Unicef sui bambini rohingya rifugiati: da agosto oltre 320.000 sono fuggiti dal Myanmar in Bangladesh

Unicef sui bambini rohingya rifugiati: da agosto oltre 320.000 sono fuggiti dal Myanmar in Bangladesh

All'appello di Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei Rohingya, in fuga dal Myanmar, accampati a Cox’s Bazar, si aggiunge anche quello dell'Unicef che ci informa che oltre 320.000 bambini Rohingya sono scappati in Bangladesh dal Myanmar, tra questi anche 10.000 bambini che hanno superato il confine solo negli ultimi giorni.

Dalla fine di agosto, oltre mezzo milione di rohingya ha superato il confine nel distretto di Cox Bazar nel sud del Bangladesh dopo essere fuggiti da terribili violenze nel vicino Myanmar. Queste persone si sono aggiunte alle altre 200.000 che erano già arrivate in precedenti afflussi di rifugiati.

Circa il 60% degli ultimi arrivati sono bambini. Ogni giorno superano il confine tra i 1.200 e i 1.800 bambini.

Questo è quanto pubblicato nel rapporto "Emarginati e disperati, I bambini rifugiati rohingya affrontano un futuro rischioso" (Outcast and Desperate: Rohingya refugee children face a perilous future) in cui l’Unicef dichiara che la maggior parte dei rifugiati vive in insediamenti di fortuna sovraffollati e poco salubri.

Così ha commentato il rapporto Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef: «Molti bambini rohingya rifugiati in Bangladesh sono stati testimoni di violenze in Myanmar a cui nessun bambino dovrebbe mai assistere e hanno tutti subito enormi perdite.

Questi bambini hanno urgentemente bisogno di cibo, acqua sicura, servizi igienico-sanitari e vaccini per essere protetti dalle malattie che si sviluppano durante le emergenze. Hanno bisogno di aiuto per superare tutto quel che hanno sopportato.

Hanno bisogno di istruzione, sostegno psicologico, speranza. Se non garantiremo loro tutto questo, adesso, come potranno mai diventare dei cittadini responsabili per le loro società? Questa crisi sta rubando la loro infanzia. Non possiamo lasciare che venga rubato loro anche il futuro.»



Al suo appello si è aggiunto anche quello di Edouard Beigbeder, rappresentante Unicef in Bangladesh: «I rifugiati continuano ad arrivare e già possiamo vedere gli spaventosi pericoli che i bambini stanno affrontando. Vivendo all’aperto, con una grande insufficienza di cibo, acqua sicura e servizi igienico-sanitari, il rischio di contrarre malattie legate all’acqua e di altra natura è molto concreto.»

Come già indicato nella denuncia di MSF, nei campi sono stati riscontrati alti livelli di malnutrizione acuta grave anche tra i bambini più piccoli, oltre alla mancanza di servizi per le cure prenatali per le madri e i bambini. È necessario ampliare il supporto per i bambini traumatizzati dalle violenze.

Il rapporto inoltre rileva che nell’ambiente caotico dei campi, i bambini e i giovani possono cadere vittime di responsabili di tratta e altre persone che cercano di sfruttarli e manipolarli.

Per questo, l’Unicef lancia ancora un appello per chiedere la fine delle violenze contro i civili nello Stato di Rakhine in Myanmar e che venga garantito agli operatori umanitari accesso libero e immediato a tutti i bambini colpiti dalle violenze. Ad ora, l’UNICEF non ha accesso ai bambini rohingya nello Stato di Rakhine settentrionale.

Secondo il rapporto una soluzione di lungo periodo alla crisi nello Stato di Rakhine è necessaria e deve affrontare le problematiche dell’apolidia e della discriminazione, come raccomandato dalla Commissione Consultiva sullo Stato di Rakhine.

In occasione della conferenza internazionale del prossimo 23 ottobre a Ginevra, l’UNICEF lancia ai donatori un appello a rispondere urgentemente al Piano di Risposta Umanitaria per il Bangladesh delle Nazioni Unite e di altre agenzie umanitarie. L’appello è di 434 milioni di dollari, di cui 76,1 milioni sono necessari per rispondere ai bisogni immediati dei bambini rohingya recentemente arrivati, di tutti quelli arrivati con gli influssi precedenti e dei bambini vulnerabili delle comunità ospitanti.

La principale priorità dell’appello è la fornitura di acqua sicura e servizi igienico-sanitari più adeguati per i bambini rohingya, viste le preoccupazioni di una possibile epidemia di diarrea e altre malattie legate all’acqua. La maggior parte dei bambini rohingya non è totalmente vaccinata contro malattie come il morbillo. L’Unicef si sta concentrando anche sulla fornitura di materiale scolastico e servizi di supporto presso gli Spazi a Misura di Bambini e sta lavorando con i suoi partner per affrontare le violenze di genere.

Monica Maggiolini
nella categoria Esteri
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