Non passa giorno senza che un imprenditore non lamenti la mancanza di personale, accusando il reddito di cittadinanza di essere causa e origini di tutti i mali. Ma le cose non stanno proprio così. La verità è che il mondo del lavoro è cambiato, ha messo in campo dinamiche nuove che non si conciliano più con le dinamiche del passato.

Se le aziende non trovano più cuochi, camerieri e lavapiatti, la colpa non è del reddito di cittadinanza, perché non tutti quelli che usufruiscono di questa misura sono cuochi, camerieri e lavapiatti. Semplicemente ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare più, e questo era evidente già prima dell'introduzione del sussidio pentastellato. Già alla fine degli anni Novanta, per esempio, il governo propose un milione di lire per tutti i giovani che si fossero trasferiti al Nord a lavorare nelle fabbriche in cerca di personale. E stiamo parlando di un periodo in cui il sussidio pentastellato non era presente. 

Si era pensato che formare i lavoratori con corsi professionali organizzati su misura sarebbe servito per sopperire all'offerta di lavoro da parte delle aziende. Non è successo, perché molte mansioni non appassionano più e, nella maggior parte dei casi, vengono delegati agli immigrati.

Nei nostri tempi sono in corso cambiamenti epocali nel mercato del lavoro. La prima è la tendenza dei giovani a laurearsi per dedicarsi alle professioni, non più ai mestieri. La seconda è il distacco dal mondo del lavoro che tante persone stanno attuando tramite dimissioni volontarie, perché desiderose di un lavoro meno impegnativo e con più tempo libero. La terza riguarda una massa di lavoratori che iniziano a non avere più un perimetro in termini di luoghi fisici. Viaggiano, sono collegati al web, lavorano da remoto o in ambito digitale.

Naturalmente tutto questo è conseguenza di una presa di coscienza maturata in anni in cui si è lavorato sempre più e sempre peggio, con imprese che hanno pianto miseria mentre accumulavano fortune sulle spalle dello Stato ed erodevano diritti e tutele dei lavoratori. Non è quindi una questione di reddito di cittadinanza, che è un credito spendibile e non cumulabile. Il fatto è che molti italiani hanno alzato le pretese sia in termini economici sia in termini di condizioni personali. Anche senza il reddito di cittadinanza le imprese avrebbero comunque trovato difficoltà a reperire personale, perché è cambiato il mondo del lavoro, non è cambiata la volontà degli italiani di lavorare.