Rifiutare una trasfusione di sangue salva-vita equivale a fanatismo? Corrisponde al vero che migliaia di testimoni di Geova sono morti a causa di questo rifiuto? La questione trattata direttamente da chi è orientato verso questa scelta.

Prima di tutto chiariamo: la decisione di rifiutate una trasfusione di sangue che potrebbe salvarmi la vita non è dettata dal timore che assumere sangue sia pericoloso, il che potrebbe essere anche vero come vedremo poi, ma il rifiuto è una questione di coscienza, quindi è un rifiuto di carattere morale e non medico.

Perciò se a causa di questo rifiuto mi si accusa di fanatismo, non si dovrebbero definire fanatici e non eroi tutti coloro che hanno dato la vita per un ideale patriotico o politico? Non si dovrebbero considerare fanatici e non martiri e santi tutti coloro che si sono fatti uccidere pur di non rinnegare la loro fede? 

Entriamo adesso nello specifico dicendo innanzi tutto che affermare la morte di migliaia di persone a causa di una trasfusione rifiutata è falso e questo per un semplice motivo, nessuno può dire con certezza che una trasfusione poteva salvare o viceversa che la mancata trasfusione è stata la causa della morte.

Il problema nasce dai titoloni dei giornali quando sono implicati i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue. Non possiamo esaminare migliaia di casi (anche perché non esistono) ma ne prenderemo ad esempio uno che è emblematico.                                                 

Su questa piattaforma il 7 agosto fu postato e lasciato li per diverse settimane un articolo dal titolo: “TESTIMONE DI GEOVA RIFIUTA UN’EMOTRASFUSIONE E MUORE. I FIGLI ESULTANO: “BRAVA MAMMA”.                                                                                                       

Il fatto è questo. Si tratta di una triste notizia di cronaca in cui una donna sarebbe morta perché ha rifiutato la trasfusione e i figli felici perché la madre con questo rifiuto ha dimostrato la sua forte fede. Questo articolo riprendeva la notizia riportata nei giornali dell’epoca, uno di questi è il “Messaggero” e si può ancora leggere lì:                 

  • www-ilmessaggero-it.cdn.ampproject.org/c/s/www.ilmessaggero.it/AMP/italia/testimone_geova_trasfusione_morta_funerali_news-4764269.html

Il servizio del Messaggero racconta dello sfogo su faceboox del chirurgo che aveva in cura la signora che dichiarava: “Oggi… Una paziente è venuta meno… perché ha rifiutato una trasfusione di sangue. Era testimone di Geova. L'avrei salvata al 100% ma ha rifiutato ed è morta.”

Nello stesso articolo troviamo pure la dichiarazione dei famigliari che data la situazione non avevano nessuna voglia di “esultare” e raccontano le cose in maniera leggermente diversa. Chi ha ripreso quella notizia avrebbe dovuto includere anche quella dichiarazione.  Ma andiamo avanti. Questo fatto è stato poi ripreso da un giornale che tratta principalmente argomenti sanitari, si chiama infatti “Quotidiano Sanità”. L’autore dell’articolo è un medico, per la precisione un cardio-chirurgo che tutti i giorni si trova in prima linea ad affrontare casi anche complessi. Il suo articolo si può leggere qui:

  • www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=77541

L’autore fa una affermazione da addetto ai lavori e scrive: “Affermare di poterla salvare al 100% se trasfusa non è corretto. La certezza del risultato in medicina è anti-scientifica”. Lo stesso fa anche una considerazione di carattere etico: “(non si può) violare… la riservatezza dei dati personali e sensibili, tra cui vi sono le convinzioni religiose”.  

Le versioni dei famigliari e del medico che scrive sul secondo giornale in contrasto con quelle del chirurgo che l’aveva in cura, mi hanno fatto usare il condizionale quando ho scritto che la signora sarebbe invece di scrivere è morta per la mancata trasfusione. Si possono criticare le scelte personali, ma distorcere un fatto raccontandolo incompleto per fare titoli ad effetto non mi sembra molto corretto. C’è poi da aggiungere che questo episodio risale a 2 (due) anni fa, allora una riflessione viene spontanea, se ci sono migliaia di morti per mancate trasfusioni perché non cercare notizie più recenti invece di tirar fuori sempre le stesse facendole passare per attuali? E non mi si dica che molti casi non si conoscono, non sono resi pubblici. Se non sono pubblici come si fa quantificarli?

