Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, questa mattina ha partecipato alla cerimonia commemorativa dell'81° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Il Capo dello Stato ha deposto una corona di alloro sulla lapide in memoria dei martiri del 24 marzo 1944, per poi ascoltare l'indirizzo di saluto di Francesco Albertelli, Presidente dell'ANFIM, e l'appello dei caduti, letto da Marco Trasciani, Segretario generale dell'ANFIM.
La cerimonia è proseguita con la preghiera cattolica, recitata da Mons. Sergio Siddi, Cappellano militare, e quella ebraica officiata dal Rav. Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma.
Al termine, il Presidente Mattarella si è recato all'interno del Mausoleo Ardeatino dove ha reso omaggio alle vittime dell'eccidio.
La ricorrenza è stata commentata così dal capo del Governo, Giorgia Meloni:
"Ciò che è accaduto il 24 marzo di ottantun'anni fa rappresenta una delle ferite più laceranti inferte a Roma e all'Italia intera. L'eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato dalle truppe naziste di occupazione come azione di rappresaglia per l'attacco partigiano di via Rasella, è una delle pagine più dolorose della storia nazionale ed è compito primario delle Istituzioni, ad ogni livello, raccontare quello che è accaduto e trasmettere in particolare alle giovani generazioni la memoria di quei fatti. In questa giornata, rendiamo omaggio alle 335 vittime di quell'indicibile massacro e rinnoviamo l'impegno per custodire e proteggere i valori di libertà e democrazia su cui si fonda la nostra Repubblica".
E questo è stato il commento del presidente del Senato, un altro (post) camerata coi fiocchi, Ignazio La Russa:
"Rendiamo un deferente omaggio alle 335 vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Una tragedia che richiama tutti ai valori fondamentali della democrazia, della libertà e della dignità umana. Il massacro nazista, avvenuto il 24 marzo 1944, è tra i più atroci della nostra storia e deve restare impresso nella memoria collettiva affinché simili barbarie non si ripetano mai più".
Questi due soggetti, i (post) fascisti Meloni e La Russa, continuano tenacemente a non riconoscere la responsabilità dei loro (ex?) camerati nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Nel suo ufficio, Kappler, incontrò Pietro Koch, il capo del Reparto Speciale della Polizia Repubblicana (la famigerata Banda Koch) e il questore di Roma Pietro Caruso per informarli che avevano tempo fino alle 13 per inviare la lista dei prigionieri da fucilare. In modo deliberato furono scelti detenuti politici, antifascisti, ebrei e altre persone ritenute sospette. La scelta mirava a eliminare ogni opposizione interna, contribuendo a rendere la rappresaglia non solo un atto militare, ma un mezzo per colpire chi si opponeva al regime fascista.
Le forze di polizia italiane, sotto il comando fascista, operarono fianco a fianco con le unità tedesche. Esse non solo arrestarono numerosi prigionieri, ma contribuirono attivamente alla logistica del massacro, garantendo che la selezione delle vittime seguisse un criterio politico e ideologico ben preciso.
Così ha commentato Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI:
"Stamattina ero presente alle Fosse Ardeatine per gli 81 anni della strage nazifascista. Una rinnovata emozione e rabbia per quell'orrore. Poi ho letto le dichiarazioni del presidente del Senato e della presidente del Consiglio. La Russa parla di “massacro nazista”. La Meloni di “eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato dalle truppe naziste di occupazione”. Non una parola sulla attiva collaborazione e responsabilità dei fascisti come il questore Caruso. Parole indegne per altissime cariche della Repubblica nata dalla Resistenza. Vorrebbero riscrivere la storia nascondendo i crimini del fascismo. Non ci riusciranno".