A Bruxelles come i pifferi di montagna

A Bruxelles come i pifferi di montagna

A distanza di 24 ore non avrei voluto ritornare su quel emporio di ipocrisie che è il Consiglio Europeo di Bruxelles dal quale, ancora una volta, l’Italia è uscita “cornuta e mazziata” (NdR:  ricorro a questo modo di dire napoletano perché lo trovo estremamente efficace per etichettare chi oltre al danno subisce anche le beffe).

Però, troppi sorrisi appagati, troppi abbracci e pacche sulle spalle e soprattutto dichiarazioni mistificatorie di alcuni leader europei, che hanno imposti i loro diktat a discapito del nostro Paese, mi stanno facendo incazzare.

Ad esempio, colui che si atteggia ad erede di Napoleone Bonaparte ed ha due galli spennacchiati al posto delle pupille, Emmanuel Macron, nel commentare l’ambiguo accordo di Bruxelles si è premurato di precisare che i cosiddetti “centri di accoglienza per migranti” dovranno essere allestiti solo nei paesi di primo arrivo, di fatto cioè Italia, Grecia e Spagna.

Non solo ma per motivare questa sua interpretazione ha puntualizzato che: “Questo accordo non rimette in discussione il Trattato di Dublino”.

Ora, che il presidente francese non sia tra i volenterosi auspicati dall’accordo è oramai chiaro da tempo, ma che Macron travisi le parole dell’accordo solo per giustificare la indisponibilità sua e dei francesi lo trovo puerile ed ingiustificabile.

Purtroppo Madre Natura nel creare il DNA di Macron è stata avara di umanità, solidarietà e buon senso.

Invece ha valide ragioni per essere raggiante il premier ungherese Viktor Orbán che può sbandierare di aver dettate ed imposte al Consiglio Europeo tutte le pretese dei paesi Visegrad.

Ottenendo, infatti, l’inserimento nell’accordo della ridicola clausola che consente ad ogni paese di contribuire alla gestione dei flussi migratori “solo su base volontaria” Orbán ha raggiunto lo scopo di rifiutare perfino la ridistribuzione dei migranti con diritto di asilo.

Di certo in combutta con Macron, Orbán ha conseguito poi anche l’obiettivo di rendere praticamente inagibile la revisione del Trattato di Dublino, che resta impregiudicato, facendo in modo che la responsabilità di gestire i flussi migratori resti sempre e solo a carico dei paesi di primo arrivo.

Come se tutto ciò non fosse già sufficiente a comprovare che la sovranità italiana sia uscita mortificata dal Consiglio Europeo, tra le righe dell’accordo è stata inserita una ambigua trappola, voluta dalla Merkel, relativa ai cosiddetti movimenti secondari dei richiedenti asilo.

In parole povere una trappola che potrebbe consentire la espulsione con il rinvio all’Italia di tutti quei migranti, sbarcati nel nostro Paese, che però hanno raggiunto gli Stati del nord Europa.

Come i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati il nostro premier, Giuseppe Conte, resosi conto che il Consiglio Europeo stava dando spazio solo ai diktat imposti da Germania, Francia e paesi del Visegrad, respingendo di fatto le richieste italiane, non avrebbe dovuto sottoscrivere l’accordo anche se il veto italiano avrebbe messi in crisi i burocrati di Bruxelles e fatte emergere le contraddizioni della UE.

Una UE, infatti, che sta dando ancora prova di non essere affatto una comunità organica e coesa, ma solo un aggregato, confuso e contraddittorio, di Stati egoisti che con urla e minacce calpestano gli stessi principi ispiratori della Unione.

Categoria Esteri
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