Salvataggio Open Arms, l'importante è (s)mentire

Salvataggio Open Arms, l'importante è (s)mentire

«Sono del Camerun, sono scappata dal mio paese perché mio marito mi picchiava. Mi picchiava perché non potevo avere figli.

Siamo stati in mare due giorni e due notti.

Sono arrivati i poliziotti libici. E hanno cominciato a picchiarci...»

Josefa, la donna tratta in salva dalla Ong Open Arms non si ricorda cosa sia accaduto dopo, ma a chi le sta intorno ripete incessantemente «Pas Libye, pas Libye...» per il terrore di essere ricondotta in Libia.

Secondo Matteo Salvini, la donna la cui immagine è riportata qui sotto mentirebbe o sarebbe vittima o artefice di una colossale montatura, riferita al suo salvataggio e al recupero di due cadaveri in mare, quello di una donna e di un bambino, probabilmente suo figlio.


Ma quale sarebbe, secondo il ministro dell'Interno - che però non si è ancora espresso con dovizia di particolari sull'argomento - la menzogna in questo salvataggio?

Probabilmente che i libici non siano stati loro ad abbandonare la donna e i due cadaveri in mare. Siamo nel campo delle ipotesi. Ma lo fa pensare la dichiarazione di un portavoce della Guardia costiera libica che ha dichiarato che "tutti i 158 a bordo sono stati salvati e nessuno è stato lasciato indietro", bollando come ridicola la ricostruzione fornita da Open Arms e dalla superstite.

Da notare che la notizia sia stata definita una menzogna poco tempo dopo che è stata resa nota e che il Viminale avrebbe già avuto le prove di tale montatura, con un filmato. In questo caso, però, la montatura, non riguarderebbe solo la ricostruzione fatta dal fondatore di Open Arms in relazione al non corretto intervento dei libici, ma addirittura sarebbe relativa ad una vera e propria messa in scena, perché la donna camerunense tratta in salvo sarebbe già stata presente sulla nave di Open Arms. Ma in questa versione, che alcuni media hanno avanzato, non è descritto il ruolo delle due vittime e non è stato detto se anche loro siano "false".

Da notare, però, la diversa umanità del ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha commentato sul suo profilo Facebook la morte in seguito ad un tumore di un bambino, bianco, in questo modo: «Buon viaggio angioletto, ci rivediamo sull'albero che sognavi quando ti sei addormentato».

Invece, il corpo nudo di un bambino annegato, nero, che galleggia in mare è stato liquidato come «Bugie e insulti di qualche ONG straniera.»

E su questo non c'è possibilità di alcuna smentita.

Categoria Politica
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