Un'altra storia di un testimone di Geova morti per aver rifiutato una trasfusione di sangue arriva da Caserta ed è riportata sul quotidiano Fanpage. Una donna di 70 anni muore dopo aver rifiutato una emotrasfusione, tra il "plauso" dei suoi stessi figli.

La donna era giunta al Pronto Soccorso con forti dolori addominali. Dalle radiografie era risultata un'emorragia. Per salvarla, l'unico modo era trasfonderle del sangue. Ma la paziente, perfettamente lucida e cosciente, ha firmato un modulo in cui asseriva di non voler ricevere sacche di sangue, firmando così la sua condanna a morte, tra il rammarico e la rabbia del primario che si dice certo che con una trasfusione di sangue si sarebbe salvata. 

La cosa più triste-stando alle dichiarazioni del medico-è che i figli della donna, anch'essi testimoni di Geova, non solo hanno accettato la decisione della madre, ma hanno “gioito” davanti alla sua “eroica” morte. "Mi sono scontrato con tutti i familiari ma nulla. Hanno assistito alla morte della madre quasi con gioia”, racconta il medico. Anzi, i figli avrebbero detto: “Brava mamma sei stata grande, hai dato una lezione a tutti i medici ed a tutto il reparto". 

La legge prevede che, nei casi che un paziente sia adulto e cosciente, un medico deve rispettare le sue scelte in materia di trasfusione di sangue, anche se questo vuol dire morire per un precetto religioso che fa molto discutere. Stessa cosa non può dirsi se il paziente sia un minore. In questi casi un magistrato può ordinare l'emotrasfusione andando contro la volontà dei genitori.

Successe così a Milano, dove una neonata di 10 mesi, in seguito ad una commozione celebrale, necessitava di sangue. I genitori, entrambi testimoni di Geova, si erano opposti, ma il magistrato del Tribunale dei minorenni di Milano aveva tolto momentaneamente la patria potestà e autorizzato i dottori a procedere con l’operazione, salvando la vita alla piccola.

Nel caso della donna casertana, invece, il discorso era diverso. Essendo pienamente consapevole dei rischi a cui andava incontro rifiutando il sangue, il magistrato interpellato non ha potuto far altro che vietare la trasfusione, decretando, di fatto, la fine della donna. “Mi chiedo-chiosa il medico-come può una religione permettere un suicidio? Come è possibile che io deputato per giuramento a salvare le vite umane, sia stato costretto a presenziare e garantire un suicidio assistito?”.