Andiamo avanti, vediamo la questione dal punto di vista di chi è deciso a apporre un rifiuto. Dal momento che adesso parlo a titolo personale non volendo rappresentare altri, potrebbe succedere, è successo, che mi si rivolga la classica domanda: ”Ma tu che faresti se ti trovassi nella situazione in cui ti viene prospettato il rischio di morire se non accetti una trasfusione?”. Ebbene; in QUESTO momento non posso dire cosa farei. Posso solo dire che dipende dalla fede che avrò in QUEL momento. Spero di riuscire a rifiutare, ma è solo quando mi trovo nella prova che si vedrà la misura della mia fede.

“E se invece arrivi in ospedale che sei incosciente?” Altra domanda classica, alla quale rispondo: In quel caso voglio e spero si  rispetti il mio rifiuto documentato nelle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) previste dalla legge e che ho sempre con me, protocollate e da considerare sempre attuali in quanto avrei potuto recedere da esse in qualsiasi momento.

E veniamo alle motivazioni, nelle quali credo profondamente e che spero continuino a sostenermi. 

Un uomo saggio dell’antichità, un certo Salomone, scrisse:”…Il giorno della morte è preferibile al giorno della nascita…”   Ecclesiaste (Qoòlet) capitolo 7 versetto 1 (la Bibbia Concordata).

Possibile che ci sia qualche cosa di più importante della vita? 

E’ possibile se ci siamo fatti una buona reputazione davanti a Dio, reputazione che non possiamo avere quando nasciamo. Però nell’arco della nostra vita abbiamo la possibilità di riuscirci e questo dà la speranza che Lui si ricorderà di noi al tempo della risurrezione.

Sta tutto qui il nocciolo della questione, un diverso punto di vista riguardo alla vita e la morte. Sta tutto nel fondamento del cristianesimo, la dottrina più importante insegnata da Gesù, LA RISURREZIONE. Per capire quanto questa dottrina sia la base di tutto, basta leggere l’argomentazione che fa l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinti al capitolo 15 versetti da 12 a 26. Perciò se la risurrezione è una realtà (il se lo metto per chi non ci crede) tutte le obbiezioni cadono. Se perdo la vita potrei riaverla. Cristo dichiarò proprio questo, vedi Vangelo di Matteo al capitolo 16 versetto 25: “Infatti chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la sua vita per amor mio la troverà” (CEI). In altre parole: disubbidendo volontariamente ai comandi divini si può salvare la vita, ma contemporaneamente si perderebbe il diritto alla vita eterna. Al contrario chi rimane fedele potrebbe perdere la sua vita, ma sarebbe una perdita temporanea grazie alla risurrezione.

Veramente Dio proibisce di assumere sangue come cibo o per sostenere la vita?

Sì, in Atti degli apostoli al capitolo 15 verso 29 si legge: ”che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue…” E questo comando lo possiamo leggere anche in altri brani della Bibbia, ribadito in modo specifico o sostenuto da altri principi.                                             Quindi il valore che considero più alto della vita è la mia relazione con il Creatore, relazione che mi fa vedere la vita attuale come qualche cosa di provvisorio, un bene più o meno duraturo, ma pur sempre provvisorio, mentre, ripeto, la mia relazione con Dio mi fa considerare la vita eterna, che solo Lui può offrirmi, un bene ben più grande.

Del resto proprio questo spiega l’apostolo Paolo quando scrive: ”Tesoreggiando sicuramente per se stessi un eccellente fondamento per il futuro, perché afferrino fermamente la vera vita.” (1 Timoteo 6:19). Il contesto di questo passo biblico mostra che per “vera vita” Paolo intende appunto la vita eterna (vedi versetto 12).

Chi perde la sua vita per ubbidire a Dio la riavrà. Non sarà una perdita assoluta, ma solo temporanea.  

