Non penso dunque sono... un influencer

Non penso dunque sono... un influencer

Tamarro, probabilmente derivante dall'arabo tammār, mercante di datteri, è un termine dapprima usato soprattutto nell'Italia meridionale e da diffusosi anche altrove, entrato, infine, nel gergo giovanile, per indicare una persona dai modi e dall'aspetto rozzo, volgare, villano.

Una volta, forse, era facile identificare qualcuno che, in base all'aspetto, ai modi, a ciò che diceva e a ciò che faceva potesse essere definito tamarro. Oggi, sicuramente, non è più così.

Difficile capirne il perché, anche se una spiegazione plausibile potrebbe esserci.

I social network, proprio loro, sono utilizzati, in gran parte tramite smartphone, da un numero impressionante di persone. La precisazione della periferica con cui la gente si collega a Facebook, Twitter, Instagram... non è ininfluente. Lo schermo limitato e l'uso ancor più limitato della tastiera fa sì che le persone preferiscano vedere e/o ascoltare più che riflettere, approfondire e interagire sui contenuti, fatta eccezione per qualche superficiale Twitter. L'istinto, in tal modo, prevale sulla logica, sul ragionamento, sulla razionalità. Per questo, le persone finiscono per avere una "relazione empatica" con la normalità, spesso spiccia e, per lo più, volgare di coloro che ascrivono a loro beniamini.

La normalità finisce per avere il sopravvento su qualsiasi altra qualità, presunta o reale. Così l'influencer diventa prima di tutto promotore di se stesso e, in secondo luogo, promotore dei marchi che sponsorizza. Promotore di se stesso, nel senso della propria immagine e non di qualità altre che possano distinguerlo dalla massa per un qualche motivo.

Alla fine le persone seguono passivamente e ben volentieri un tipo o una tipa qualunque che mostra le sue foto per sponsorizzare un prodotto. E quelle persone si sentono pure in dovere di partecipare e supportare l'influencer, già lautamente compensato per la sua attività promozionale, con commenti favorevoli, complimenti di vario genere e faccine felici.

Quelle persone, gratuitamente, senza aver nulla in cambio, passano parte del loro tempo a incrementare il conto corrente dell'influencer, appagate solo dal suo successo. Si sentono partecipi del successo del loro beniamino, retribuiti professionista del mercato pubblicitario, mentre loro non ricevono neppure un euro.

Non solo, i fan dell'influencer si sentono pure in dovere di prendere le parti dei loro beniamini nelle polemiche che, create quasi sempre ad arte, in relazione ad iniziative o dichiarazioni volutamente provocatorie.



La coppia di tamarri ritratta nella foto precedente non è riportata a caso. Infatti, serve per indicare un esempio di polemica creata ad arte.

Una bottiglia di vetro contenente l'acqua di un noto imbottigliatore francese, personalizzata con il disegno di un occhio che sembra disegnato da un bambino in età prescolare, definito però logo di un brand riconducibile - a quanto riportano le cronache - ad uno dei componenti della coppia, viene venduta tra i 7 e gli 8 euro.

Naturalmente i due non si sono lasciati sfuggire l'opportunità di rispondere alle naturali perplessità di qualche inavveduta persona normale, in modo da creare un caso che facesse da traino alla sponsorizzazione. Fatti loro.

Quello che è incredibile è che siano in molti a sostenere questa iniziativa commerciale, a ritenerla normale e, naturalmente, a insultare chi non la condivide... e tutto completamente gratis.

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