Il Partito Democratico in bilico tra l'essere ininfluente e l'essere inesistente

Il Partito Democratico in bilico tra l'essere ininfluente e l'essere inesistente

Il Partito Democratico ha perso anche alle amministrative 2018, ma non è una novità. Dopo la vittoria alle Europee 2014, procurata dagli 80 euro e dal fatto che metà dell'elettorato non andò a votare, il Partito Democratico ha, più o meno, sempre fallito tutti gli appuntamenti elettorali che si sono susseguiti a partire da quella data.

Disastrosi i risultati del referendum costituzionale del 2016, delle politiche 2018 e di queste ultime amministrative dove in tre capoluoghi della ex rossa Toscana si è affermata la destra a guida leghista.

Adesso, dopo l'ennesima devastante sconfitta, va in scena di nuovo la rappresentazione dei dirigenti Pd che dicono che è necessario fare un'analisi, riunirsi, dibattere, cambiare, allearsi... in una serie imbarazzata e imbarazzante di dichiarazioni che si rinnovano senza portare a nulla.

A nulla... fino ad un certo punto, visto che, comunque un risultato il Pd lo ha ottenuto: distruggere la sinistra in Italia, anche se non è chiaro se tale risultato fosse voluto o meno.

E dopo il disastro ecco un esempio dei mea culpa provenienti dal Partito, in base alle varie correnti che lo compongono.

Dalla sinistra di Cuperlo...


al postrenzismo, neppure tanto post, di Calenda...


passando per il segretario reggente Martina...


fino ad arrivare ai renziani doc come Andrea Marcucci o Matteo Orfini, che non dichiarano niente o quasi in attesa di capire che cosa voglia fare il "capo"...

e ad uno come Nicola Zingaretti che si propone come nuova guida del partito...

Il problema del Partito Democratico è molto semplice. Il motivo per cui sta scomparendo è dovuto al fatto che da tempo, e ultimamente con Renzi il processo è accelerato vertiginosamente, ha smesso di rappresentare quello che dovrebbe essere il proprio elettorato di riferimento.

Non che ci sia nulla di male a voler rappresentare il mondo degli imprenditori e della finanza, ma se ti definisci un partito socialista ed i cancelli delle fabbriche li eviti come la peste, è chiaro che qualche problema d'identità il Pd avrebbe dovuto porselo.

A questo, è da aggiungere che le riforme messe in campo da Renzi si sono rivelate, come era facile prevedere, delle controriforme aumentando il divario tra classi sociali e la povertà nel Paese... già, la povertà.

Perché l'organo del Pd, Democratica, oggi non ha pubblicato la notizia che sia la povertà assoluta che quella relativa in Italia sono aumentate, nel 2017, rispetto all'anno precedente?

Perché avrebbe dovuto ammettere il fallimento delle politiche del governo Gentiloni e, in primo luogo, del governo Renzi... che da senatore semplice tiene ancora in ostaggio il partito e tutti gli organi di controllo.

Quindi, se il Pd non ha il coraggio o la possibilità di mettere alla porta chi lo sta portando all'annientamento, Renzi e la sua corte dei miracol(at)i, allora scomparirà.

Nel caso invece, anche se molto improbabile, che si liberi di Renzi, per provare a riconquistare gli elettori perduti, i nuovi dirigenti dovranno fare una cosa molto semplice e facile. Iniziare a girare l'Italia chiedendo perdono per quanto fatto in passato.

Una cosa che ha quasi del fantascientifico!

Categoria Politica
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