Come vivono i testimoni di Geova? Da ciò che raccontano gli ex fedeli, vivono male, anzi malissimo. Nonostante che quasi tutti i testimoni di Geova dicano di essere felici, sereni e realizzati, in realtà la vita dentro la comunità sarebbe di una tristezza deprimente, per il carattere settario, autoritario e liberticida della Watch Tower, la società che controlla l'intera organizzazione mondiale dei testimoni di Geova.

Lì la libertà di esseri umani, ancora prima che cristiani, finisce nelle mani del corpo direttivo che, con la scusa di insegnare le Sacre Scritture, decide vita, morte e miracoli di ogni singolo fedele. Molti ex testimoni di Geova hanno infatti parlato di una realtà claustrofobica dove la libertà individuale è bandita e il controllo del corpo direttivo è totale, soffocante, dittatoriale, con procedure organizzative che rasentano lo stile "sovietico", totalitario.

Ai testimoni di Geova viene infatti imposto di “separarsi” dal mondo perché ogni cosa che è al di fuori dell’organizzazione sarebbe satanico. I fedeli non possono frequentare persone del "mondo"; non possono sposare coniugi che non siano della stessa fede; non possono festeggiare il Natale o la Pasqua; non possono celebrare onomastici e compleanni; non possono avere momenti intimi tra fidanzati. Il corpo direttivo indica loro come vestirsi, come pettinarsi, come parlare, cosa pensare; quali lavori possono fare, quali film possono vedere, quali libri possono leggere, quali svaghi possono concedersi. Perfino quali rapporti sessuali tra coniugi sono ammessi e quali vietati. Tutto viene giustificato dietro versetti biblici presentati singolarmente e avulsi da qualsiasi contesto storico, culturale e geografico.

Ogni aspetto della vita dei fedeli è secondario rispetto alle esigenze del movimento. Più in generale la vita del testimone di Geova è condizionata dalla convinzione che il mondo attuale è destinato a finire, con conseguente sentimento di fatalismo e di indifferenza nei confronti delle attività mondane, tanto che spesso viene consigliato ai giovani testimoni di Geova di non impegnarsi troppo nel lavoro o negli studi, tanto tutto finirà presto in un fantomatico Armaggedon, la devastazione del mondo attuale. Tra i divieti si enumerano anche la proibizione di partecipare alla vita politica e di accettare trasfusioni di sangue, cosa che dal 1956 al 2016 ha provocato morti tra i fedeli. 

La mancanza di libertà tra i testimoni di Geova fu un argomento trattato anche dal programma televisivo Le Iene, che trasmise una puntata in cui raccontava  e denunciava alcune pratiche strane. Due ragazze raccontarono alla trasmissione di Italia 1 di essere stanche di essere controllate dalla congregazione in ogni aspetto della loro vita. Ecco le loro parole dell’epoca: “Tantissime persone si sono svegliate, sono stufe di essere condizionate in ogni minimo aspetto della loro vita, vorrebbero uscire ma sanno che nel momento in cui abbandonano questo culto perderanno i loro affetti”.

In una simile situazione è inevitabile che molti si sentano rinchiusi in una gabbia mentale e decidano di abbandonare l’organizzazione. Non tutti però lo fanno perché la manipolazione mentale subita in anni di indottrinamento rende difficile le defezioni. Della cosa se ne occuparono anche Le Iene, che intervistarono la Cesap, l’associazione italiana di medici e psicologi che indagano sul plagio che subiscono i testimoni di Geova. L’inviato parlò con la dottoressa Lorita Tinelli la quale affermò che i membri di questa religione subiscono “manipolazione mentale altamente nociva” da parte dei piani alti dell'organizzazione. Uno degli aspetti del plagio parte dall’omologazione degli adepti, costretti ad indossare gli stessi vestiti, a fare gli stessi gesti, a usare le stesse parole.

La Cesap è una onlus che fornisce assistenza alle vittime di controllo mentale e abuso psicologico da parte di sette e gruppi a carattere totalitario. Questo ha portato la dottoressa Tinelli a studiare con attenzione i Testimoni di Geova. Ce ne occupiamo da molto tempo", racconta Tinelli. "Ci arrivano segnalazioni di continuo, spesso a causa di uno dei punti nevralgici della dottrina dei TdG: l’ostracismo. Infatti, chi dissente o inizia a farsi domande viene estromesso e nessuno, né la famiglia né il gruppo, può parlarci o salutarlo. Un atteggiamento che mina la stabilità di un individuo. É devastante dal punto di vista psicologico e umano: sono dettami che vanno oltre i normali legami affettivi e possono comprometterli in maniera irreparabile. Non è raro che qualcuno pensi al suicidio”.

Una tesi, questa, confermata anche Jerry Bergman, psicologo e attivista anti-sette, il quale sostenne che è riscontrabile tra i testimoni di Geova un tasso di disturbi nervosi più alto del normale. Adriano Fontani, presidente del comitato nazionale dei fuoriusciti dei TdG, richiamandosi al lavoro di Bergman, affermò che la presenza di tali malattie mentali avrebbero come conseguenza numerosi suicidi, tra cui il più eclatante risale al 2001: allo Stadio Olimpico di Roma, durante un'assemblea internazionale, un giovane Testimone di gettò dagli spalti davanti a migliaia di persone.

In ogni caso, uscire dall’organizzazione non è facile, soprattutto se si è trascorso anni dentro le sue fila. Il percorso risulta più arduo e difficile soprattutto per chi all’interno delle comunità vi è nato. “Quando sei fuori è un po’ come dover iniziare a camminare e a parlare. Sono terrorizzati, spaesati e non riescono a decodificare gli stimoli dell’ambiente esterno”, racconta Tinelli. “I figli dei testimoni, quando sono piccoli, non possono partecipare alle attività di classe, ai compleanni dei compagni e questo danneggia il loro sviluppo. Non intrattengono mai relazioni autentiche con i loro coetanei. Quando escono dalla comunità hanno problemi a socializzare, ad avere relazioni sentimentali e a farsi una famiglia. Fanno fatica anche dal punto di vista sessuale, visto che per i TdG il sesso è demoniaco”.

Davanti a una realtà così restrittiva, non è un caso che molti ex fedeli abbiano deciso di denunciare pubblicamente, attraverso i media e i social network, il clima di oppressione che subiscono dalla Watch Tower. Un fenomeno davanti al quale l’organizzazione si difende accusando i dissidenti di menzogna e di propaganda ostile. Anche se questi cosiddetti dissidenti portano prove, dati, testimonianze e documenti per confermare le loro accuse.