Matteo Salvini e la chiusura dei porti: la legalità non è razzismo

Matteo Salvini e la chiusura dei porti: la legalità non è razzismo

Premetto che non sono leghista. Anzi, a essere più precisi, non sono né per la Destra né per la Sinistra: sono per la giustizia. Un termine sconosciuto al giorno d’oggi. E non parlo della giustizia dei tribunali. Parlo di un altro tipo di giustizia: quella ideologica, morale, cristiana.

Se un governo promette e poi mantiene va ammirato. Non importa sotto quale stemma si presenta. Se un governo cerca di riportare un po’ di ordine e di legalità in un Paese lacerato dalla piaga dell’illegalità, poco importa se è di Destra, di Centro, di Sinistra, leghista, pentastellato, berlusconiano o staliniano. Io patteggio per lui.

Salvini, come promesso, ha chiuso i porti per frenare questa invasione da sbarco a Dunkerque che stavamo subendo. Ha dato via al censimento dei rom. Ha ordinato un giro di vite sui richiedenti asilo politico. Ha tagliato i fondi per l’accoglienza, scavando un po’ di terreno da sotto i piedi degli sciacalli che sui migranti costruiscono fortune.

Per me questo non è razzismo: è legalità. E’ opporsi a quel livello di corruzione che con i vari governi di Sinistra aveva raggiunto livelli da primato mondiale. Riducendo l’Italia a terra di conquista per finanzieri avidi, trafficanti di uomini, Ong pseudo-umanitarie, cooperative rosse, faccendieri di ogni grado e risma.

Non sono il portavoce di Salvini. Ma non credo che il ministro degli Interni voglia discriminare gli immigrati che hanno titolo per entrare e rimanere in Italia. Penso piuttosto che voglia porre un freno a quello sciacallaggio migratorio che gente come Renzi, Gentiloni, Boldrini, Grasso, Bonino e altri come loro hanno perpetrato per anni.

Pensare che le politiche del governo verde-oro siano politiche razziste e xenofobe, vuol dire arrampicarsi sugli specchi. Vuol dire non avere altri argomenti a sostegno della propria volontà di farci invadere dall’Africa, se non le solite prediche papali sulla necessità cristiana di accogliere tutti, anche criminali e terroristi.

Porre un problema delicato, che non è razziale ma di sicurezza e di legalità, non è reato e, anzi, può giovare a tutti. E se dopo il blocco della nave Aquarius, Francia e Germania si sono rese disponibili a trattare con l’italia sull’emergenza immigrati, vuol dire che questo governo sta facendo i fatti. Le chiacchiere, semmai, dopo.

Categoria Politica
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