In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo, l'Istat ha pubblicato un approfondimento integrato sullo stato delle risorse idriche e dei servizi correlati in Italia. Il report, basato su dati aggiornati a diversi anni, delinea un quadro complesso, tra criticità persistenti e segnali di miglioramento, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell'Agenda 2030.
Nel 2022, la gestione dei servizi idrici per uso civile resta altamente frammentata in diverse aree del Paese. Su 2.110 gestori attivi, l'82,4% opera ancora “in economia” (ovvero Comuni ed enti locali), mentre solo il 17,6% sono gestori specializzati. Sebbene il numero complessivo sia in calo rispetto ai 7.826 del 1999, permangono forti disparità territoriali. Calabria, Campania, Molise, Sicilia, Valle d'Aosta e le province autonome di Bolzano e Trento sono le realtà più frammentate, nonostante alcuni passi avanti nel triennio 2022-2024 verso l'affidamento a gestori unici.
Nel 2023, il razionamento idrico ha interessato un terzo dei capoluoghi del Mezzogiorno, evidenziando la pressione sulle risorse nelle regioni meridionali. Parallelamente, nel 2022, il 25% della spesa per la protezione ambientale è stato destinato alla gestione delle acque reflue, segnalando l'impegno verso un ciclo idrico più sostenibile.
I prelievi di acque minerali naturali per produzione hanno registrato una lieve flessione (-0,8%) nel 2022, attestandosi a 9,14 miliardi di metri cubi. Sul fronte agricolo, nell'annata 2019/2020, l'autoapprovvigionamento idrico ha coperto oltre un terzo delle superfici irrigate, sottolineando l'importanza di pratiche gestionali autonome in un settore cruciale per l'economia.
La salvaguardia delle risorse idriche è al centro del Goal 6 dell'Agenda 2030, che promuove l'accesso universale all'acqua e una gestione sostenibile. A questo si collegano altri obiettivi, come il contrasto al cambiamento climatico (Goal 13) e la tutela degli ecosistemi marini (Goal 14). L'Istat ribadisce l'urgenza di un monitoraggio costante e di politiche integrate, capaci di bilanciare bisogni sociali, economici e ambientali.
Nonostante siano numericamente minoritari, i gestori specializzati dominano il prelievo idrico potabile, coprendo nel 2022 il 91% dei volumi totali (8,3 miliardi di metri cubi). Al contrario, i 1.184 gestori in economia, attivi soprattutto in Sicilia, Appennino meridionale e Alpi orientali, gestiscono appena il 9% delle risorse, spesso attingendo da fonti sotterranee.
Le differenze territoriali emergono anche a livello di distretti idrografici: nell'Appennino settentrionale e nel bacino del Po, i gestori specializzati controllano oltre il 95% dei prelievi, mentre in Sicilia e nell'Appennino meridionale la gestione in economia raggiunge quote del 30% e 14%.
La sfida italiana, in linea con lo SDG 6.5.1 sulla gestione integrata delle risorse, richiede un accelerazione nella riduzione della frammentazione e investimenti in infrastrutture resilienti. Come sottolinea l'Istat, solo attraverso un impegno collettivo e dati aggiornati si potrà garantire l'accesso all'acqua per le generazioni presenti e future, preservando al tempo stesso gli ecosistemi.
In un'epoca di crisi climatica, il report dell'Istat suona come un monito: l'acqua non è solo un diritto, ma un bene comune da proteggere con visione lungimirante.