestina” di Domenico Lucano, sindaco di Riace, località nota, oltre che per il ritrovamento dei famosi bronzi, per essere oggi il “paese dell’accoglienza”.

Aldilà, però, del faceto nesso cinematografico rifletto sul fatto che l’arresto del sindaco di Riace mi appare come una pericolosa avvisaglia, portatrice di presagi antidemocratici.

Come non riflettere, infatti, sul fatto che il Gip di Locri abbia ritenuto di dover cassare le contestazioni più gravi che il PM ha mosse al sindaco Lucano, quali malversazione, concussione e truffa ai danni dello Stato ?

E se lo stesso Gip ha creduto opportuno precisare che “la gestione dei fondi è stata magari disordinata, ma non ci sono illeciti e nessuno ha mai intascato un centesimo” … beh ! come non pensare che l’inchiesta ed il conseguente provvedimento cautelare siano stati quanto meno un po’ troppo sbrigativi ?

Ad onor del vero il cosiddetto “Modello Riace”, che si propone il ripopolamento del territorio con l’integrazione dei migranti nella comunità locale, si è visto sospendere già da metà 2017  l’erogazione dei fondi prefettizi per disposizione del Viminale.

Eppure il progetto, portato avanti dal sindaco Lucano, ha varcati i confini nazionali ed il paese di Riace è stato visitato, tra l’altro, da delegazioni statunitensi ed australiane interessate a studiare le modalità di integrazione dei 600 profughi accolti fino ad oggi in quella piccola comunità.

Ora, può darsi che non sempre il sindaco si sia attenuto alle rigide regole della burocrazia, oppure può darsi che il crescente interesse per il “Modello Riace” abbia indisposto qualcuno nei palazzi del potere, fatto sta che quel paese, in via di spopolamento, ha ripreso a vivere ed a ripopolarsi proprio grazie al processo di accoglienza e di integrazione.

Per questo trovo immotivato ed inopportuno che Matteo Salvini come ministro dell’interno abbia gioito pubblicamente per l’arresto del sindaco Lucano invece di tentare la comprensione, se per lui possibile, del come sia stata ridata vita ad un territorio destinato all’abbandono.

Già, ma Riace si è risollevato in quanto “paese dell’accoglienza” ed a Salvini la sola parola accoglienza fa venire l’orticaria.

Ecco perché se volessi attualizzare quella celebre frase declamata da Nazzari per immaginarla pronunciata oggi da Salvini, propenderei per “Chi non è (d’accordo !) con me peste lo colga”.       

Categoria Politica
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