Economia

Biogas, Biometano e Disinformazione

Si parla continuamente e spesso a sproposito di riciclo, rifiuti zero, spreco, emissioni inquinanti, biogas, biometano ecc…Ma quando si decide di affrontare il problema, sembra che la cosa più importante sia non sapere che, comunque la si voglia mettere, i rifiuti li produciamo tutti e anche se non vogliamo saperlo, da qualche parte ed in qualche modo essi devono ( o dovrebbero) essere smaltiti. E se vengono smaltiti male, inquinano. Trattiamo l’argomento di quella parte consistente del rifiuto solido urbano organico (40,50% del totale): se li mettiamo in discarica, per quanto controllata, producono percolato, CO2, biogas, e quasi tutto entra nel ciclo ambientale, quando va bene si può recuperare, per la naturale biodigestione aerobica e con dovuto trattamento, un ammendante agricolo; se li conferiamo in “termovalorizzatore” produciamo particolati che forse nessuno vorrebbe respirare, offrono un minimo vantaggio dato dalla termovalorizzazione, la perdita della CO2 in ambiente ed una cenere di residuato solido finale comunque da smaltire con costi elevatissimi e sprechi energetici, sempre considerando che, data la natura del materiale proveniente da combustione, tranne gli elementi ferrosi, il resto non può praticamente essere smaltito, rimane in discarica ed in ambiente per sempre (naturalmente va tenuto presente che per alcune tipologie di rifiuto la termovalorizzazione è indispensabile); se parliamo di riciclo produttivo e quindi di impianti di biodigestione anaerobica, allarme e disinformazione creano il panico e di conseguenza le reazioni dei “paladini” dell’ambiente. Premettendo che, come detto, tutti noi (compresi i citati “paladini”), almeno due volte la settimana cerchiamo di liberarci dei nostri rifiuti senza chiederci come farà chi li raccoglie a smaltirli, va considerato che comunque essi vengono da qualche parte depositati.

Allo stato attuale, come ribadisco, sempre che non si voglia ignorare il problema, la soluzione migliore va ricercata e per quanto nessuna comunità vorrebbe sapere dove finiscono i suoi rifiuti, da qualche parte, come detto, devono finire. E la responsabilità delle affermazioni superficiali, bisogna assumersela: se affermi o sostieni una posizione, devi essere in grado di conoscere almeno gli aspetti principali di ciò che sostieni, altrimenti crei disinformazione e la disinformazione divulgata per non conoscenza è grave. Attualmente, senza timore di essere smentiti, i rifiuti organici della raccolta differenziata, possono entrare in un ciclo virtuoso di riciclo produttivo solo tramite i procedimenti attuabili negli impianti di trattamento tramite biodigestione anaerobica finalizzati alla produzione di biometano. E i paragoni con questa metodologia e tantomento le allarmanti critiche non possono essere fatte, anche perché in Italia e ancor più nel mondo, questi impianti sono pochissimi e seppur con caratteristiche differenti, funzionano benissimo e rispettano le normative per quanto riguarda sicurezza, emissioni odorigene e impatto ambientale molto più di qualsiasi discarica o termovalorizzatore. Non hanno ciminiere fumanti, accumuli di immondizia, spargimenti nel terreno ecc…, chi descrive qualcosa di simile non sa ciò che dice e si riferisce a qualcosa che non esiste, almeno nella legalità. Inoltre, dal rifiuto, si ricavano consistenti rese economiche di prodotti come il biometano, la C02 e il digestato, che altrimenti andrebbero persi. Il tema è delicato e serio, va discusso ed approfondito, ma trattarlo con impeti istintivi e con le idee confuse non va bene.

Autore satipress
Categoria Economia
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