Scarlett Wollenmann:La mia battaglia per rinascere

Scarlett Wollenmann:La mia battaglia per rinascere

La cantante, vincitrice di un Festivalbar, lotta in carrozzella: ce la faro' . LA STORIA. Con Scialpi e Cocciante aveva raggiunto il successo. " Dopo l' incidente volevo morire. Poi dall' anima e' venuta una forza "

 

NOTTWIL (Lucerna) . "Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei avuto soltanto un quarto dei problemi che sopporto oggi, avrei risposto: "meglio morire". Invece, ad un certo punto dentro di te succede qualcosa. Non so cosa: la fede, l' amore, la speranza, Dio. Direttamente dalla tua anima viene fuori una forza straordinaria. E capisci che anche questa e' la vita, che devi andare avanti. Perche' se sono rimasta in vita ci sara' un motivo. Ci deve essere. E quel motivo voglio scoprirlo. E, credetemi, sono una ragazza testarda". Scarlet parla tranquillamente, ogni frase e' accompagnata da un sorriso. I suoi occhi brillano, sono due perle in un viso delicato e dolcissimo. Quella di Scarlet von Wollerman (mamma inglese, papa' svizzero, cresciuta girando per il mondo), e' una storia drammatica. Una ragazza innamorata della musica, con una voce stupenda ("da bambina cantavo, cantavo sempre"), che di colpo una sera di un anno fa . era il 10 novembre 1995 . ha visto i suoi sogni spezzarsi. Un incidente stupidissimo, a 40 km all' ora con la sua auto. Un colpo contro un cordolo, la macchina che sbanda e finisce contro un lampione. Un amico che accorre ("ricordo ancora i suoi passi sull' asfalto che vengono verso di me"). La sirena dell' ambulanza, la testa che esplode. L' intervento chirurgico. Delicatissimo. ("Mi hanno salvato la vita, e saro' sempre grata al professor Fava e ai suoi assistenti del San Giovanni di Roma"). Scarlet, pero' , si risveglia in un lettino d' ospedale paralizzata. E l' unica cosa che pensa in quel momento e' dire addio alla vita. Comincia un calvario. Da un lato il passato, gli esordi in Inghilterra, l' Italia, i successi con Scialpi, la vittoria al Festivalbar, i lavori con Cocciante e Morandi ("l' ultimo disco l' ho fatto proprio con Gianni"). Dall' altra il futuro, le incognite, la disperazione. Poi succede qualcosa di imprevisto, di straordinario, che cambia completamente la sua vita. Un viaggio a Lourdes, l' incontro con la fede. "Non volevo, non avevo alcuna intenzione di andare a Lourdes. Mi avevano chiesto di cantare. No. Non potevo". Ma dove avevano fallito in tanti e' riuscito Maurizio Scelli, segretario nazionale dell' Unitalsi, un' associazione cattolica di volontari che aiuta chi soffre autotassandosi. Ogni anno l' Unitalsi organizza quasi 150 viaggi a Lourdes. E l' appuntamento piu' importante e' proprio quello di fine settembre. Quest' anno l' Unitalsi e' riuscita portare oltre 20 mila persone. Grazie a Maurizio Scelli, alla sua gentilezza e straordinaria umanita' , Scarlet decide di trascorre almeno qualche giorno a Lourdes, non di cantare pero' . E sempre grazie all' Unitalsi Scarlet viene trasferita in aeroambulanza dalla Svizzera alla Francia. "Quando sono arrivata li' , e' successo qualcosa di inspiegabile. Prima ho ripetuto no, no, non posso, non voglio. Ma poi ho capito, in pochi istanti ho capito che non potevo non cantare, sarebbe stato un insulto alle persone che erano li' . C' erano dei ragazzi, uomini, donne e bambini che stavano peggio di me. Mi sono ritenuta fortunata: "Mio dio ho detto io vedo, sento, mi muovo un po' , riesco a ragionare, a mangiare, a parlare. "Per la prima volta sono stata molto dura con me stessa. Volevo vedere questa gente e farmi vedere. Cantare per loro, per me, per noi. Per la prima volta nella mia vita ho sentito che cio' che stavo per fare era la cosa piu' naturale al mondo. E ho capito che ci sono due modi di vivere su una sedia a rotelle: o regalando un sorriso a se stessi e agli altri oppure accettando di essere infelici. La grande differenza e' che se sei felice sei circondato dagli altri. Perche' nella nostra situazione, quando si e' su una carrozzina il problema e' soprattutto con gli altri: la famiglia, gli amici, la gente che incontri per strada. In molti hanno paura di te, non sanno come reagire. "Stare li' su quel palco, cantare con il mio amico Riccardo Cocciante davanti a 23 mila persone, ragazzi e ragazze che soffrono, mi ha dato una carica eccezionale, la forza per credere nuovamente in me stessa. E anche la voglia di rivedere i miei amici piu' cari". Scarlet e' un fiume di parole ed entusiasmo. I bambini passano vicino al tavolino e la chiamano: "Scarlet, Scarlet, giochiamo". Lei, sorride, li saluta. "Sono molto carini, adoro i bambini e il loro mondo fantastico, mi rendono felice". Poi scherza: "Forse sono cosi' carini con me perche' gli offro la coca cola". Parla del suo futuro e spiega che questa intervista, la prima che concede dal giorno dell' incidente, vuole essere "soprattutto un messaggio di speranza, un messaggio in cui si capisca che non bisogna avere paura di chi vive su una sedia a rotelle. Non parlate della mia musica, delle mie canzoni, se tornero' a cantare. Non e' importante . dice Scarlet .. Ma fate capire che i giovani che vivono questi drammi non devono piu' stare nascosti in casa, devono essere aiutati, bisogna insegnare ai parenti, agli amici come prendersi cura di loro. Ma al tempo stesso far capire che sono persone normali. Occorrono dei centri specializzati, come questo dove mi trovo io, in Svizzera, capaci di aiutare nella rieducazione. Perche' se una persona puo' essere salvata, se c' e' una speranza non deve essere ignorata. Ecco, questo e' importante". Scarlet, tira il fiato, si ferma un attimo. E aggiunge: "Sono paraplegica, tetraplegica, incompleta. Soffro. Per lenire i miei dolori ho provato di tutto: dall' aspirina alla morfina. Ma io non mi arrendo, non dobbiamo arrenderci. Lavoro, mi faccio coraggio, penso positivo. Non posso fare diversamente perche' per la prima volta nella mia vita, in questa guerra, sono davvero sola. E quando uno e' solo deve combattere e vincere".

Troiano Antonio

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