200 giuristi spiegano (senza riuscire a farlo) perché dovremmo votare Sì al referendum costituzionale

200 giuristi spiegano (senza riuscire a farlo) perché dovremmo votare Sì al referendum costituzionale

Le ragioni espresse da 200 giuristi esperti di diritto costituzionale a supporto del Sì al referendun costituzionale sono state rese note oggi in un documento in cui vengono elencati i punti principali a favore del nuovo testo votato dalla maggiornaza parlamentare. Nonostante il documento sia stato redatto da dei tecnici del diritto, pur con il meritevole intento di essere fruibile a tutti, le motivazioni in esso elencate hanno però più il sapore della propaganda che quello della logica.

Premesso che nessuno ha mai negato la possibilità e la necessità di rivedere la Costituzione, il tema del contendere è il come questo è stato fatto e le conseguenze che le modalità scelte potrebbero avere per il paese qualunque sia la maggioranza politica a governare.

Secondo i firmatari del documento, con la nuova Costituzione per l'Italia non ci sarà alcun rischio di deriva autoritaria e le istituzioni lavoreranno meglio e più velocemente. Quindi, perché non essere d'accordo con chi ti vuole fare un favore?
Per il semplice motivo che, dal punto di vista logico e pratico, i sostenitori del Sì non riescono a spiegare come tanta manna sia effettivamente applicabile.

Prendiamo, per l'appunto il documento pubblicato quest'oggi. Al punto 1 ci viene spiegato che con l'abolizione del bicameralismo vi sarà "un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo" con il Senato che si occuperà di rappresentare le esigenze delle istituzioni locali, "l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere". La nuova soluzione, tra l'altro migliorerà "l'iter di approvazione delle leggi".

Per chiarire qule sia l'iter di una legge, questo viene spiegato al punto 2: "I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza, ma lasciando comunque alla Camera l'ultima parola".

In precedenza si era accennato all'assenza di spiegazioni relative alle modalità di applicazione di tutti i vantaggi che questa riforma promette. Nel passaggio precedente se ne è avuto un chiaro esempio.
I 200 giuristi ci dicono che il Senato può richiamare tutte le leggi per impedire "eventuali colpi di mano della maggioranza", ma è lasciata "comunque alla Camera l'ultima parola"!
Ma allora come diavolo fa il Senato, concretamente, ad impedire i colpi di mano della maggioranza se non ha alcuno strumento concreto per impedirli? Mistero! 200 giuristi esperti di diritto costituzionale non si sono neppure posti il problema!

Riguardo poi alla riforma del titolo V della Costituzione, il nuovo testo depriva di capacità finanziarie gli enti locali, dando di nuovo al Governo la competenza sulle leggi che incidono sui cordoni della borsa. Questa è la traduzione di quanto spiegato al punto 3 nel documento dei 200: "Per la prima volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale, bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo complessive del paese. La soppressione della legislazione concorrente non è prodromica tuttavia all’azzeramento delle competenze regionali, poiché serve solamente a razionalizzare in un’ottica duale il riparto delle materie e comporta di per sé una riallocazione naturale allo stato o alle regioni della competenza a disciplinare, rispettivamente, i principi fondamentali e le norme di dettaglio che già spettava ad ognuno di essi".

Insomma, oltre a non esser spiegato come verranno eletti i nuovi Senatori, quanto rimarranno in carica, non ci viene neppure ipotizzato che cosa faranno in concreto, dato che soldi non ne potranno gestire e come si raccorderanno poi con la Conferenza Stato Regioni che, nata con la riforma del 2001, continuerà ad esser presente anche in quella odierna.

Al punto 5 ci viene spiegato che con la nuova Costituzione "il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato... Del resto i contrappesi al binomio maggioranza-governo sono forti e solidi nel nostro paese: dal ruolo della magistratura, a quelli parimenti incisivi della Corte costituzionale e del capo dello Stato, a un mondo associativo attivo e dinamico, a un’informazione pluralista".
200 giuristi hanno ritenuto che la nuova riforma della Rai disegnata per creare una televisione pubblica alle dirette dipendenze della maggioranza di Governo garantisce all'Italia un'informazione pluralista!

Come è ammesso dagli stessi sostenitori della riforma, il combinato della riforma Renzi-Boschi e dell’Italicum determina il «rafforzamento della collocazione del Presidente del Consiglio nel circuito istituzionale» (B. Caravita). E ciò per due ragioni. In primo luogo, grazie all’indiscussa primazia che viene riconosciuta al Governo nel procedimento legislativo, essendogli tra l’altro concesso di richiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni, che «un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia definitiva della Camera entro settanta giorni dalla deliberazione».

In secondo luogo, grazie al cumulo, nella stessa persona, delle cariche di Presidente del Consiglio dei ministri e di Segretario nazionale del partito di maggioranza, il che consente al Premier di influire sulle organizzazioni periferiche di partito e quindi sui consigli regionali e, transitivamente, sulle decisioni del Senato. Si pensi all’elezione di due giudici costituzionali di competenza del Senato, con conseguente abrogazione implicita dell’art. 3 l. cost. n. 2 del 1967, che prevedeva che i giudici costituzionali venissero eletti a maggioranza di due terzi o, tutt’al più, di tre quinti dal Parlamento in seduta comune!

Come vengono spiegate le criticità sopra riportate nel documento dei 200 giuristi? In questo modo: "I poteri normativi del governo vengono riequilibrati, con una serie di più stringenti limiti alla decretazione d’urgenza introdotti direttamente nell’articolo 77 della Costituzione, per evitare l’impiego elevato che si è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia, al contempo, di avere una risposta parlamentare in tempi certi alle principali iniziative governative tramite il riconoscimento di una corsia preferenziale e la fissazione di un periodo massimo di settanta giorni entro cui il procedimento deve concludersi".

In pratica, non vengono spiegate, come è normale che sia in un documento di propaganda. Ma un minimo di autocritica è stato comunque espresso: "Il testo non è, né potrebbe essere, privo di difetti e discrasie. Ma dobbiamo tutti essere consapevoli che, in Italia come in ogni altro ordinamento democratico, le riforme le fanno necessariamente i rappresentanti del popolo nelle assemblee politiche, non comitati di esperti: e nelle assemblee la ricerca del consenso impone compromessi, impedisce astratte coerenze, mette talvolta in secondo piano dettagli in nome del prevalente interesse a un esito complessivo utile".

Insomma, ci viene detto che di più non era possibile fare, considerando anche le qualità delle persone che hanno redatto e votato il testo. Ma non bisogna preoccuparsi perché "nel progetto, peraltro, non ci sono scelte gravemente sbagliate o oggettivamente divisive (per esempio in materia di forma di governo: l’Italia rimane unaa repubblica parlamentare!)".

In conclusione ci hanno rassicurato che ci è stato concesso che l'Italia continuerà ad essere una repubblica parlamentare. Almeno questo. Che magnanimità!

Vittorio Barnetti
nella categoria Politica
Attendere...