L'Italia al palo. L'Istat conferma la crescita zero nel secondo trimestre

L'Italia al palo. L'Istat conferma la crescita zero nel secondo trimestre

Alla fine di agosto, Matteo Renzi ha pubblicato una serie di 30 slide per illustrare trenta mesi di governo Renzi in numeri. I numeri di ieri, rigorosomante smorti e rappresentati in grigio sono tutti negativi rispetto ai numeri di oggi, rappresentati rigorosamente in rosso, e ben evidenti.

La propaganda ha le sue regole. Ma la propaganda tende a nascondere o mistificare la realtà e, nel caso specifico, la tanta polvere nascosta sotto le slide di Renzi.

A ricordargli la realtà, questa mattina ci ha pensato l'Istat con la pubblicazione dei conti economici relativi al secondo trimestre. Il solo miglioramento del fatturato nel settore dei servizi, ha fatto anticipare al MEF che il dato sul PIL per il periodo aprile - giugno sarebbe stato incoraggiante. Non è stato così.

Nel secondo trimestre del 2016 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre del 2015, confermando il dato preliminare diffuso dall'Istat il 12 agosto, che aveva misurato la stessa variazione congiunturale e una variazione tendenziale dello 0,7%. La variazione acquisita per il 2016 è pari a +0,7%.

Per quanto riguarda la domanda interna, i consumi sono stazionari. Le famiglie hanno incrementato la loro spesa dello 0,1%, ma si deve anche registrare un calo del -0,3% della spesa della Pubblica Amministrazione, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione del -0,3%. Le importazioni sono aumentate dell'1,5% e le esportazioni dell'1,9%.

Però, i dati positivi non sono dovuti tanto alle vendite, quanto alle scorte. Infatti togliendo tale fattore i consumi di famiglie e Istituzioni Sociali Private (ISP) e per gli investimenti fissi lordi risultano stabili, mentre risulta negativo (-0,1%) per la spesa della Pubblica Amministrazione.

Sul valore aggiunto, agli incrementi nell'agricoltura (0,5%) e nei servizi (0,2%), si contrappone il dato nell'industria con una diminuzione del-0,6%. All'interno dei servizi si rilevano settori in flessione e settori in espansione: incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (0,5%) e quelle del comparto del commercio, trasporto e alloggio (0,4%); all'opposto, il calo più marcato riguarda le attività finanziarie e assicurative (-0,6%).

Già il PIL dello scorso anno non esaltante era dovuto non tanto ad una ripresa italiana, quanto a fattori esterni che poco avevano a che fare con il miglioramento delle condizioni economiche del nostro paese, come il prezzo del petrolio in ribasso, il cambio euro dollaro favorevole alle esportazioni, il QE della BCE. Togliendo dal PIL i benefici introdotti da questi fattori, probabilmente, la crescita dello scorso anno sarebbe risultata inesistente o quasi.

Il problema per Renzi e Padoan, per il loro bilancio di previsione, è che entrambi hanno giocato con numeri che già lo scorso anno destavano qualche perplessità, proprio a causa dell'andamento economico dei paesi extra UE che non poteva garantire lo stesso livello di esportazioni del passato. Dato ampiamente conosciuto. E non può essere credibile un Padoan che qualche settimana fa ci parlava dei dati economici italiani sotto le previsioni perché i paesi asiatici non acquistano più come prima e perché a questi si è aggiunta la Brexit, i cui effeti non possono ancora essere visibili sui rapporti commerciali fintantoché i nuovi accordi, non ancora discussi, non vengano messi in pratica.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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