Le stragi del Fabrianese: Dino Cencio si racconta

Le stragi del Fabrianese: Dino Cencio si racconta

Il grano, perché diventi alimento per l'uomo, deve essere falciato. Una vita umana troncata nel pieno della sua maturità, richiama il grano falciato. E, se questa vita umana viene troncata per odio o per vendetta, è motivo di esempio e di riflessione per gli altri.

Nella rappresaglia nazista del 22 giugno 1944 nelle campagne di Fabriano, in seguito all'uccisione di un soldato tedesco ad opera di partigiani, furono trucidati sei uomini della famiglia Baldini, falciati come spighe di grano, quel grano che essi avrebbero dovuto mietere qualche giorno dopo.

L'io narrante è Enio, il figlio di Guerrino Baldini, uno degli uomini trucidati nella rappresaglia. Ma, avendo solo tredici mesi all'epoca dei fatti, fa parlare i personaggi stessi della vicenda, cioè le vittime dei nazifascisti, in particolare i componenti della famiglia Baldini. All'ultimo capitolo, Enio riprende la narrazione della vicenda, raccontata dallo zio Giuseppe, scampato all'eccidio. Quali sono i principali temi della sua narrazione? È una storia di odio da parte dei nazisti contro il popolo italiano, reo di tradimento con l'armistizio dell'8 settembre 1943.

Odio che si sprigiona come vendetta su civili innocenti, sui contadini, pretestuosamente accusati di aver ucciso un soldato tedesco. È la narrazione dello stato d'animo della gente, in continua apprensione per la loro sorte. Vi si legge la paura di rimanere vittime dell'ira e della crudeltà dei nazisti; ma anche il desiderio di pace, di libertà, di una vita normale.

Come spighe di grano è rivolto a tutti coloro che non vogliono dimenticare le atrocità avvenute in un periodo storico segnato dalla dittatura nazifascista in Italia. In particolare, si rivolge ai parenti e conoscenti delle vittime delle rappresaglie naziste perpetrate nelle campagne del Fabrianese nel giugno del 1944, durante la ritirata dell'esercito tedesco dall'Italia.

Il mio pubblico ideale è quello che, pur non essendo coinvolto in prima persona alla vicenda, si cala negli avvenimenti, immedesimandosi negli stati d'animo dei protagonisti.

Quale è il messaggio racchiuso nella sua opera? Il contenuto del racconto sono le stragi dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. I sopravvissuti a quelle stragi e i testimoni oculari stanno via via scomparendo. Ma la memoria di quei misfatti deve rimanere sempre viva come monito per le generazioni future. La civiltà dei popoli si regge sulla democrazia, cioè sul reciproco rispetto e sulla salvaguardia della libertà dei singoli individui.

Quali sono gli scrittori, artisti o intellettuali che hanno influito sulla sua poetica e hanno rappresentato per lei dei modelli? Lo scrittore che maggiormente ha influito sulla mia formazione artistica è Albert Camus, per la sua continua ricerca della verità. Poeticamente mi ispiro a Giacomo Leopardi e a Salvatore Quasimodo.

C'è ancora spazio per la parola stampata in un mondo dove tutto è immagine? Forse perché sono cresciuto con la carta stampata, e sebbene mi serva di mezzi virtuali, continuo a preferire e ad amare la carta, la materia, il contatto della parola sulla mano. Mi piace sfogliare il libro, portarmelo dietro, aprirlo quando voglio. A mio parere non verrà mai sostituita del tutto dall'eBook, dall'immagine, dal virtuale. Due innamorati, dopo un breve dialogo telefonico, desiderano incontrarsi, guardarsi negli occhi, abbracciarsi.

Ha già un'idea per il suo prossimo romanzo? Sono alla correzione delle bozze di un altro romanzo: L'accusa. È la storia di un impiegato che viene accusato ingiustamente dai colleghi d'ufficio. Coinvolto in un intrallazzo amoroso, finisce in carcere senza che lui se ne renda conto. In carcere ripensa a tutta la vicenda e fa le sue riflessioni, senza mai perdere la speranza e la fiducia nella vita.

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