Esteri

Three Mile Island: il soffio di Caronte

Il grave incidente accaduto nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania nel 1979 diede vita ad un dibattito molto acceso nell’opinione pubblica americana che determinò notevoli cambiamenti per l’industria del nucleare.

I responsabili della Metropolitan Edison, impresa costruttrice dei reattori e i membri della Commissione Regolatrice per l’energia nucleare (NRC) non informarono la popolazione della gravità della situazione. All’interno della cupola del reattore n. 2 era presente una radioattività di 30.000 rem all’ora pari a 75.000 volte la dose mortale per un essere umano e 30.000 volte superiore a un reattore in normali condizioni di funzionamento.

Dopo quattro giorni dall’incidente le autorità disposero l’evacuazione della popolazione entro un raggio di 8 Km dalla centrale dirigendola stranamente a nord nella zona dove i venti stavano spingendo la nube radioattiva che fuoriusciva dalla torre di raffreddamento del reattore incidentato.

Sin dal secondo giorno i giornalisti inviati sul posto avevano percepito che le conferenze stampa erano una messa in scena infatti progressivamente se l’impresa costruttrice affermava che le radiazioni erano cessate la Commissione Regolatrice la smentiva. Ormai si era creato un clima di pericolosa tensione e di forte sfiducia  per questo entrambe le parti si rivolsero al Governatore dello Stato e questi al Presidente Carter che inviò un suo tecnico di fiducia Arnold Denton con l’incarico di supervisionare le operazioni all’interno della centrale e gestire la comunicazione con l’esterno.

Danton fin dalla sua prima conferenza stampa parlò subito chiaramente della reale situazione: all’interno del reattore vi era una temperatura di 600 gradi, era stata bloccata la pompa di refrigerazione, l’acqua non circolava per questo si era formata una bolla di idrogeno radioattivo che doveva essere assolutamente eliminata altrimenti poteva esplodere e provocare una catastrofe. In caso di detonazione i tecnici avevano calcolato 45.000 morti e 250.000 feriti nell’area limitrofa la centrale a causa delle radiazioni, successivamente centinaia di migliaia di esseri umani si sarebbero ammalati di cancro e sarebbero morti inoltre migliaia di Kmq di territorio sarebbero stati contaminati per secoli.

Il primo problema da risolvere era ridurre la pressione all’interno del reattore facendo fuoriuscire l’idrogeno radioattivo, questa procedura determinava il rilascio di alte dosi di radioattività ma non vi erano alternative. Nelle conferenze stampa si affermava che il reattore era relativamente stabile ma l’entità della bolla di idrogeno non era quantificabile, vi era il rischio che una minima infiltrazione di ossigeno a contatto con l’idrogeno avrebbe fatto detonare il reattore.

In quei giorni nella centrale di Three Mile Island si trovavano riuniti ingegneri, fisici ed esperti nucleari provenienti da tutte le parti del mondo: mai tante menti erano state riunite per trovare un sistema per evitare la catastrofe.

Fuori una popolazione disinformata si scontrava con una situazione destabilizzante: era stato assicurato loro che il nucleare era sicuro, innocuo e portatore di benessere invece si ritrovavano impauriti, disorientati con la certezza che potevano perdere irrimediabilmente tutto quello che avevano costruito in una vita di lavoro.

Ai problemi immediati dovuti all’incidente ve ne era uno considerato altrettanto importante: era in gioco il futuro di tutta l’industria nucleare.

Il Presidente Carter decideva di far visita alla popolazione e alla centrale, al termine inviava un messaggio rassicurante, dovevano stare tranquilli che erano in buone mani, che sapevano quello che stavano facendo e che avrebbero avuto cura di loro.

Lo staff guidato da Arnold Denton rifece molte volte i calcoli alla fine emergeva un errore, i valori matematici indicavano un livello di pericolosità minore della bolla, il reattore si era stabilizzato, il peggio sembrava passato e, cosa fondamentale, senza perdite di vite umane (al momento).

Il Presidente Carter istituiva una Commissione d’inchiesta “super partes” per stabilire le cause dell’incidente al fine di rendere più sicure le centrali.

Intanto i tecnici iniziavano a far uscire l’idrogeno compresso nel reattore n. 2 e contestualmente venivano rilasciate nell’ambiente quantità incontrollabili di materiale altamente radioattivo.

