“La congregazione cristiana non può proteggere alcuno dei suoi membri se essi rubano, fanno contrabbando, sono colpevoli di bigamia, di assassinio, diffamazione, frode, ecc.”

Quanto sopra lo si può leggere nella rivista ufficiale dei Testimoni di Geova, la Torre di Guardia del 15 giugno 1963 a pagina 369 paragrafi 9 e10. Naturalmente tra gli ecc. sono inclusi gli abusi sessuali che a quei tempi non erano un problema come oggi.

Quell’articolo continuava:“La congregazione deve consegnare tali membri colpevoli affinché siano puniti dalle autorità del mondo.  Poiché i colpevoli violano le leggi del paese e si oppongono così all’“autorità’’, si mettono contro la disposizione di Dio. La congregazione cristiana …non ha diritto di proteggere questi oppositori e trasgressori della legge, impedendo che siano debitamente puniti dall’“autorità” del paese. Non possiamo ostacolare… nascondendo i trasgressori della legge. Se facesse questo, anche la congregazione cristiana si opporrebbe alla disposizione di Dio.”

Già questo potrebbe bastare per rispondere all’accusa riportata nel titolo. Quella che i detrattori, in modo critico, chiamano “la dirigenza geovista” non ha mai incoraggiato nessuno a nascondere gli atti di pedofilia. Come si può notare dalla data denunciare i delitti all’autorità non è una disposizione che i Testimoni di Geova hanno adottato solo “di recente” come affermano alcuni, ma sono almeno 60 anni che lo scrive nella sua rivista ufficiale.

Oltre che accusare i Testimoni di Geova di nascondere questi fatti alle autorità, a volte si sono spinti oltre, hanno detto e scritto che i Testimoni sono sempre pronti a denunciare gli abusi compiuti dalle altre confessioni religiose, ma nascondono il fatto che questi crimini accadano o siano accaduti anche all’interno delle loro congregazioni. E questa è un’altra grossa menzogna:  “Per quanto possa essere sconcertante, perfino alcuni che erano preminenti nell’organizzazione di Geova hanno ceduto a pratiche immorali, fra cui omosessualità, scambio delle mogli e molestie sessuali a bambini. Va anche notato che, nello scorso anno, 36.638 persone hanno dovuto essere disassociate dalla congregazione cristiana, la maggior parte per pratiche immorali.’’ – Torre di Guardia 1gennaio 1986 pag.13.

Mi si permetta qui una piccola parentesi, una puntualizzazione, avete notato? I Testimoni di Geova DISASSOCIANO cioè ESPELLONO coloro che praticano questi gravi peccati. Chiusa la parentesi. 

Ma è chiaro che ai detrattori tutto questo non può bastare. Da anni non fanno altro che sbandierare i risultati della Commissione Australiana che ha indagato su questa piaga. Ma quanti si sono presi la briga di leggere quella montagna di documenti risultato di anni di indagini? Quanti invece si sono limitati di fare copia-incolla di articoli di giornale che ne riportavano solo alcuni brani da usare per sostenere le loro accuse? 

In anticipo sui tempi, La Watch Tower, l’organizzazione dei testimoni di Geova, ha pubblicato negli anni centinaia di riferimenti sulla questione degli abusi sui minori. L’approccio è stato invariabilmente di totale condanna, e non si tratta di una banale annotazione di cronaca. Si deve osservare infatti che ciò è avvenuto sin dai tempi nei quali questa devianza non era considerata con la medesima repulsione con cui è accompagnata oggi.

La letteratura della WT rimarca il fatto che i molestatori siano più spesso persone ben note al minore e alla sua famiglia che individui estranei:       

(1) Evidenzia come ottengano i loro risultati sia ‘con le buone’ che ‘con le cattive’, ovvero ricorrendo sia all’uso della forza che a regali, giochi e altre lusinghe.

(2) Mette in guardia i genitori dagli indebiti contatti intimi.

(3) Incoraggia a tenere aperte e ininterrotte le linee di comunicazione fra i genitori e i loro figli piccoli; esorta a non fare mistero delle questioni intime anche con i figli più piccoli, proponendo l’informazione come mezzo migliore di prevenzione.

(4) Raccomanda ai genitori di tener d’occhio comportamenti sospetti da parte di individui adulti… e dei bambini stessi.

(5) Infine, mette a nudo i pericoli dell’uso improprio dei mezzi tecnologici.

Ma qualcuno potrebbe dire che questo è quello che dicono i Testimoni di Geova. NO. È emerso anche dal lavoro della Commissione Australiana.   

Questa ‘messe’ di suggerimenti ha indotto la dott.ssa Monica Applewhite, operatrice sociale con decenni di esperienza in materia di gestione degli abusi, a dichiarare: “I Testimoni di Geova erano in largo anticipo rispetto ad altre organizzazioni religiose nel provvedere materiale educativo ai genitori e alle famiglie. La qualità del materiale che hanno fornito durante gli anni ’80 e ’90 ha superato gli standard di attenzione per quei tempi e continua ad essere più efficace di ciò che molte organizzazioni religiose oggi offrono a genitori e tutori”. E aggiunge: “Nella mia personale esperienza, non ho trovato esempi in Australia di organizzazioni religiose che hanno provveduto ai genitori, ai tutori e al pubblico generale la qualità o la coerenza delle informazioni sulla prevenzione e la reazione agli abusi sessuali o come supportare coloro che sono caduti vittime di abusi come quelle che hanno fornito i testimoni di Geova nelle loro pubblicazioni.’’  The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 8.2

Naturalmente è tutto in inglese se qualcuno non si fida della mia traduzione può leggere l’originale, la frase indicata si trova a pagina 74 Del RAPPORTO Del CASO DI STUDIO N. 29 che SI TROVA QUI:

https://www.childabuseroyalcommission.gov.au/sites/default/files/file-list/Case%20Study%2029%20-%20Findings%20Report%20-%20Jehovahs%20Witnesses.pdf

Allora che dire: le direttive impartite dai vertici, le ammissioni dell’organizzazione e la testimonianza di esperti esterni non Testimoni come quella riportata sopra è “nascondere”? Ogni uno è libero di pensarlo, ma non corrisponde al vero.

Ci sono altre montagne di materiali sulla vicenda e del rapporto della commissione Australiana. Chi muove critiche dovrebbe prendersi la briga di esaminare tutto.

Detto questo possiamo onestamente dire che i testimoni “nascondono” i casi di pedofilia”? Se uno fa un esame obbiettivo delle pubblicazioni citate all’inizio e una delle frasi riportata nella relazione Australiana, risulta un chiaro NO. Ma questa, potrebbero dire alcuni, è una valutazione di parte. E’ vero, io sono di parte. Allora che si esaminino tutti i fatti, senza pregiudizi. Poi ogni uno faccia le proprie valutazioni.

Nessuno, ripeto ancora, nega che alcuni casi purtroppo si siano verificati e questo è terribile, anche un solo caso è una cosa raccapricciante, ma i numeri e il modo con cui vengono raccontati questi casi distorcono la verità.

“Molti non valutano, giudicano; non deducono, alludono; non procedono per concatenazione di fatti, ma per accumulo di congetture; non ragionano in termini di presunzione d’innocenza, ma di colpevolezza, non mirano all’analisi imparziale degli eventi, ma solo a sbattere ‘mostri’ in prima pagina; non fanno differenza fra colpevoli veri e presunti, fra prove indiziarie e voci di corridoio, fra condanne definitive e semplici sospetti; non ascoltano l’avvocato difensore, bypassano il giudice e convocano prematuramente il boia”.