Alessia Marcuzzi è l'ultimo personaggio pubblico ad essere stato bersagliato dagli haters della rete. Dopo una diretta su Instagram, ha chiesto l'aiuto della polizia postale per identificare gli autori delle offese. Sperando che la polizia postale, costretta a evadere centinaia di richieste al giorno, trovi il tempo di occuparsene, mi domando: siamo proprio sicuri che ai Ceo dei vari social importi qualcosa di ripulire il campo da haters e identità nascoste? Alcuni mesi fa, Mark Zuckerberg ha annunciato in un lungo post su Facebook di volere costruire un mondo libero dall'odio e dalla menzogna. 
La policy ufficiale del social network recita in modo inequivocabile: "Gli iscritti devono fornire il nome che usano nella vita reale in modo che tutti sappiano sempre con chi si stanno connettendo".
Ma i fatti dimostrano il contrario. Ogni giorno si moltiplicano le identità fittizie e i nuovi casi di molestie digitali.

Per mettere alla prova le reali intenzioni dell'azienda Facebook ho fatto una segnalazione, sollevando il caso di un profilo Facebook il cui autore si vanta di postare con un nome di falso: per non fargli ulteriore pubblicità lo indicherò come Stefano de' Falsis (nome falso di un utente dal nome falso, e qui vi sfido a scoprire di chi parlo). 

Poiché le normative di Facebook permettono agli utenti di segnalare un profilo spuntando la voce "Nome falso", ho provveduto a comunicarne l'esistenza. 
Dopo qualche giorno ho ricevuto una mail da Facebook in cui mi si diceva che Stefano de' Falsis non viola gli standard della comunità. Ho provato un'altra volta e ho ricevuto lo stesso messaggio. Una terza, idem. E allora mi chiedo: se Facebook non blocca un profilo che per ammissione del suo stesso titolare usa un nome falso, perché invita a segnalare i nomi falsi? 

Facebook non ha un ufficio reclami aperto al pubblico, ma esiste un'équipe di moderatori che contatta i profili segnalati per chiedere loro di dimostrare la vera identità inviando un documento.
Il mio amico Macchianera mi ha detto che un utente può registrarsi con il nome di un'amica e poi, quando Facebook gli chiede un documento d'identità, spedire quello dell'amica. 
Gli americani sono sempliciotti e abboccano.

Mr. Zuckerberg, esisti?