Il contratto, la patria, i soldi e l'impossibilità di conciliare il tutto

Il contratto, la patria, i soldi e l'impossibilità di conciliare il tutto

Pensa alla patria, e intrepido
il tuo dover adempi:
vedi per tutta Italia
rinascere gli esempi
d'ardire e di valor.

Alessandro Di Battista, ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, conosce l'aria scritta da Angelo Anelli e musicata da Gioachino Rossini che la protagonista de L'Italiana in Algeri, la livornese Isabella, canta nell'ultima parte dell'opera?

Impossibile saperlo, difficile crederlo. In ogni caso, anche Di Battista richiama gli italiani al proprio orgoglio patrio. In particolare, gli italiani eletti in Parlamento nelle fila del Movimento 5 Stelle e della Lega, invitandoli ad essere patrioti, rappresentanti del Popolo italiano e non emissari del capitalismo finanziario.

Lo fa in un post pubblicato sul Blog delle Stelle, perché facciano quadrato a supporto del contratto che racchiude il programma che dovrebbe far da guida al prossimo governo. Il loro dovere, dice Di Battista è di "ascoltare le grida di dolore dei cittadini e non le velate minacce dei congiurati dello spread terrorizzati dall'ipotesi di un governo che torni ad occuparsi dei diritti economici e sociali degli italiani (proprio quei diritti smantellati dalla sedicente sinistra).

Ascoltate quel che si dice nei bar, nei mercati, negli uffici dei piccoli imprenditori, nelle Università o in fila dal medico di base, non quello che esce da qualche consiglio di amministrazione di una banca d'affari."

La retorica di Di Battista è rivolta a rincuorare gli animi non solo dei parlamentari dei due partiti che dovrebbero supportare e votare i contenuti del contratto, ma anche quelli di coloro che nel fine settimana saranno chiamati, in rete o nei gazebo, ad approvarlo.

I signori Luigi Di Maio, Capo Politico del “MoVimento 5 Stelle”, e Matteo Salvini, Segretario Federale della Lega, una volta definiti gli ultimi dettagli che comprendono anche i nomi di chi del governo dovrà far parte, attenderanno il responso di iscritti ed elettori per far partire la prossima legislatura e scongiurare il ritorno alle urne.

Al di là delle lodevoli intenzioni di Di Battista, in base ai contenuti resi noti, il contratto riuscirà a risolvere i problemi del Paese? Purtroppo no. E per capirlo basta prendere in esame solo alcuni aspetti.


FLAT TAX
In particolare - cita il testo del contratto che potrebbe, va detto, anche esser modificato essendo marcato in rosso - il nuovo regime fiscale si caratterizza come segue:

- due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partita IVA e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito
familiare;
- un’aliquota fissa al 15% per le società.

La finalità è quella di non arrecare alcuno svantaggio alle classi a basso reddito, per le quali resta confermato il principio della “no tax” area. Una maggiore equità fiscale, dunque, a favore di tutti i contribuenti: famiglie e imprese.

Gli effetti che conseguono sono: maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile tassabile grazie anche al recupero dell’elusione, dell’evasione e del fenomeno del mancato pagamento delle imposte.

Al di là delle buone intenzioni, l'applicazione immediata di un provvedimento simile, le cui coperture non è chiaro dove possano essere trovate nell'immediato, potrebbe portare, forse, a degli effetti legati alla ripresa che non sarebbero né immediati, né certi e comunque neppure quantificabili.

Inoltre, l'applicazione di un tale regime ha avuto sempre esiti incerti e spesso disastrosi in Paesi dove il welfare non era garantito e dove la politica monetaria era gestita "in proprio". L'Italia ha un debito pubblico enorme, la politica monetaria e quella finanziaria sono gestite dall'Europa che non consente di sforare da parametri rigidi e già stabiliti.

Pertanto, per applicare la flat tax il welfare attuale sarebbe un ricordo e le diseguaglianze sociali aumenterebbero vertiginosamente, molto più di adesso.


STOP LEGGE FORNERO
Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. Fornero, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse.
Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti.
Inoltre è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza.
Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili.

Ecco, per l'appunto... le risorse. Dopo aver tagliato drasticamente le tasse si vuole modificare una legge ingiusta, certo, ma senza che venga spiegato dove si trovino i quattrini per farlo.


REDDITO DI CITTADINANZA E PENSIONE DI CITTADINANZA
Il reddito di cittadinanza (RdC) è una misura attiva rivolta al cittadino al fine di reinserirlo nella vita sociale e lavorativa del Paese. Garantisce la dignità dell'individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese, favorendo la crescita occupazionale ed economica.
La misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini che versano in condizione di bisogno; l’ammontare dell’erogazione è stabilita in base alla soglia di povertà relativa calcolata sia per il reddito che per il patrimonio. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE modificata per nuclei familiari più numerosi. A tal fine saranno stanziati 17 miliardi annui.
Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta.

Benissimo... ma anche in questo caso non si capisce dove i soldi per supportare l'iniziativa possano o debbano essere recuperati! Se l'Italia stampasse la propria valuta, si potrebbe anche capirlo, al di là che lo possano capire anche investitori e banche estere. La scelta sarebbe quella di aumentare il debito per favorire lo sviluppo che, forse, potrebbe in futuro generare reddito per ripianare i conti. Ma in Italia questo non lo possiamo fare, a causa dell'Europa. O comunque, non lo possiamo fare se non chiarendo fin da subito dove possano essere reperiti i soldi a copertura dei provvedimenti sopra elencati.


E quelli sopra elencati sono solo 3 dei provvedimenti dei 29 che fanno parte del contratto. Possibile che i due contraenti che se ne faranno garanti, insieme ai tecnici che lo hanno redatto, non abbiano tenuto conto di un aspetto tanto evidente, come quello delle coperture, su cui tutti puntano, da tempo, la propria attenzione?

Noi alla patria ci pensiamo... ma chi ha presentato questa bozza di contratto è sicuro di averci pensato mentre la stava scrivendo?

Categoria Politica
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