Il Partito Democratico ammette di aver perso, ma non così tanto come potrebbe sembrare

Il Partito Democratico ammette di aver perso, ma non così tanto come potrebbe sembrare

L'analisi del voto delle amministrative 2016 da parte del PD? È già stato reso noto ed è espresso nella nota che annuncia la Direzione PD che si terrà venerdì 24 giugno proprio sull'analisi del voto.

"I ballottaggi segnano per i candidati del PD una sconfitta netta senza attenuanti a Torino e Roma contro le candidate del M5S e una vittoria chiara e forte a Milano e Bologna contro i candidati delle Destre.

Il quadro nazionale, invece, è molto articolato. Perdiamo alcuni Comuni dove abbiamo governato a lungo e vinciamo in altri Comuni dove da vent’anni la destra era maggioranza.

La Lombardia, per esempio, vede per la prima volta tutti i Comuni capoluogo ormai a guida PD. Vinciamo da Varese a Caserta, in zone per noi difficili. Ma resta l’amaro in bocca per alcune sconfitte molto dure, da Novara a Trieste.

È dunque evidente il dato frastagliato del voto territoriale, dato che contiene peraltro anche alcune indicazioni nazionali su cui la Direzione nazionale del PD rifletterà il prossimo venerdì 24 giugno, a partire dalle 15.

A tutte e tutti i sindaci i migliori auguri di buon lavoro da parte del PD."

Che cosa è possibile ricavarne? Che l'ammissione della sconfitta è usata per non confessarne le vere cause. In sostanza si dice che la sconfitta è un pareggio, ma soprattutto, che le motivazioni non sono dovute ad un PD che sta scimmiottando la destra.

Ecco l'analisi di Orfini, presidente del Partito Democratico: «Sicuramente è una sconfitta per noi. Aver perso Roma e Torino brucia ed è doloroso. Naturalmente, ci sono anche delle vittorie come quella di Milano e di altre città che strappiamo alla destra, ma il segno è inequivocabilmente negativo. I grillini e la destra, aggiunge, sono il vero partito della nazione.

E’ evidente che nelle città dove abbiamo perso con i 5 Stelle, loro hanno catalizzato i voti di tutte le forze che si opponevano a noi e sono riusciti a sommare i loro voti con quelli di tutta la destra, da Casapound, alla Lega e Forza Italia. Fondando il vero partito della nazione. Mentre dove siamo andati al ballottaggio con la destra, noi siamo riusciti a vincere e spesso a strappare roccaforti storiche.

Sono convinto che intorno al referendum c’è nel Paese una maggioranza ampia, maggiore di quella parlamentare. Sta a noi avere la capacità di unire il Paese su quel progetto. Questo voto e il referendum sono piani del tutto differenti.»

Matteo Orfini, però, si dimentica di dire che ai ballottaggi contro la destra guidata da Forza Italia ha vinto solo grazie alla sinistra, le cui istanze sono state volutamente e attentamente ignorate nelle scelte politiche del governo Renzi.
Matteo Orfini, nonostante ricopra un incarico di rilievo ai vertici del PD, non sembra dotato della serenità e della lucidità sufficiente per analizzare oggettivamente i risultati del voto.
Infatti, il povero Orfini cercando disperatamente di far credere che i 5 Stelle abbiano vinto apparentandosi con le destre, mente spudoratamente, dimenticando che gli apparentamenti si fanno sulla base di precise richieste ufficiali... e non sulle decisioni degli elettori che autonomamente scelgono il partito e il candidato preferiti.

Più attendiste le dichiarazioni del vicesegretario del PD Debora Serracchiani che rimandano alle decisioni della Direzione di venerdì.

Al contrario, l'altro vicesegretario del PD, il renzianissimo Lorenzo Guerini, afferma che «Il Pd e i cinquestelle hanno vinto due grandi comuni a testa, mentre il centrodestra è ormai terza forza nel Paese. Certo, non è un turno amministrativo che ci vede soddisfatti. Ma non ci saranno conseguenze sul governo.»

Anche in questo caso, c'è la specifica volontà di non voler neppure ipotizzare che l'esito del voto sia stato pesantemente condizionato dalla scelta politica di Renzi che, sia da segretario del partito che da capo del Governo, ha indirizzato la sua attenzione verso la destra, ignorando qualsiasi istanza o richiesta di confronto provenisse da sinistra, sia dall'interno del partito che dalla società civile.

E questo nessun dirigente del PD non solo non lo vuole ammettere, ma neppure ipotizzare.

Roberto Castrogiovanni
nella categoria Politica
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