Berlusconi, il Caimano astuto ma poco previdente

Berlusconi, il Caimano astuto ma poco previdente

Nel suo film “Il Caimano”, Nanni Moretti non avrebbe potuto scegliere soprannome migliore per il protagonista, il personaggio che identificava Silvio Berlusconi, il “Cavaliere” diventato “ex” a seguito dell’autosospensione avvenuta prima ancora di essere cacciato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del lavoro dopo la sentenza di condanna della Corte Suprema di Cassazione del 1 agosto 2013. Eppure, Moretti, di nomi a disposizione per il protagonista del suo film ne aveva davvero tanti, nomi che oltre a calzargli a pennello risultavano essere abbastanza divertenti e adatti ad un pubblico di cinefili. E anche gli appellativi più recenti abbondano, che, se uniti a quelli del passato formano un elenco davvero ricco e fantasioso: tra i più conosciuti: Psiconano, Psicopapi, Bunga-man, Silviolo, Bandanano, Sua emittenza, Cavaliere mascarato ecc… Recentissimo, che ha fatto molto discutere, il più eclatante, quello che gli ha affibbiato Marco Travaglio riportandolo a lettere cubitali sulla prima pagina de Il Fatto quotidiano: “Il Delinquente”.

 

Mi sono chiesto il perché della scelta di Moretti, e non trovando una fonte ufficiale che ne spiegasse il motivo ho provato a darmi una spiegazione da solo. La mia spiegazione non è arrivata casualmente ma si è fatta strada dopo aver letto e approfondito le caratteristiche del più conosciuto dei rettili appartenente alla famiglia degli alligatori, il caimano per l’appunto. Tra le peculiarità più note che contraddistinguono il rettile troviamo: più attivo di notte (le clamorose notti di sesso dell’ex Cavaliere consumate a Palazzo Grazioli non lasciano dubbi nemmeno ai più scettici); pericoloso per gli esseri umani (nel famoso “Ventennio berlusconiano” costituito da nove anni di governo e undici da leader dell’opposizione nei quali è riuscito comunque a dettare la propria agenda di priorità e ad andare oltre il proprio potere reale, ha affossato milioni di cittadini incidendo pesantemente negli ambiti più importanti del Paese: sanità, tasse, migranti, lavoro ecc.); molto intelligente quando ne va della sua sopravvivenza (il piano di “compravendita dei senatori” che ha visto come ricettore di tre milioni di euro l’ex senatore dell’IdV Sergio De Gregorio, architettato per rimanere al potere, seppur pervaso da una logica criminale, è frutto comunque di una mente geniale); ama rifugiarsi nel fango (basti pensare alle decine di processi giudiziari, tra cui anche quello che lo vede indagato - insieme al suo compagno d’avventura Marcello Dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, condannato nel 2004 a nove anni dal tribunale di Palermo con l’accusa di “associazione esterna alla mafia” - per le stragi di mafia del 1993 come possibile mandante occulto degli attentati a Firenze, Roma e Milano, per capire che non è certo la pulizia, quantomeno quella morale, a fare di lui un uomo virtuoso e che, anzi, non disdegna proprio di nuotare nel torbido). Nella sua scelta Moretti è stato molto intuitivo, riuscendo a prevedere uno scenario di fatti futuri che avrebbe reso sempre attuale il nome del protagonista del suo film.

Meno intrigante è “Loro 1” seguito da “Loro 2”, il titolo scelto dal regista Paolo Sorrentino per il suo nuovo film narrante la storia dell’ex Cavaliere e il suo entourage fatto di politici corrotti, personaggi collusi, escort di lusso, aspiranti attrici e vallette pronte a prostituirsi per un moccolo di notorietà. Un titolo che non lo esalta ma lo dissimula tra gli altri, quasi un presagio della caduta, dell’abbandono del campo, del riposo forzato del Caimano. L’avesse intitolato “Lui” il film, Sorrentino avrebbe regalato agli italiani un altro nomignolo per ricordare l’ex Cavaliere, e almeno cinematograficamente lo avrebbe fatto uscire di scena con più dignità. Ma neanche questo gli è stato concesso, nemmeno la vana gloria di un nuovo soprannome che desse merito al suo narcisismo, alla sua natura egocentrica ed egemonica.

