Dopo la partenza ufficiale del 2 gennaio in Basilicata, Molise e Valle d'Aosta, giovedì la corsa agli acquisti scatta in Lombardia, Piemonte, Puglia, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia.

Secondo un'indagine Confcommercio sui saldi invernali 2021, sei italiani su dieci faranno acquisti con una percentuale leggermente in crescita rispetto all’anno scorso (64% contro 61,8%), ma diminuisce, invece, la spesa per famiglia, stimata in 254 euro contro i 324 euro dell’anno passato, quindi 70 euro in meno.

In forte aumento la percentuale dei consumatori che acquisteranno in saldo “online” a discapito dei negozi tradizionali a seguito dei vari lockdown: il 35% di chi farà shopping sceglierà, infatti, la modalità online (il 13,7% in più dello stesso periodo dell’anno scorso).

In vistoso aumento (+7,9%) la percentuale di chi attribuisce maggior importanza al prezzo dei prodotti, a testimonianza delle difficoltà economiche che stanno attraversando le famiglie italiane in questo periodo.

Aumenta la percentuale di acquisti di capi di abbigliamento (+0,7%) e calzature (+7,3%), mentre  scende la preferenza per accessori (-4%) e biancheria intima (-4,5%). 

Le imprese del commercio al dettaglio stanno vivendo un momento di estrema difficoltà che si riflette anche nelle aspettative riguardo i saldi: solo il 7,1% dei commercianti ritiene che il proprio negozio sarà visitato in misura maggiore durante i saldi invernali rispetto al gennaio 2020.

"Sono saldi - ha detto il segretario generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Massimo Torti - che partono a singhiozzo lungo tutto il mese di gennaio all'insegna della difficoltà dei consumatori, che hanno più voglia di acquisti ma meno soldi in tasca, e dei commercianti che devono far fronte alla diminuzione delle vendite in stagione, alle restrizioni dei decreti, alle limitazioni degli spostamenti, al venir meno delle occasioni d'incontro, ad un eccessivo utilizzo dello smart working, all'assenza dello shopping di turisti stranieri extra Ue che spendevano nella moda mediamente 861 euro a persona.Chiediamo al Governo che indennizzi subito il settore prima che sia troppo tardi e peggiori la situazione per tutta la filiera. Sono indispensabili contributi a fondo perduto, parametrati sull'effettivo calo dei fatturati, considerando, tra l'altro, che i negozi di moda sono stati tra i pochi esercizi commerciali condannati alla chiusura perché non essenziali."