Durante una riunione pubblica tenuta dai responsabili della MET. ED. insieme ai membri della NRC, il rappresentante della Commissione di salute pubblica rimproverava duramente l’atteggiamento omissivo e fuorviante dei membri delle due commissioni; affrontava con decisione il problema delle conseguenze sulla salute delle persone esposte alla radioattività nell’immediato e nei successivi 5 – 10 – 15 - 20 – 30 anni infatti i dati sulle radiazioni immesse nell’ambiente erano sconosciuti, saranno gli esseri umani i test viventi con il manifestarsi delle patologie connesse alla contaminazione radioattiva.  I sintomi da esposizione a radiazioni nucleari sono: sapore metallico, diarrea, irritazione oculare, lesioni cutanee, vomito a getto.

Dopo 10 giorni dall’incidente il Governatore dichiarava cessato lo stato di emergenza e autorizzava la popolazione a rientrare nelle loro abitazioni e a riprendere la loro vita normalmente.

Sei mesi dopo l’inizio della vicenda, concluse le indagini nell’ottobre 1979, la commissione presidenziale d’inchiesta presentava il rapporto finale.

Nelle sedute pubbliche tenute dalla commissione  d’inchiesta i membri raccolsero le testimonianze dei tecnici che si trovavano nella centrale al momento dell’incidente dalle quali emersero gravi errori umani per informazioni errate e fraintendimenti e il malfunzionamento di un componente del sistema di controllo del reattore a causa di un difetto di progettazione.  I sei errori individuati erano tutti da imputarsi all’uomo: decisioni errate al momento dell’incidente, errore intellettuale (progettazione) con conseguente errore di fabbricazione (realizzazione materiale del componente).  

Jim Creswell, un ispettore della NRC, durante la sua deposizione dinanzi la Commissione dichiarò che già in precedenza erano state segnalate disfunzioni tecniche delle valvole dei reattori di Babcock e Wilcox dove furono sfiorati gravi incidenti. Si erano verificate problematiche tecniche alle valvole anche nella Centrale Davis-Besse in Ohio dove si sfiorò l’incidente grave.

Creswell fu inviato presso le centrali e dopo un’accurata ispezione chiese un incontro con il commissario della NRC Peter Bradford per parlare della situazione, si erano incontrati sei giorni prima dell’incidente nella centrale di Three Mile Island e avevano redatto un memorandum riservato da sottoporre con urgenza alla Commissione Regolatrice per l’energia nucleare, la risposta arrivò il giorno dopo l’incidente nella centrale della Pennsylvania.

Il Presidente della commissione d’inchiesta rimase sconvolto quando seppe il contenuto della risposta della NRC: “(…) non era necessario preoccuparsi per questi episodi” dimostrando che non vi era una cultura della sicurezza ma delle priorità, tradotto: una centrale deve essere produttiva ad ogni costo. Un investimento colossale come quello effettuato per costruire e rendere operativa una centrale nucleare doveva dare profitto se un impianto veniva fermato provocava una perdita per gli investitori e per l'economia.

I cittadini, la stampa e le varie associazioni si resero conto che quella commissione era una messa in scena infatti il Presidente Carter presentando la relazione finale mandò un preciso messaggio ai cittadini americani: vi erano state omissioni e carenze, errori umani, tecnici e progettuali ma non si poteva rinunciare all’industria nucleare, per il futuro avrebbero usato maggiore prudenza.

Ma la popolazione colpita da tale grave evento non accettò tale conclusione e incominciò ad organizzarsi in un comitato, a documentarsi e diffondere una giusta informazione, prese contatto con altre associazioni, creò un vasto dibattito sul problema che coinvolse numerosi comitati con finalità diverse che parteciparono a manifestazioni imponenti contro il nucleare considerandolo un pericolo mortale dal quale non vi sarebbe stato ritorno: un incidente avrebbe provocato danni irreversibili sull’ambiente, un esempio: il tempo di decadimento della radioattività del plutonio supera i 20.000 anni, respirarne un quantitativo pari ad una capocchia di spillo provoca la morte immediata; la radioattività dell’uranio ha un tempo di dimezzamento pari a 4.468X10 alla nona  cioè  4.510.000.000 di anni. La radioattività non ha colore, non ha sapore e non emette alcun suono ma uccide crudelmente.

L’atteggiamento del Presidente Carter e delle Commissioni dimostrava che non avevano alcun rapporto reale con l’ambiente e con la gente comune. Per questo molti decisero di ricercare la verità, si rifiutarono di accettare passivamente quello che gli veniva detto: scelsero di riprendere in mano il loro destino, non volevano essere spettatori di decisioni alle quali non partecipavano.

Nella centrale di Three Mile Island il reattore n. 2 venne stabilizzato ma nessuno sapeva quanto fosse stato danneggiato e ancora nessuno immaginava che sarebbero andati incontro ad una situazione che si sarebbe rivelata  peggiore dell’incidente stesso.

Autore Lucia Pomponi
Categoria Esteri
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