Un vecchio detto dice che “buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo”, ma il Caimano di questo non si è mai preoccupato visto che la sua specialità sono le barzellette e non certo le massime che esprimono saggezza e conducono alla retta via. Se l’avesse fatto, avrebbe avuto modo di anticipare la bufera che stava per abbattersi su di lui, di correre ai ripari con qualcuna delle sue astute mosse e prepararsi ad uscire di scena in modo più decoroso. Una leggerezza che alla fine gli è costata cara. Infatti, nonostante il suo enorme potere finanziario e politico, non è riuscito ad evitare la condanna che a maggio del 2013 lo ha visto condannato in via definitiva a quattro anni (di cui tre condonati dall’indulto) per frode fiscale nel processo Mediaset (la stessa per la quale si era autosospeso da Cavaliere del Lavoro) e che in attuazione della legge Severino lo ha reso incandidabile fino al 2019 e gli ha impedito di continuare la sua attività politica da leader.

Non è difficile immaginare come possa sentirsi adesso il Caimano, lontano dallo scranno del potere, dai riflettori, dai marchettari della politica che gli hanno fatto da zerbino pur di entrare nelle sue grazie e assicurarsi un posto in Parlamento. E chissà quanto gli mancherà la visione di quel dimenamento di natiche e tette stile Minetti sempre in bella mostra dinnanzi a lui per ricordargli che “loro” ci sono, che stanno aspettando… che non aspettano altro. Se le cose non fossero andate come sappiamo bene, lui da uomo di parola che è, le avrebbe accontentate tutte e magari ci saremmo ritrovati a Palazzo Montecitorio personaggi come la ballerina-escort Karima El Mahroug, conosciuta come Ruby Rubacuori (vi ricordate?... la “nipote” di Mubarak) e chissà quale altre rare bellezze ancora. Nel suo ambizioso progetto fallico-mignottocratico c’era posto per tutte, bastavano solo i “requisiti” giusti. Ma il vero trauma per il Caimano deve essere stato quello subito recentemente con la debacle del 4 marzo scorso dovendo riconoscere la grande sconfitta di Forza Italia, in continua discesa, con una variazione negativa rispetto alle elezioni del 2013 pari al 38,1 per cento di preferenze (quasi tre milioni di voti in meno), influenzata pesantemente dalle sue vicende giudiziarie, dalla sua impossibilità a scendere in campo, ma anche dai fatti inconfutabili del passato che hanno messo in evidenza la sua incapacità a governare.

Tuttavia, l’ex Cavaliere, pur perdendo il sorriso per le ormai note vicissitudine politiche e personali è riuscito a mantenere viva quell’ironia che ha sempre contraddistinto il suo modo di disprezzare gli avversari, a qualunque categoria appartenessero, non importa se politici, imprenditori, magistrati, capelloni o superdotati; ironia che continua a manifestare - nonostante la clamorosa sconfitta - nell’offendere i rappresentati politici e gli elettori del M5s, vero grande vincitore delle ultime elezioni, che con il suo 32 per cento di preferenze si è attestato come il primo partito italiano.

Certo, deve essere stata dura per lui vedere il “partito dei disoccupati” andare alla guida dell’Italia, vedere quella “gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi”, quel Gigino Di Maio che “ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per sé, per la sua famiglia, per il Paese…” (così come dichiarato in un farneticante comizio a Casacalenda durante il suo giro in Molise in vista delle elezioni regionali), rivestire in Parlamento e al Governo i ruoli più importanti. È ovvio che, se l’ex Cavaliere per “fare” intende (e non avremmo motivo di dubitare) organizzare orge e bunga bunga con travestimenti sexy, con ragazze disposte a tutto, in ville di lusso, attrezzate di sala discoteca, angolo privé e tanto di palo per la “pole dance”, o di non essere stati così bravi come lui che, nonostante le decine di procedimenti giudiziari a suo carico, alla fine sia riuscito a evitare tante condanne e a scontare un solo anno di carcere (tra l’altro in una comunità terapeutica), anziché finire dietro le sbarre per un bel po’ di anni come sarebbe toccato a un qualsiasi comune mortale… beh… se lui per “fare” intende tutto questo, non possiamo certo dargli torto…

