Il presidente Joseph R. Biden Jr. ha parlato questa mattina con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I leader hanno discusso degli sviluppi a Gaza. Il Presidente ha ribadito che Israele ha tutto il diritto e la responsabilità di difendere i suoi cittadini dal terrorismo e ha sottolineato la necessità di farlo in modo coerente con il diritto internazionale umanitario che dà priorità alla protezione dei civili. Il Presidente e il Primo Ministro hanno discusso degli sforzi in corso per individuare e garantire il rilascio degli ostaggi, compresi i cittadini americani che risultano dispersi e che potrebbero essere trattenuti da Hamas. Il Presidente ha sottolineato la necessità di aumentare immediatamente e in modo significativo il flusso di assistenza umanitaria per soddisfare le esigenze dei civili a Gaza. Il Presidente e il Primo Ministro hanno concordato di rimanere in regolare consultazione sia direttamente che attraverso le rispettive squadre di sicurezza nazionale.Il presidente Joseph R. Biden, Jr. ha parlato oggi con il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi per esprimere il suo apprezzamento per il ruolo guida dell'Egitto negli sforzi volti a facilitare la fornitura di assistenza umanitaria alla popolazione civile di Gaza. I due leader si sono impegnati ad accelerare e aumentare in modo significativo il flusso di aiuti a Gaza a partire da oggi e poi in modo continuativo. Hanno inoltre discusso dell’importanza di proteggere le vite dei civili, del rispetto del diritto internazionale umanitario e di garantire che i palestinesi di Gaza non vengano sfollati in Egitto o in qualsiasi altra nazione. Il presidente ha informato il presidente Sisi sugli sforzi degli Stati Uniti per garantire che gli attori regionali non espandano il conflitto a Gaza e anche sui continui sforzi per garantire il rilascio degli ostaggi. Il presidente Biden e il presidente Sisi hanno affermato il loro impegno a lavorare insieme per creare le condizioni per una pace duratura e sostenibile in Medio Oriente, inclusa la creazione di uno Stato palestinese.

Quanto pubblicato in precedenza è ciò che il 29 ottobre ha diffuso la "Briefing Room" della Casa Bianca. Che cosa è possibile ricavare dagli ultimi due comunicati dell'amministrazione Biden sul conflitto in corso tra Hamas e Israele?

La prima considerazione è relativa all'ipocrisia del presidente Biden e dei suoi collaboratori. Supportare il genocidio messo in atto a Gaza da parte di Israele, affermando che lo Stato ebraico ha sì tutto il diritto e la responsabilità di difendere i suoi cittadini dal terrorismo, ma in modo coerente con il diritto internazionale umanitario che dà priorità alla protezione dei civili, vuol dire che gli Stati Uniti sono amministrati da persone non in grado di intendere e di volere oppure da persone che si rivolgono ad una nazione (e al mondo) pensando, in sostanza, di rivolgersi a degli idioti. 

Ma come è possibile raccomandare a Israele di dare priorità alla protezione dei civili, dopo che ha raso al suolo perlomeno la metà degli edifici di Gaza, uccidendo (compresi i dispersi) più di 10mila civili (per la metà minorenni) e ferendone il doppio? 

Ma come è possibile parlare di coerenza nel rispetto del diritto internazionale umanitario, quando l'aver interrotto da parte deo Stato ebraico qualsiasi afflusso nella Striscia di beni necessari alla sopravvivenza di 2,3 milioni di persone (tenute prigioniere da Israele) è già di per sé un crimine di guerra?

Inoltre, a chi vuole darla bere Biden, parlando della necessità di aumentare immediatamente e in modo significativo il flusso di assistenza umanitaria per soddisfare le esigenze dei civili a Gaza? Fino a ieri ha applaudito l'ingresso a Gaza di 60 camion... oggi quale sarebbe secondo lui il numero di camion che dovrebbero entrare  nella Striscia per portare aiuti? Perché l'ipocrita Biden, complice del genocidio in atto, non dice che prima di questo conflitto dal valico di Rafah a Gaza entravano in media 500 camion al giorno? O forse non lo sa?

E la telefonata ad al-Sisi è la riprova che l'intento di Israele è quello di evacuare la Striscia, spingendo i palestinesi nel Sinai, in territorio egiziano. La rassicurazione al presidente egiziano, che ha minacciato un conflitto in caso ciò dovesse avvenire, è l'ufficializzazione dell'esistenza di tale piano, in modo da avviare le trattative per un do ut des che consenta all'Egitto di avere un ritorno soddisfacente per creare un campo profughi nella propria nazione.

Quello che però i complici del genocidio di Israele (Stati Uniti e Paesi europei) non sembrano rendersi conto è che già adesso hanno fatto definitivamente carta straccia di qualsiasi trattato internazionale relativo alle regole di guerra e al rispetto dei diritti umani, di cui pretendevano di esserne i custodi.

Grazie a questo, che ne siano consapevoli o meno, non hanno più alcuna vaga credibilità nel poter accusare o dare lezioni a chicchessia e per di più hanno implicitamente sfiduciato qualunque istituzione creata a supporto del rispetto di quelle regole, a partire dalle Nazioni Unite.

Perché Israele dovrebbe essere autorizzata nel compiere un genocidio, mentre la Russia deve esser condannata nel fare altrettanto? Forse perché i palestinesi sono "animali umani", mentre gli ucraini sono una "razza superiore"?


Per avere qualche informazione in più al riguardo:
How Does International Humanitarian Law Apply in Israel and Gaza?