L'Italia di ieri non è poi così tanto diversa dall'Italia di oggi

L'Italia di ieri non è poi così tanto diversa dall'Italia di oggi

 

Situazione economica e politica
Vi è in Italia una ... "tendenza generale allo statalismo, per cui la democrazia, volendo realizzare se stessa, si autodivora. ...

Infatti, essa deve soccorrere le masse e gli stessi imprenditori in difficoltà e può farlo soltanto sovraccaricando le vecchie istituzioni liberali di un numero sempre più grande di funzioni sociali. Ne risulta ovunque un accrescimento di poteri, di una specie e di una quantità tali che la democrazia politica non può in alcun modo controllare.

La cosiddetta sovranità popolare si riduce in tal guisa a una finzione. Il bilancio dello Stato assume proporzioni mostruose, indecifrabili per gli stessi specialisti. La sovranità reale passa alla burocrazia, che per definizione è anonima e irresponsabile, mentre i corpi legislativi fanno la figura di assemblee di chiacchieroni che si accapigliano su questioni secondarie.

Alla decadenza della funzione legislativa corrisponde fatalmente la caduta del livello morale medio degli eletti."


Possibile scenario
... "la prima condizione perché prevalga un sistema totalitario è la paralisi dello Stato democratico, cioè una insanabile discordanza tra il vecchio sistema politico e la vita sociale radicalmente modificata; la seconda condizione è che il collasso dello Stato giovi anzitutto al partito d'opposizione e conduca a esso le grandi masse, come al solo partito capace di creare un nuovo ordine; la terza condizione è che questo si riveli impreparato all'arduo compito e contribuisca anzi ad aumentare il disordine esistente, mancando in pieno alle speranze in esso riposte.

Quando queste premesse sono consumate, e nessuno ne può più, irrompe sulla scena il partito totalitario."


Informazione
"La civiltà di massa si manifesta mediante l'enorme diffusione dei cosiddetti mass-media, col risultato di uniformare il modo di sentire degi individui e di distrarli da ogni pensiero autentico."


Il politico che ci viene naturalmente proposto dai media come "accettabile"
"Il vero uomo politico desidera il potere per il potere; tutta la sua voluttà è nell'esercizio del comando. Le idee, le riforme, la pace, la guerra, il denaro, le donne, i cavalli, esistono per lui come strumenti o come oggetto del potere; non viceversa. ... L'uomo posseduto dall'autentica vocazione del potere non sogna che il potere. Il potere è la sua condanna , la sua idea fissa, la sua professione, la sua famiglia, il suo piacere.

... l'importante è il potere. Questo modo esclusivo di sentire la politica rappresenta un indubbio vantaggio tecnico su avversari che ... hanno idee, principi, programmi, sono legati a interessi permanenti, devono rispondere del loro operato ..."


Lo stato di "fascinazione"
"Dal momento in cui scocca la scintilla dell'identificazione del capo con la massa, il dittatore sente moltiplicare in modo vertiginoso le sue forze. L'identificazione sociale è appunto il processo discriminatorio che fa emergere l'eletto dal gregge dei chiamati. L'eletto ne esce trasfigurato.

Egli perde i connotati individuali e assume quelli sognati da milioni di concittadini. Egli diventa alla lettera, il prodotto individualizzato d'un irresistibile bisogno collettivo. Nell'attuale civiltà di massa tutte le risorse della tecnica contribuiscono all'esaltazione dell'eletto. ...

Se voi tentate di criticare il dittatore o di discutere" oggettivamente la sua persona o la sua condotta ... è come se in chiesa diceste a una beghina: Non vi accorgete, buona donna, che la statua di S. Antonio di fronte alla quale state inginocchiata non ha neppure un valore artistico ed è opera di cartapesta? La buona donna vi caverebbe gli occhi dalla faccia.

Criticare il capo presso un credente equivale ad attaccare la parte sublimata di lui stesso, nella quale egli attinge il conforto per sopportare le difficoltà della sua misera vita. È appunto la stretta identificazione tra capo e massa che crea la forte coesione organizzativa dei partiti totalitari.

Anche se il capo dice e fa oggi il contrario di quello che diceva e faceva ieri, ... che importa? ... E poiché lui è convinto di non aver avuto nella vita il meritato successo solo per mancanza di furberia ed eccesso di scrupoli, egli è perfino fiero che il "suo" capo sia così abile e forte e sappia così bene sterminare gli avversari."


I passi sopra riportati sono estratti da un libro che è stato pubblicato per la prima volta 80 anni fa. Sicuri che alcune delle descrizioni sopra riportate non richiamino quanto sta accadendo oggi in Italia e non solo in Italia? Il libro in questione si intitola La scuola dei dittatori ed è stato scritto da Ignazio Silone. Prevengo i "tifosi" che non ne conoscono il contenuto. Il libro non è un apologo contro il fascismo, anzi. Il libro è un manuale d'uso sul potere: su come prenderlo e su come mantenerlo.

Romolo Dettori
Categoria Politica
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