Angela (un nome di fantasia) è una donna napoletana che ha trascorso la sua giovinezza nei testimoni di Geova. Qualche tempo fa, ha raccontato la sua storia al quotidiano Fanpage.it, a patto che non fossero rivelati il suo nome e la sua foto perché teme ripercussioni dai propri familiari che sono ancora seguaci di questa religione. Da qualche tempo è in cura da uno psicoanalista per traumi che dice di aver subito fin da piccola. Traumi cagionati da un'infanzia difficile trascorsa in una religione dalle regole intransigenti. 

Angela è infatti una di quei tanti testimoni di Geova nati in famiglie di testimoni di Geova. Famiglie che certi insegnamenti te li inculcano già nella culla. I suoi primi turbamenti sono legati proprio all'infanzia. A soli 5 anni, quando ancora gioca con le bambole, i suoi genitori le spiegano cosa sia il sesso e cosa sia l'incesto. Scendono anche nei particolari, spiegandole come si concepisce un bambino. Teoricamente, dice Angela, lo facevano per proteggerla da condotte errate, ma lei confessa di esseri sentita turbata per spiegazioni così intime. 

A 10 si battezza ed entra formalmente nei testimoni di Geova. E qui cominciano i suoi problemi con la religione, perché la ragazza-per i veti imposti dalla sua religione-è obbligata a non frequentare i compagni di scuola, considerati dai genitori e dagli anziani della congregazione delle “cattive compagnie” e proprio per questo subisce atti di bullismo dai sui amici, senza che i suoi genitori intervengano per proteggerla.

A 12 anni cominciano le prime avvisaglie che la spingeranno ad abbandonare il culto. La ragazza finisce davanti a un “comitato giudiziario” per aver rubato un cellulare a una compagna di classe per scherzo, restituendolo subito dopo. Gli anziani la rimproverano e l'affidano a due “sorelle” che la sorvegliano per un anno intero affinché non ripeta più certi comportamento disdicevoli. Passa poco tempo e la ragazza finisce di nuovo davanti al tribunale della chiesa per aver fumato una sigarette e partecipato a una manifestazione studentesca. Entrambe le cose sono abitudini vietate dalla sua religione.

Il colpo finale lo subisce a 15 anni. Angela si innamora di un ragazzo non testimone di Geova e finisce per l'ennesima volta davanti al comitato giudiziario. Gli anziani la sottopongono a un interrogatorio di terzo grado. Vogliono sapere se ha fatto sesso e come lo ha fatto. Vogliono i dettagli. Minacciano anche di raccontare tutto al padre se non si fosse pentita e non avesse lasciato il giovane. È la goccia che fa traboccare un vaso che andava via via riempiendosi sempre di più, tra rimproveri e divieti. Angela decide di abbandonare i testimoni di Geova e da allora va incontro all'ostracismo di “fratelli” e parenti. Tanto più che a 20 anni, nel 2008, perde in poco tempo il padre e la madre e si ritrova sola perché nessuno dei parenti, che fanno ancora parte della congregazione, è disposto a starle vicino. “Predicano la pace e l’amore-racconta Angela-ma è solo una grande ipocrisia. In dieci anni di malattia, nessuno dei fratelli di mia madre, che sono testimoni di Geova, è mai venuto a trovarla”.

Angela oggi ha 33 anni e ha deciso di raccontare la sua esperienza ai media, sottolineando il clima da regime totalitario che esiste tra i testimoni di Geova. “L’ambiente dentro i testimoni di Geova è asfissiante. Il controllo psicologico è assoluto, simile a un regime totalitario. Ogni fedele finisce per spiare gli altri, per vedere se compiono dei peccati e poi riferirlo agli anziani. Viene instillato un senso di colpa costante per cui hai sempre paura di dispiacere a Geova. E anche quando abbandoni questa religione questo sentimento ti rimane dentro ancora per molto tempo”, racconta la donna che ancora oggi deve fare i conti con un passato che le ha lasciato ferite profonde nell'animo e nella mente.