Tutti i nodi della storia, arrivano al pettine impietoso della realtà

Tutti i nodi della storia, arrivano al pettine impietoso della realtà

Non facciamoci illusioni, le migrazioni faranno franare l’unione europea e potrà accadere di tutto. Non sappiamo esattamente cosa, ma possiamo essere certi che non sarà nulla di buono e che l’Italia avrà la peggio! Di già i migranti mantenuti sul suolo europeo, bastano a bloccare qualsiasi progetto economico destinato a creare lavoro, dal momento che le amministrazioni obbligate a gestire l’accoglienza, usano i soldi previsti a mantenere l’occupazione locale o crearcela. Seppure ricevano aiuti dai governi, sono sempre fondi distolti dai progetti per risolvere la disoccupazione o tolti dal circolo produttivo, depauperando i moti occupazionali.

Insomma si munge una mucca non soltanto stremata, ma già moribonda. Inutile menzionare che questo rinfocolerà rancori razzisti in maniera devastante, poiché rimpatriare il milione e mezzo dei migranti mantenuti, non è possibile. Neppure un decimo! Seppure possibile, i costi sarebbero rovinosi, perché rimpatriarli costerebbe molte migliaia di euro a migrante. Un miracolo del nostro tempo, è una classe politico culturale che spinge la società nel baratro, denotandosi nella più disarmante disinvoltura. Questa riflessione, lo scrissi quindici anni fa dopo l’attacco alle “torri gemelle”, convinto che la causale maggiore dei mali storici, consti nella difficoltà per i popoli di assiemare identità soddisfacenti, correlate alla patria storica e alle tradizioni mistiche. L’ispirazione fu la saga ebraica precristiana, verso la “terra promessa”. Si trattò di un esercizio di fantapolitica, che credevo una mia stravaganza.

Giudicate voi se ancora lo è...

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Il coinvolgimento dei negri, penalizzati dalla carenza di una saga che li renda competitivi ad altre etnie di tradizioni più strutturate, anzitutto dotate di millenari codici complessi di comunicazione, ci riconduce alla loro schiavitù storica! La loro criminalità è la più visibile, stabilizzata nella condizione intermedia tra il reato di metodo e quello come espediente eventuale, a cui si ricorre in caso di bisogno. Sono trascorsi due secoli e seppure in una condizione integrativa sofferta, poco è cambiato e anzitutto negli Stati Uniti, rimangono in status di ospiti in sospensione, che non sanno ancora se gradire la nuova patria, ma di tornare in Africa neppure lo ipotizzano...

Non sono i soli ad aver affrontato saghe dolorose, ma si è mai pervenuti alla naturalizzazione, come avviene ai figli dei migranti europei e asiatici (non mussulmani)! Fulcro della questione permane il fattore identitario, che non può non rapportarsi con un trascorso irrisolto. Peraltro, la presenza dei negri nel continente americano non consegue a normali moti migratori, ma a una deportazione. Un trascorso che gli ostacola un’identità “americana”, non perennemente controversa. In verità, anche gli schiavi nell’antica Roma vi erano giunti contro la loro volontà, ma quando terminavano la condizione di schiavo, di tornare nelle patrie “barbare”, anche questi neppure lo ipotizzavano... però trovavano una cultura che ne rispettava le differenze culturali, ne apprezzavano i vantaggi civici e si romanizzavano e tra loro vi stavano moltissimi africani negri, che cooperavano o figli di costoro, al trasferimento di bestie per i ludi gladiatori.

Non si può asserire “serenamente”, che gli afroamericani si siano americanizzati... I migranti europei e asiatici che popolarono e “costruirono” le americhe, vi erano determinati a “costruirsi” in esse e quindi rispettarne le norme civiche, mentre i negri sebbene l’abolizione della schiavitù, seppure gli aprì l’opzione a una sociale e paritaria partecipazione, il sentore di “dipendenza” da qualcuno privilegiato nella logistica e nel retaggio culturale, non venne mai meno. Gli afroamericani permangono una comunità emotivamente “ospite”, dentro un’altra che pur eterogenea, i suoi membri si integrano decentemente nel convivio e nei criteri di rispetto. La questione che permane consta che il popolo che manca un percorso di affermazione presso la patria storica e un’altra non vuole adottare “nel sentimento” fino a dimenticare o non rimpiangere le proprie origini anche culturali, nessuno può aiutarlo a compensarne e non ha altro che proseguire da dove lasciò! Osserviamo gli ebrei! Si può non avallarne la visione mistica e i criteri di convivio in ambiente eterogeneo, ma si atteggiano in coerenza e premiati da un valore sociofunzionale riconosciuto. Appena potuto, hanno fatto il possibile per appressare la patria primigenia, dove la loro identità ancestrale ebbe origine.