Secondo quest’ ottica, si capisce anche la prontezza di Abramo a sacrificare il suo unico figlio. Anche per lui la resurrezione era una realtà. Dio gli aveva promesso che per mezzo del suo seme sarebbe stata benedetta tutta la terra, ma se ora Dio gli chiedeva di sacrificarlo da dove sarebbe venuto quel seme? Possiamo immaginare che forse Abramo fece un ragionamento del tipo: “ Se me lo chiede vuol dire che poi ha intenzione di restituirmelo per adempiere alla promessa che mi ha fatto”. Era così convinto di questo che fu pronto a fare ciò che gli veniva richiesto.

Questo, con ogni probabilità, è stato anche il ragionamento che facevano i cristiani nel secondo secolo quando venivano accusati e torturati. Per salvarsi bastava che rinnegassero la propria fede. Una testimonianza di ciò l’abbiamo da Tertuliano che nella sua “Apologia del cristianesimo” al IX capitolo verso 14 scrive testualmente:“ Infatti per torturare i cristiani, voi presentate loro delle salcicce ripiene di sangue , ben sapendo che quei cibi non sono loro permessi, e che questo è un mezzo sicuro per farli deviare dalla loro fede”. Era sufficiente che assumessero sangue mangiando quelle salcicce, dimostrando così di aver ripudiato Cristo e salvarsi.     

Ma lo hanno fatto anche migliaia di altri quando in vari modi venivano messi alla prova anche a costo della vita. Erano convinti che sarebbe stata una perdita temporanea. Si può non credere a tutto questo, ma io ci credo e sull’argomento del rifiuto spero di riuscire a non transigere. E non per costrizione o coercizione, ma dopo un’attenta riflessione sulle questioni implicate.                               

So già che adesso, “l’esperto” di turno dirà che scrivo questo perché sono “programmato”. Che pur essendo stato privato della mia libertà individuale credo di essere felice nonostante una decisione così estrema e invece sono solo un illuso.   

Ma quando siamo veramente felici? Quando per seguire la massa a  volte ci massacriamo in guerre o conflitti vari? O al contrario quando per dimostrare che “ragioniamo con il nostro cervello” contestiamo tutto e tutti non trovando mai pace e serenità perché ogni giorno siamo in guerra contro qualcuno, anche se non con armi letterali?

Oppure quando demolire le convinzioni di altri offendendoli dicendo che sono lobotomizzati diventa lo scopo della nostra vita?           

Dire che coloro che non la pensano come noi, di conseguenza non ci piace il loro modo di vivere sono resi schiavi dal ritornello oppiaceo della Bibbia e asserviti a un capo-setta cosa è una verità assoluta? E’ questo che rende la vita degna d’essere vissuta?

Adesso mi riallaccio all’introduzione, dove scrivo che la mia decisione è una decisione di carattere morale e non medico. Lo ribadisco. Ma aggiungo pure che questa scelta non è in contrasto con la scienza medica. E’ risaputo che l’emotrasfusione è un vero e proprio trapianto e come tutti i trapianti non è esente da rischi, tanto che per riceverla c’è da firmare un consenso dove i sanitari vengono sollevati da eventuali responsabilità. E’ così rischiosa che sempre più medici scelgono di ridurre al minimo questa pratica. E’ così rischiosa che nel 2017 è stata emanata in Europa una linea guida per la Gestione del Sangue nel Paziente (PMB Patient Blood Management)

  • kit.ait.ac.at/patient-blood-managment

Nelle motivazioni di tale Linea Guida è detto che non riguarda solo coloro che per motivi religiosi rifiutano le trasfusioni, ma è per la salute di tutte le persone. In vari convegni scientifici sostenuti da Organizzazioni Nazionali e Internazionali della Sanità è stato ammesso che se siamo arrivati a questi ottimi risultati (riduzione del rischio da trasfusioni) è grazie anche al categorico rifiuto dei Testimoni di Geova che hanno “costretto” la comunità scientifica a cercare strade alternative. Oggi possiamo dire che qualunque intervento programmato può essere eseguito senza far uso di sangue. Inoltre si possono affrontare con successo svariate patologie, comprese le emergenze. C’è un’enorme quantità di letteratura scientifica a questo riguardo, accessibile a chiunque.

A ben guardare quindi questi testimoni di Geova che non vogliono il sangue non solo non sono pazzi, incoscienti e aspiranti suicidi, non solo non sono contro la medicina e la scienza, ma dal loro rifiuto, non alle cure ma solo all’emotrasfusione, si sono avuti dei vantaggi per l’intera comunità.