Eppure, lui, il Caimano, da perfetto esemplare di alligatore, pur di sopravvivere, se quelli del “partito dei disoccupati” l’avessero voluto, l’avessero accolto tra le loro braccia, sarebbe stato felice di ricambiare, di salire sullo stesso carro, figurarsi se si sarebbe tirato indietro; abituato a fare accordi con la mafia non avrebbe certo avuto difficoltà a dividere lo scranno del potere con colui che considera come il suo più acerrimo nemico politico. E visto che è bravissimo nei convenevoli sarebbe stato capace di abbracciarlo anche in pubblico, Gigino, e chissà, magari se ne sarebbe venuto fuori con una battuta divertente per minimizzare le vecchie vicende del passato, per consacrare il sodalizio (necessario per la Patria) tra populisti-giustizialisti e liberal-democatici. Le battute, si sa, sono il suo forte, gli italiani lo conosciamo bene oramai. Lui è quello che subito dopo l’elezione di Barack Obama a Presidente degli Sati Uniti, lo definì  "giovane, bello e abbronzato"; del “meglio guardare le belle ragazze piuttosto che essere gay”, o del terribile epiteto rivolto ad Angela Merkel “culona inchiavabile” per il quale il settimanale Der Spiegel lo definì “zotico e volgare”. Queste poche battute, giusto per citare qualcosa dell’elenco infinito delle trivialità pronunciate in pubblico dal Caimano. I tedeschi (ma forse sarebbe meglio dire l’Europa) lo ricorderanno più per la sua cafonaggine che per la sua incapacità a governare.

E ancora più dura deve essere stata la batosta inflittagli dal suo socio in politica Matteo Salvini che dopo essersi coalizzato con lui e avere usato i voti di Forza Italia, scioccato per l’inaspettata quanto favorevole ascesa politica, non ha esitato (anzi a dire il vero lo ha fatto, ma solo per fare un po’ di scena) a “sodomizzarlo” pubblicamente e a scaricarlo come un pacco postale. Eppure tra i due, anche se tra alti e bassi, c’è sempre stata una buona intesa. Ad esempio condividono la stessa idea su Mussolini, che a pensarci bene non è poco, una specie di faro a cui fare riferimento nei momenti di smarrimento politico, una sorta di linea guida da seguire. Ne è prova l’affermazione fatta dall’ex Cavaliere il 27 gennaio 2013 in occasione della “Giornata della Memoria”, il quale dichiarò che “Benito Mussolini, tranne che per aver approvato le leggi razziali…” per tanti altri versi aveva fatto bene. Opinione pienamente condivisa dal leader leghista e ora anche ministro dell’Interno Matteo Salvini che, recentemente, all’affermazione fatta dal Presidente Mattarella “il regime di Benito Mussolini non ebbe meriti”, ha risposto che “a parte le leggi razziali (dunque in perfetta sintonia con l’amico Silvio) Mussolini ha fatto tante cose, ha bonificato le paludi…”, insomma un po’ quello che lui sta cercando di fare con i campi rom e con i Centri per l’immigrazione, quindi un modello da imitare.  

A nulla purtroppo sono valse per l’ex Cavaliere le sue qualità da caimano per evitare che cadesse in disgrazia, visto che la preveggenza e i miracoli non fanno parte delle doti di questa pregiata specie di alligatore. E non riusciranno certo a consolarlo quelle voci che si sentono in giro e che, forse troppo ingenuamente, vanno blaterando che sotto sotto è sempre l’ex Cavaliere a tenere le fila. Lui, purtroppo, sa bene che le cose non stanno così, e che, anche se lo fossero, rimarrebbe comunque un perdente: il Caimano, infatti, più che apparire vuole essere, e questa, bisogna ammetterlo, è la sua più grande qualità, anche se, stranamente, alla voce “alligatore” su Wikipedia, non viene riportata.

 

 

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