Questa ligiosità gli guadagna in stima e questo può valere di più che essere amati. I negri dispongono di una “terra promessa”, fertile e bellissima, da riconquistare e innescare quel ripristino ancestrale che li ricomponga con le proprie radici! Si immagini se tornassero a vivere in Africa portando etica, cultura e ricchezze personali! Come Giacobbe, sfruttato dallo zio Labano. Questi fu poi costretto a lasciarlo andare con mogli, servi e beni. Giacobbe non tentò di uccidere i figli di Labano, per vendicarsi o derubarlo dei suoi beni, ma sopportò sino a quando la “giustizia di Dio” lo rese invincibile sul male e in diritto      di premio. Il popolo negro non può alienarsi a   dinamiche che non competono soltanto retaggi mistici, ma la mera logica, se ambisce un futuro scevro dai fardelli del passato.

Il ritorno produrrebbe la prima connessione spirituale e confidenza fra l’Occidente e l’Africa. Qualcuno ravvisa che l’Occidente nutra qualsivoglia fiducia, in qualcosa (centro) africano? È divenuto un contesto umano perennemente “chieditore” e specializzato nel “dammi dammi”, a cui quasi tutti i suoi abitanti si uniformano. “Tornare”, consentirebbe il riscatto morale ed economico ed è possibile in quest’epoca. Non “tutti”, basterebbe quella quantità che farebbe percepire agli africani negri, di non essere quegli ultimi assoluti, che neppure gli antenati fortunati vogliono ricordare! L’intero continente proferirebbe in inglese,    come lingua “franca” e ne conseguirebbe una prosperità che disincentiverebbe le dispute, poiché spesso è la miseria a incendiarle.

Si decomporrebbero come secche sterpi, anziché bruciare la foresta! Nonostante, la schiavitù fu una storica occasione per un popolo primitivo, di inserirsi in una civiltà avanzata. Tesoro, che mai avrebbero acquisito altrimenti e giace agonizzante nelle infernali periferie americane, dove si uccidono fra di loro e con gli etnici competitori per valori anche irrisori, come i confratelli africani fanno da sempre per contingenze ambientali e tradizioni tribali millenarie. Un orgoglio simile a quello ebraico, li indurrebbe nella landa di origine per farne un giardino  curato e gli ingenti aiuti produrrebbero ben altri benefici, invece di finire nelle mani dei signori della guerra! Peraltro, l’aiuto dei “bianchi viene inevitabilmente visto come briciole di ricchi mercanti, alle cui tavole imbandite mai sederanno.

Un aiuto dai confratelli di razza, allevierebbe certamente questa percezione. Per sopperire a una sfortuna storica, questo è un cammino promettente. Chi ama la sua terra, ama tutte le terre e queste lo accolgono. Chi la dimentica è dimenticato da tutte e lo rifiutano. Il colore della pelle non consentirà di eludere tale regola, dacché tutti paghiamo le colpe dei nostri antenati e le addizioniamo con le nostre! Permanendo la situazione africana, anche dopo secoli qualsiasi negro, pur naturalizzato occidentale, potrà incontrare qualcuno che gli chiede del motivo di attenersi distante dall’Africa, costringendo altri a combattere per lui. Infamie come bambini soldato, lavoro minorile, annichilimento delle donne e “il negro senza lavoro affamato e perseguitato che scappa dall’oppressione”, sono divenuti un classico dialettico della nostra epoca ed enunciati nella onnipresente retorica cattolica e marxista (di tutto incolpa l’Occidente, come se in Africa fossero tutti santi e virtuosi), emergeranno nella cruda realtà: la negligenza di una intera razza, con cui l’Occidente è stato connivente e non per scrupoli nobili.

Non ci si facciano illusioni: l’Africa può venire bonificata dalle sue tare, soltanto dagli africani!

Se l’abbandonano, non ha speranza!

 (Tratto dal libro “L’era del fuggitore”)

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