I testimoni di Geova hanno sempre basato la loro propaganda sulla fine del mondo. Non che siano gli unici a farlo, questo va detto, anche gli avventisti, i mormoni o i gruppi evangelici di origine americana sono affascinati dall'idea che questo mondo possa sparire da un giorno all'altro. Possibilmente in modo traumatico, indiscriminato e senza fare distinzioni tra un filantropo generoso e un criminale incallito.

Il primo a stabilire una data per l'avvento dell'Apocalisse fu il loro fondatore, Charles Taze Russel, che fissò la fine per il 1914, basandosi su improbabili calcoli ricavati dalla Bibbia. In quell'anno l'ex pastore avventista e i suoi collaboratori credevano che sarebbero stati rapiti e portati in cielo per regnare con Cristo. Invece rimasero sulla Terra amareggiati e delusi. Questo però non li scoraggiò e li spinse a credere che la prima guerra mondiale sarebbe sfociata in un fantomatico conflitto universale chiamato Armaghedon. Armaghedon, va detto, compare una sola volta nella Bibbia, nel libro dell'Apocalisse, e secondo l'interpretazione cattolica rappresenta la lotta tra le forze del bene e del male per liberare i cristiani dai nemici che li perseguitano, e non si riferisce a un olocausto mondiale che sterminerà il genere umano. 

Benedetto XVI fu chiaro su questo tema: “Gesù non descrive la fine del mondo e, quando usa immagini apocalittiche, non si comporta come un «veggente». Al contrario, egli vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna”.

E infatti la prima guerra mondiale passò senza colpo ferire e allora i testimoni di Geova, come loro abitudine, spostarono la fine per il 1925. Il secondo presidente della Watchtower, Rutherford, nel 1923 tenne anche un discorso internazionale dove affermava che “milioni di persone ora viventi non moriranno mai”.  Un secolo dopo, invece,  quelle persone sono tutte morte, compreso l'oratore, segno di una convinzione che rasentava la presunzione di poter conoscere anno, mese, giorno e magari pure l'ora in cui il mondo sarebbe finito. Una presunzione che non si arrestava davanti ai fallimenti e che li portò a fissare la fine per il 1941, in piena seconda guerra mondiale, finendo per restarne delusi per l'ennesima volta. 

Per qualche anno smisero di predire date certe, fino al 1975, l'anno che per i testimoni di Geova rappresentò una vera e propria Caporetto. Qualche tempo prima, infatti, il corpo direttivo cominciò a pubblicare articoli in cui affermava che in quell'anno sarebbero finiti i seimila anni di dominio umano e molto probabilmente sarebbe cominciato il millenario regno di Cristo sulla Terra. La data fu presentata inizialmente in sordina ma poi andò facendosi via via sempre rumorosa, tanto che in poco tempo centinaia di migliaia di persone si associarono all'organizzazione convinti di poter ereditare il paradiso comodamente e dopo aver fatto per anni i cavoli loro. Quando il 1975 passò senza che succedesse nulla, dentro l'organizzazione si scatenò il finimondo: nel giro di due anni il movimento perse 1.000.000 di fedeli, molti dei quali erano giunti perfino a licenziarsi e a vendere i loro beni, convinti che non servissero più, tanta era l'irrazionalità che li aveva accecati.

Da quel momento in poi i testimoni di Geova hanno smesso di fissare date, ma hanno continuato a dire che la fine è sempre dietro l’angolo, sempre imminente, sempre vicina, sempre più disastrosa, come le loro profezie. Poco importa se questo vuol dire arrampicarsi sugli specchi, manipolando la Bibbia per mantenere in piedi un gioco improntato su narrazioni fantasiose e, per certi versi, fraudolenti. Già, perché i papi della Watch Tower affermarono, convinti, che la generazione nata nel 1914 non sarebbe passata prima che il mondo finisse. Più di un secolo dopo, quella generazione è morta e sepolta, riposa in pace al cimitero, eppure il mondo sta ancora in piedi. Ed ecco allora il gioco di prestigio: nel 2010 il corpo direttivo si inventò una seconda generazione che sostituisse quella del 1914 e che sarebbe nata nei nostri giorni. Un modo subdolo ma neanche tanto velato per prolungare la fine all’infinito. 

Uno stratagemma inventato senza alcuna base scritturale ma che i testimoni di Geova assorbono acriticamente perché spinti dalla speranza, dal desiderio ma anche dal timore di contraddire un movimento che non tollera obiezioni al suo interno. Un gioco contro cui anche Cristo mise in guardia quando disse: “Guardate che nessuno vi inganni, perché molti verranno in base al mio nome dicendo ‘Sono io’ e il ‘tempo è prossimo’. Voi però non seguiteli”.

Molti invece li seguono e finiscono per diventare schiavi di uomini che concepiscono la religione come un business. Che, mentre predicano l’imminenza del disastro, loro nel frattempo vivono in ville di lusso, viaggiano in business class, alloggiano in alberghi rinomati. E tutto questo mentre i loro fedeli continuano ad aspettare, a sperare e a contribuire. Non c’è che dire: per certi gruppi religiosi la fine del mondo rende davvero bene.