I testimoni di Geova sono in crisi, e lo sono non da adesso, lo sono da almeno due decenni. Chi dice il contrario mente, perché in fondo a nessuno piace sapere che il proprio gruppo religioso possa essere in caduta libera. L'organizzazione negli ultimi tempi sta attraversando una crisi finanziaria, giudiziaria, dottrinale e strutturale senza precedenti. Se fosse una società per azioni sarebbe già fallita. Ma è un’associazione religiosa e certe incombenze le sono per ora risparmiate.

Il corpo direttivo, la massima autorità mondiale del movimento, piange miseria e continua a diffondere video dove espone il problema della crisi di liquidità dell’organizzazione. La sede centrale americana è stata venduta. Numerosi immobili di proprietà del gruppo sono stati ceduti. I principali progetti di costruzione sono stati fermati. Decine di pastori a tempo pieno sono stati mandati a casa: la società ha inviato loro lettere di commiato, con tanti saluti e l’invito a cercarsi un altro lavoro.

Le esortazioni a contribuire finanziariamente sono sempre più pressanti e sempre più insistenti. Hanno perfino tassato le congregazioni: da oggi le contribuzioni dovranno essere obbligatorie e non più volontarie. Manca il cash nelle casse e in un modo o nell’altro bisogna pure far fronte ai debiti. Molti, però, hanno smesso di fare l’elemosina. Vogliono sapere che fine fanno i soldi. E lo vogliono sapere perché sono i loro sudatissimi risparmi. Si chiedono come mai se gli immobili vengono venduti e i costi vengono tagliati il corpo direttivo seguita a chiedere soldi in quantità industriale.

La spiegazione è semplice: gli abusi sessuali sui minori commessi dai testimoni di Geova in tutto il mondo, e insabbiati dagli anziani, hanno portato la società a un notevole esborso finanziario. Decine di vittime sono state risarcite con milioni di euro. Un’autentico salasso si è abbattuto sulle fortezze finanziarie di una organizzazione che faceva dell’omertà il suo modus operandi. Ma il muro è crollato, e ha dissanguato le finanze del movimento. Molteplici vittime della pedofilia hanno trascinato l'organizzazione nei tribunali. Vogliono giustizia, e la vogliono da fonti umane, ancora prima che da quelle divine.

La pedofilia è stata l’11 settembre dei testimoni di Geova. Il clamore mediatico sollevato dallo scandalo è stato enorme. La questione è finita nei tribunali e da lì è rimbalzata su giornali, telegiornali, forum, blog e siti Internet di quanti hanno cominciato ad accusare l'organizzazione di avere una doppia faccia. A poco sono servite le difese contradditorie del corpo direttivo. Le loro scuse non hanno incantato più  nessuno. E così molti hanno abbandonato la nave, scegliendo la libertà cristiana alla pantomima americana.

Intanto, i dissidenti hanno fatto la loro comparsa sulla rete. Sono sempre più numerosi e sempre più seguiti. Hanno invaso il web con i loro blog e stanno spiattellando vita, morte e miracoli di un movimento che paga il prezzo delle sue politiche autoritarie e liberticide. Quello che l'organizzazione per anni ha nascosto negli anfratti più reconditi degli armadietti, loro lo stanno sventolando ai quattro venti, spiattellando sul web informazioni riservate e compromettenti.

Il corpo direttivo fa quello che può per contrastare l’avanzata dei dissidenti, ma le sue iniziative sono blande. Si limita ad avvertire i fedeli di non leggere materiale critico sui testimoni di Geova, ma non c’è nulla da fare. Le notizie circolano veloci sulla rete. E’ impossibile non leggerle. E infatti molti le leggono e finiscono per interagire con i dissidenti, fornendo loro informazioni su quanto avviene nell’organizzazione. Nella sede centrale, come nelle filiali di tutto il mondo, decine di “corvi” hanno dato via a una colossale fuga di notizie, pubblicando documenti compromettenti. Non c’è verso di contenerli, e neppure di zittirli.

I continui cambianti dottrinali si stanno rivelando una Caporetto per i testimoni di Geova. Le loro profezie sulla fine del mondo sono tutte miseramente fallite. Ciononostante, l’organizzazione continua a tenere in piedi il gioco, rivestendo i suoi messaggi di nuovi significati, spostando le date, manipolando gli intendimenti biblici, inventandosi fantasiose sovrapposizioni generazionali che servono solo per procrastinare il triste presagio in un futuro sempre più lontano. La maggior parte dei fedeli ci crede, ma tanti altri capiscono il trucchetto e la sfiducia è il sentimento più diffuso che serpeggia tra gli adepti.

I fedeli rimasti nell’organizzazione non se la passano meglio di quelli che sono andati via. Innumerevoli proseliti hanno smesso di essere zelanti predicatori. Sempre meno testimoni di Geova bussano alle porte. Qualcuno, probabilmente, ha capito che è meglio spendere il  tempo in attività più remunerative che lavorare gratuitamente per il corpo direttivo. E così al massimo gironzola per le strade o si barrica dietro gli espositori delle riviste, ma mentalmente ha già abbandonato baracca e burattini. Dopotutto, per loro, basta avere impresso l’etichetta di “testimoni di Geova” per essere salvati, non vi pare?