In un piccolo villaggio collinare vivevano in pace cento giganti immortali, capaci di morire e rinascere se la malasorte si abbatteva su di loro.

Si dedicavano all’agricoltura e alla pesca nel fiume più a valle, provvedendo autonomamente a tutti i bisogni della vita. Dalle colline argillose e tufacee, ricche di tanti altri minerali preziosi, ricavavano il necessario per costruire strumenti e case; e presso il bosco rigoglioso di ogni genere di piante ottenevano anche legna in abbondanza, in un ciclo di consumo e ricrescita che non insultava il normale corso della natura.

Amavano fare escursioni, giochi di società, ed erano davvero dei patiti per la cura del corpo, praticando ogni genere di sport individuale e di gruppo. E si facevano sempre domande. Scrutavano il cielo, costruivano strani arnesi e indagavano su tutto ciò che li circondava. Erano molto curiosi.

Prima di arrivare all’apice della loro cultura ci fu un tempo molto buio, in cui lottarono tra loro per possedere il terreno più lussurioso, pescare nella parte più prospera del fiume, scegliere la legna migliore, e così via. E siccome erano immortali, riuscivano solo a procurarsi ferite e dolori continuando le loro battaglie senza quartiere.

Arrivò, allora, il giorno della riflessione.

Si diedero tregua e provarono a ragionare per trovare una soluzione che potesse andar bene per tutti. Quelli che avevano perso ogni cosa nell’ultima battaglia, proposero di avere un po’ da ciascuno. Quelli che avevano vinto proposero, invece, che i primi lavorassero per loro. Tuttavia questa proposta non sembrava giusta ai perdenti, che facevano notare come anche loro fossero stati vincenti tante volte, e se avessero deciso di fermarsi e ragionare in uno di quei momenti ora le proposte sarebbero invertite.

L’osservazione era logica e convincente.

Esplorarono altre possibilità. Provarono a contare chi avesse vinto più volte. Ma per ogni soluzione sorgeva il problema delle condizioni, del carattere di ciascuno, dei tentativi di pace di alcuni che venivano sfruttati dagli altri, delle strategie più o meno leali. Convenendo, infine, che esistevano troppe variabili da considerare per ciascuna vittoria, e che fondamentalmente in nessuna guerra esiste la lealtà, falsando il risultato di ogni battaglia. Contare, dunque, non serviva a nulla.

Così, fecero la cosa che ritennero più sensata.

Stabilirono che ogni risorsa conquistata fosse riammessa a beneficio di tutti, concedendone maggiore uso a chi fosse stato più in grado di sfruttarla. Così ciascuno che avesse gestito uno dei 10 mulini e granai, poteva farne l’uso che voleva e tenere per sé fino a una decima di tutto ciò che produceva, e altre frazioni per chiunque lo aiutasse. Quel che rimaneva doveva essere ripartito tra tutti e 100 i giganti immortali, egli incluso. A loro volta, chi gestiva altre risorse doveva fare altrettanto con il relativo prodotto o utilità.

Essendo bravissimi in matematica, padroneggiavano l’algebra e le disequazioni senza problemi, individuando anche la frazione necessaria che ciascuno doveva donare al FUSSOGI (Fondo Unico Solidarietà e Servizi Organizzati per Giganti Immortali), per mezzo del quale assicuravano la sanità, l’istruzione e la sicurezza. Non avevano bisogno d’altro, e non inventarono mai altre tasse.

In questo modo tutti avrebbero avuto l’essenziale, ma chi riusciva a occuparsi di una risorsa aveva anche di più per potersi permettere altre cose, oltre alle frazioni riconosciute a chi l’aiutasse.

C’erano solo 60 risorse disponibili per coltivare, pescare, produrre, e per operare al FUSSOGI. Furono tutte contese a suon di sfide di bravura e idee nel gestirle al meglio, perché tutti amavano fare cose. Ma 40 di loro rimanevano senza potersi occupare di nulla, sebbene avessero l’essenziale per vivere ed emanciparsi, grazie alla produzione degli altri 60. A questi 40 erano concesse molte scelte per emanciparsi: aiutare i 60 nella produzione, concorrere ogni periodo alla gestione di una risorsa, oppure creare in qualunque momento la propria risorsa incrementando il benessere di tutti. Senza fretta, competizione e pressione, ma con spirito fortemente animato dal desiderio di cooperare.

Alla fine, furono in 90 a risultare attivamente occupati in qualcosa. Mentre 8, a turno, rimanevano sempre senza far nulla. Solo due, inerti, si accontentarono per sempre dell’essenziale, contemplando le stelle e vivendo di fantasia.

E così iniziarono a vivere in pace ed armonia come raccontavamo all’inizio.

Vissero per secoli, millenni, ed eoni, prosperando ovunque nella galassia, dopo che seppero anche come riprodursi in miliardi di miliardi e riuscire a conservare la loro straordinaria e semplice economia… immortale.

(AE, 1-04/2023)

📸 base foto: “Ricordo dei Monti dei Giganti”, olio su tela (1835 ca.), Friedrich, Caspar David - Museo di Stato Ermitage, San Pietroburgo