Cronaca

Contrordine: il cardinale De Donatis riapre le chiese "parrocchiali" a Roma

"In relazione al decreto  da me emanato ieri, 12 marzo 2020, si rende opportuno precisare e - nella misura del necessario modificare - quanto esposto nel n. 1 della parte dispositiva del medesimo". 

Così inizia il comunicato pubblicato venerdì 13 marzo dal Vicario Generale per la Diocesi di Roma, il cardinale de Donatis.

"La Chiesa di Roma, in piena comunione con il suo Vescovo, Supremo Pastore della Chiesa Universale - prosegue la nota - è consapevole del significato simbolico della decisione presa col predetto Decreto. 

L'infezione da Coronavirus si sta diffondendo in maniera esponenziale: in pochissimi giorni il numero dei contagiati è raddoppiato, e di questo passo non è difficile prevedere che in brevissimo tempo raggiunga l'ordine delle decine di migliaia di persone solo in Italia. È evidente il rischio di collasso delle strutture sanitarie, già ventilato da molti, soprattutto per la sproporzione tra le risorse di terapia intensiva disponibili e il crescente numero di malati. 

Potrebbe essere coinvolto un numero ancor più elevato di persone, soprattutto anziani e soggetti vulnerabili. Possiamo arginare questa tragica eventualità solo applicando misure per frenare il contagio e permettendo al SSN di riorganizzarsi. Gli italiani crescono nella consapevolezza che dietro il non uscire di casa c'è un'esigenza improcrastinabile di tutelare il bene comune. 

Tuttavia, ogni provvedimento cautelare ecclesiale deve tener conto non soltanto del bene comune della società civile, ma anche di quel bene unico e prezioso che è la fede, soprattutto quella dei più piccoli. 

Il Decreto Prot. n. 468/20 viene pertanto modificato, ponendo in capo ai sacerdoti e a tutti i fedeli la responsabilità ultima dell'ingresso nei luoghi di culto, in modo tale da non esporre ad alcun pericolo di contagio la popolazione e nel contempo evitare il segno dell'interdizione fisica dell'accesso al luogo di culto attraverso la chiusura del medesimo, la quale potrebbe creare disorientamento e maggior senso di insicurezza. 

In particolare si dispone che il n. 1 del Decreto prot. 468/20 del 12 marzo u.s. venga così modificato: 

1. Si esortano i fedeli, fino a venerdì 3 aprile p.v. ad attenersi con matura coscienza e con senso di responsabilità alle direttive dei Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri di questi ultimi giorni, in particolare quelle del c.d. Decreto “#lo resto a casa#”. 

In conseguenza di quanto sopra esposto, i fedeli sono dispensati dall'obbligo di soddisfare al precetto festivo (cf. cann. 1246-1248 C.I.C.). Rimangono chiuse all'accesso del pubblico le chiese non parrocchiali e più in generale gli edifici di culto di qualunque genere (cf. can. 1214 ss C.I.C.); restano invece aperte le chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura d’anime ed equiparate. Restano altresì accessibili gli oratori di comunità stabilmente costituite (religiose, monastiche, ecc.: cf. can. 1223 C.I.C.), limitatamente alle medesime collettività che abitualmente ne usufruiscono in quanto in loco residenti e conviventi, con interdizione all'accesso dei fedeli che non sono membri stabili delle predette comunità. 

La comunione ecclesiale che ci lega continuerà a sostenerci nel nostro sforzo quotidiano di reagire all'emergenza con rapidità, efficacia e autentico spirito di fede".

Autore Fiorenza Gentileschi
Categoria Cronaca
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