La triste eredità che Renzi lascia al suo successore

La triste eredità che Renzi lascia al suo successore

«Peccato. Avevamo immaginato un altro risveglio: istituzioni più semplici in Italia, paese più forte in Europa. Non è andata così. Ha vinto il no, punto. Adesso al lavoro per servire le Istituzioni. Mettiamo al sicuro questa legge di bilancio. Poi pubblicheremo il rendiconto delle tante cose fatte da questo Governo. A tutti i comitati, a tutti gli amici e le amiche che ci hanno dato una mano, grazie. Decideremo insieme come ripartire, smaltita la delusione. Un abbraccio.»

Questa la dichiarazione della ministra delle Riforme Maria Elena Boschi che si aggiunge, mesta, a quella di alcune ore fa in cui Renzi ha annunciato le sue dimissioni.

Adesso, quello che rimane da sapere è se Renzi e la sua corte di collaboratori continueranno o meno la propria attività politica, e se lo faranno all'interno del PD. La riunione della direzione del Partito Democratico, martedì 6 dicembre, farà luce anche sul futuro politico di Renzi.

Alcuni, vedi Francesco Boccia, hanno già avanzato la richiesta che il Congresso, previsto tra un anno, si svolga adesso. Se Renzi resterà segretario del Partito, ciò potrebbe influenzare anche la composizione del nuovo Governo. Ma non bisogna neppure dimenticare che, in Parlamento, i bersaniani di una volta, diventati prima lettiani e poi renziani, potrebbero tranquillamenmte esercitarsi nel proporre il gesto dell'ombrello sia a Renzi che a qualsiasi sua controfigura che occupi la carica di premier, non avendo più garanzia, a questo punto, di un segretario che possa consentir loro una rielezione al prossimo mandato.

Ciò potrebbe portare al voto in tempi brevi, anche se non si può non tener conto il fatto che molti degli attuali parlamentari perderebbero stipendi e vitalizi se non terminassero per intero la legislatura.

Ma al di là di cosa accadrà, va anche sottolineato che cosa erediterà il nuovo Governo. Ammesso che Mattarella non convinca Renzi a proseguire la legislatura allargando l'attuale maggioranza e  rimescolando un po dì di poltrone da ministro, il nuovo presidente del Consiglio si vedrà costretto a dover gestire una serie di problemi non da poco.

Nonostante la tenacia di Renzi e Boschi nel voler promuovere la propria attività istituzionale, è da ricordar loro che, oltre alla bocciatura politica della riforma costituzionale, vi è la bocciatura tecnica della riforma della Pubblica Amministrazione, di quella delle banche e di quella, quasi certa, della legge elettorale. Senza dimenticare il fallimento del Jobs Act che senza incentivi ha dimostrato di esser stata una riforma per nulla utile a favorire l'occupazione, e di esser stata solo un semplice regalo a Confindustria.

Ma purtroppo c'è dell'altro, come i finanziamenti promessi alle regioni durante la campagna per il referendum ed il contratto agli statali che, da solo, costerà oltre 5 miliardi di euro nel 2017. Come sarà possibile far coincidere questi impegni con le coperture della legge di bilancio  già definita carente in tal senso da UPB ed Unione Europea? E proprio la Commissione UE dovrà decidere ad inizio anno se accettare o meno le previsioni di bilancio presentate da Renzi.

Nella sostanza, Matteo Renzi abbandona la carica di primo ministro dopo aver avvelenato i pozzi.  Chi lo sostituirà dovrà fare i conti con una situazione economica non certo brillante ed una serie di promesse che potrebbero esser mantenute solo se l'Italia riprendesse a stampar moneta, in proprio! Una missione impossibile ed una triste eredità lasciata da chi propagandava se stesso come un'innovatore oltre che un salvatore della Patria.

Fabrizio Marchesan
nella categoria Politica
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