Mattarella, taciturno ma vigile

Mattarella, taciturno ma vigile

Deve aver ritenuto che la situazione avesse oltrepassato ogni limite di legittimità e tollerabilità se, il taciturno ed imperturbabile Capo dello Stato, ha deciso di sollevare la cornetta del telefono e chiamare il premier Conte per porre fine a quella piazzata che ha coinvolta, protagonista involontaria, la nave Diciotti, pattugliatore della Guardia Costiera, con i 67 migranti accolti a bordo.

Un intervento inatteso ed imprevedibile.

Infatti, il presidente Mattarella, per sua inclinazione, ha dato prova in questi anni di voler assolvere al mandato istituzionale nel più rigoroso rispetto delle prerogative dettate dalla Carta, evitando interferenze ed invasioni di campo alle quali ci aveva abituati il suo predecessore.

Evidentemente, però, anche se con una apparente impassibilità, il presidente Mattarella soffre i continui oltraggi che da settimane sono inferti alla Costituzione ed alle Istituzioni repubblicane.

Forse, in cuor suo, sarà già pentito di non aver indette nuove elezioni dopo l’incerto risultato del 4 marzo ma, soprattutto, di aver consentito che nascesse questo imbarazzante governo gialloverde.

Tra l’altro potrebbe anche essere rammaricato per aver permesso a Di Maio e Salvini di appropriarsi oltre che di due ministeri anche di quel ruolo di vicepremier che permette loro di  tenere in ostaggio, il premier Conte.

Di certo non era prevedibile che il vicepremier Di Maio si accucciasse arrendevole di fronte alle intemperanze del leghista arruffapopoli.

Era più prevedibile, invece, che da vicepremier Matteo Salvini fosse posseduto da un delirio di onnipotenza che gli facesse credere di essere lui il centro dell’universo, affrancato da ogni vincolo costituzionale ed istituzionale.

Salvini fin dai primi giorni si è mosso in modo dissennato convinto che come ministro avesse ricevuto il mandato di calare dalla padania a Roma per fare lo spaccamontagne e spadroneggiare su tutto e su tutti.

La autoesaltazione lo ha spinto, giorno dopo giorno, a vaneggiare sempre più fino a sbattere il grugno contro la Diciotti ed i suoi 67 migranti.

In poche ore è riuscito a rendersi ridicolo esternando una serie di assurdità, frutto di ignoranza non solo delle Istituzioni ma anche del vocabolario italiano.

Ad esempio, ignorando il vero significato di alcune parole le ha usate per esacerbare il caso, blaterando di “ammutinamento”, “dirottamento”, “impossessamento di nave”, “pirateria”.

Fandonie sparate a vanvera senza attendere l’esito degli indispensabili accertamenti e controlli.

Così come, accecato dall’arrogante spocchia di essere lui e lui solo il padrone delle ferriere si è lasciato andare a dichiarazioni paranoiche: “Attendo di conoscere nomi, cognomi e nazionalità dei dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette”, oppure “Io non autorizzo lo sbarco. Se qualcuno lo farà al posto mio se ne assumerà la responsabilità morale, giuridica e politica”.

E quando l’intervento del Colle ha sbloccata una situazione diventata oramai paradossale, Salvini, nel rendersi conto del suo sputtanamento si è detto “stupito e rammaricato” per la decisione del presidente Mattarella.

Per fortuna, invece, che il nostro Paese può fare almeno affidamento proprio su questo taciturno ma vigile Capo dello Stato.

Categoria Politica
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