Mirko Mellacca è un ex anziano dei testimoni di Geova. In un'intervista a Fanpage  ha raccontato che in 9 casi su 10 gli abusi sessuali sui minori dentro l'organizzazione dei testimoni di Geova non vengono denunciati.

“Mi è capitato almeno in 4 occasioni di dover affrontare violenze sessuali a minori-racconta l'uomo-Quelle che ricordo in modo più nitido sono 3. Per nessuna di queste vicende è mai stata presentata alcuna denuncia alle autorità”.

La storia di Mirko è simile a quella di altri testimoni di Geova. Aderisce al movimento che è ancora un adolescente e a 27 anni è nominato anziano di congregazione. Con il tempo è costretto ad affrontare 4 casi di abusi sessuali sui minori. Sono 3 però quelli che ricorda nitidamente. Nel primo caso una donna di 35 anni gli confida di essere stata abusata dal padre, anch'esso testimone di Geova, quando era piccola. Lui scrive alla filiale di Roma per capire come deve comportarsi e la riposta che riceve è la seguente: “La sorella deve affrontare il padre per chiedere conto di quanto successo. Se il padre conferma, allora si può procedere nei suoi confronti con un comitato giudiziario”.

L'uomo fu convocato con un faccia a faccia con la figlia e, ovviamente, negò tutto. Mellacca scrive una nota e la conserva in un archivio confidenziale con indicato il nome delle due persone coinvolte, l'accusa rivolta e la reazione della persona accusata. Nulla di più. Ovviamente le autorità non furono contattate.

Nel secondo caso una ragazzina di 14 anni gli confidò un abuso subito. L'uomo le chiese se i genitori sapessero dell'accaduto e lei disse di no. Mellacca questa volta decide di non chiamare la filiale e chiama direttamente il padre della bambina, invitandolo a fare una chiacchierata con sua figlia. Due giorni dopo il padre, in lacrime, lo ringrazia per averlo avvisato. Ma non sapeva che gli anziani avrebbero dovuto telefonare alla filiale, perché quelle direttive erano confidenziali e a uso esclusivo degli anziani. Nonostante questo, il papà della bambina chiede che la faccenda rimanesse privata, con grande sorpresa e amarezza di Mellacca che si aspettava una denuncia. 

Il terzo caso è quello più indicativo ed è lui stesso a raccontarlo: “Fui chiamato da una congregazione vicina per partecipare ad un comitato giudiziario a carico di un anziano. Era stato accusato dalla cognata di aver abusato di lei quando era solo una bambina. Quest'uomo, nel corso degli anni, aveva più volte indotto la ragazzina a non confessare la cosa: doveva essere il loro segreto. Quando poi lui fu nominato anziano, la indusse a credere che di averne parlato con gli altri anziani e questi lo avevano rassicurato che era tutto a posto, certi errori si possono commettere’. Nel periodo in cui affrontammo la questione, ricordo che non dormii per alcuni giorni. La decisione fu quella di disassociare quell'anziano, il quale continuava a minimizzare quanto aveva fatto. Ma l'assurdo fu che al termine del comitato chiesi agli altri due anziani: ʽMa secondo voi questa persona dovrebbe essere denunciata alle autorità?’. Ne parlammo un po'. Alla fine decidemmo di scrivere una lettera alla Betel per chiedere come comportarci. La risposta arrivò in pochissimo tempo: avevamo fatto bene a disassociare quella persona. Punto. La lettera non rispondeva assolutamente alla nostra domanda sulla denuncia. E la cosa morì lì".

In tutti e tre i casi, quindi, non ci fu nessuna denuncia alle autorità.

Mellacca, che nel frattempo fu espulso dal movimento e ha raccontato la sua esperienza in un libro, si è sfogato a Fanpage affermando quanto sia preoccupato della regola che vieta di denunciare gli abusi sui minori alla polizia. “Le autorità devono intervenire - dichiara l'uomo -. Un bambino che frequenta quell'ambiente è chiaramente in pericolo. Non è un'esagerazione. E' la realtà. I genitori si fidano dell'organizzazione, si fidano degli anziani. E se l'organizzazione dice che ci vogliono due testimoni, non ci sono discussioni, questa è la cosa migliore perché è una disposizione divina, dice l'organizzazione”.

Fino a 30 anni fa - dice Mellacca - l'idea comune tra i Testimoni era di non denunciare per non gettare fango sull'organizzazione. Poi hanno cambiato direttiva: un genitore può denunciare l'abuso su un figlio minore. Mellacca si chiede come mai un'istituzione religiosa dovrebbe cambiare direttiva solo adesso quando sarebbe stato normale anche in passato denunciare la pedofilia. "Forse perché fino a questo momento in 99 casi su 100 questi reati non sono mai stati denunciati?"

Mellacca poi conclude: "Chi è dentro si fida a tal punto dell'organizzazione che ritiene di essere in una botte di ferro. Chi ne esce non sempre ha la forza e la volontà di raccontare ciò che ha vissuto. Alcuni preferiscono dimenticare, altri si ritrovano soli e per loro anche solo sopravvivere diventa una battaglia. Alcuni invece raccontano. E ritengo che farlo sia un passo assolutamente necessario per evitare che altri si facciano male come è successo già troppe volte. In passato il controllo sui fedeli era molto serrato. Un tempo, era molto difficile che un testimone di Geova venisse a contatto con queste informazioni. Oggi non è così e anche i testimoni si rendono conto che qualcosa non va. E non sempre ubbidiscono ciecamente".