Come guadagnare con Telegram

Come guadagnare con Telegram

Nel settembre 2015, il padre fondatore di Telegram Pavel Durov ha annunciato la novità del messenger: i canali (mini blog) per gli invii di massa in senso unidirezionale. Inizialmente, quest’innovazione non ha suscitato molto interesse da parte degli utenti ma già all’inizio del 2016 i canali Telegram hanno cominciato a guadagnare terreno. @iltuotelegram ha scoperto come guadagnano i canali attuali e come unirsi al club.

 Perché il canale Telegram è perfetto per la pubblicità?
Gli inserzionisti hanno compreso fin da subito il vantaggio di Telegram rispetto ad altri social network: i messagi dei canali arrivano nella stessa sezione del messenger di quelli dei messaggi degli amici e colleghi. Statisticamente, un post viene visto almeno dal 50% dell'audience del canale. Su Facebook quest’indice fluttua sul 10%.
E’ facile accorgersi che 10 mila iscritti al canale Telegram corrispondono a 50 mila iscritti al gruppo di Facebook. Inoltre, va considerata la lealtà del proprio pubblico: se su Facebook i messaggi pubblicitari vengono solitamente trascurati, i membri Telegram si fidano degli autori dei propri canali preferiti. Anzi, un post pubblicitario ben pensato non crea nessun dissenso: i follower capiscono che il proprietario del canale merita una “piccola” ricompensa per il lavoro svolto.

Quanto si può guadagnare con un canale Telegram?
Di norma, il costo di un post pubblicitario è determinato dal numero di lettori. Le tariffe variano da 0,2 a 10 cent per follower. Farsi pubblicità su un canale grande – circa 20.000 iscritti – può costare anche 100 euro. I canali più piccoli (da quattro a dieci mila iscritti) fissano il prezzo in base alla tematica del canale. Per esempio, al canale TheForm | Cultura @tfcultura (circa 350+ followers) sono iscritti redattori, top manager dei famosi media, giornalisti; un post pubblicitario su questo canale costa circa 40 euro.

Come guadagnare con Telegram

Naturalmente più basso è il prezzo, più richieste e ordini arrivano. Se riuscite ad arrivare a cinque-sei mila iscritti e chiedete 20 euro per la pubblicità, molto probabilmente, avrete richieste quotidianamente. Al mese si riescono ad ottenere così sui 400-500 euro, non male, considerando il tempo che si impiega per la gestione del canale.

Ma anche questa somma può essere facilmente incrementata. In primo luogo, si può optare per i pacchetti pubblicitari: uno stesso inserzionista ordina diversi post e paga per questi “all’ingrosso”. Con questo tipo di pubblicità, avendo tanti iscritti, si possono guadagnare somme anche superiori a 800 euro.
In secondo luogo, si possono creare una serie di canali e vendere pubblicità lì. Ciò richiederà più tempo ma il guadagno aumenterà notevolmente, soprattutto se i canali non sono intersecati da una stessa audience. Tutte le transazioni di denaro sono effettuate nel modo “wallet-to-wallet”. Le tasse, naturalmente, nessuno dei Telegram-blogger si sogna di pagare.

Che futuro hanno i grossi canali Telegram?
Telegram è usato da circa 4 milioni di italiani. Ovviamente non tutti questi utenti sono iscritti a un canale, ma con la crescita del pubblico di Telegram crescono anche gli iscritti dei migliori canali.

Ha senso creare un canale ora?
Sicuramente. Soprattutto perché non si rischia nulla: far crescere il proprio canale si può anche senza budget.
Per non venire delusi, bisogna, quando si crea un canale, scegliere attentamente la tematica su cui poi si andrà a scrivere. Teoricamente, qualsiasi canale può diventare popolare: anche la ragazza che in live-mode dalla Russia scriveva sulla vita in un ospedale psichiatrico ha ottenuto più di 3500 lettori. Molti dei post dei canali sono stati creati utilizzando il servizio Telegraph di Pavel Durov, creato appositamente per la pubblicazione di testi lunghi. Sono molto apprezzati i canali di politica, cronaca e IT news.
Naturalmente non tutti i canali sono degni di nota. Foto stock di auto costose, noiosi aneddoti sentiti migliaia di volte, musica sconosciuta sotto forma di file, – tutto questo rimarrà meritatamente emarginato.

Quanto spesso bisogna pubblicare?
Non esiste una Telegram-etica ufficiale, ma ci sono alcune regole non scritte. La frequenza ottimale di pubblicazione dei post va da uno a cinque al giorno. La pubblicazione deve avvenire in modalità silenziosa (barrando l’icona del campanello), per non distrarre il lettore con le notifiche. I post pubblicitari non devono superare uno al giorno, altrimenti i seguaci cominceranno pian piano ad abbandonare il canale.

Quanto lungo deve essere il post?
La lunghezza del testo non è normalizzata, ma bisogna capire che la maggior parte degli utenti legge i canali utilizzando uno smartphone. Quindi, bisogna cercare di non stancare il lettore durante la sua familiarizzazione con la notizia pubblicata. La lunghezza ottimale va da 300 a 1500 caratteri. Il resto può essere depositato su Telegra.ph per poi essere pubblicato con un breve annuncio e un link al longread.

Quali sfide ci sono quando si crea un canale?
La cosa più difficile è attirare i primi iscritti: fino a 100 seguaci il tuo canale non avrà alcuna possibilità d’intrattenere il lettore. Di conseguenza è necessario reclutare un primo pubblico con qualsiasi metodo: invitare gli amici dalla rubrica, postare il link del proprio canale su tutti i social o comprare pubblicità dai piccoli canali, come per esempio dal @iltuotelegram (da 5 a 15 euro a post).

Come guadagnare con Telegram

Poi si può farsi inserire nei cataloghi disponibili e andare avanti verso i primi mille lettori. Più o meno a questo punto si possono aspettare le prime richieste di collaborazione.
Il secondo ostacolo riguarda la motivazione, che può essere facilmente smarrita quando gli iscritti sono pochi e non vanno ad aumentare facilmente: a molti autori la crescita del pubblico sembra troppo lenta.
Ovviamente è molto più facile gettare la spugna che cercare di promuovere il proprio canale investendo del tempo, ma chi riesce a superare quest’ostacolo non se ne pentirà: Telegram crescerà, cresceranno anche i vostri lettori e con questo anche le richieste da parte degli inserzionisti pubblicitari.

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