Tornano le elezioni e, con esse, torna anche la propaganda leghista. Matteo Salvini ha ripreso a sventolare lo spauracchio dell'immigrazione, un tema che, già quattro anni fa, permise a un partito inchiodato al palo di salire al trentaquattro percento e andare al governo, chiudendo porti, “sequestrando” immigrati, litigando con Bruxelles.

La Lega cerca un nemico su cui costruire il consenso popolare. E questo nemico è tornato a essere l'invasore straniero. Chi conosce un po' di storia sa che Joseph Goebbels fece la stessa cosa: scelse gli ebrei come capro espiatorio su cui vomitare l'odio tedesco. “Ripeti una bugia dieci, cento, mille volte e diventerà una verità”, diceva lui. E le bugie propagandate dal delfino di Hitler fecero presa su un popolo che vide negli ebrei la razza da sterminare.

Sono passati gli anni e non è cambiato nulla. La propaganda continua a essere l'anima della politica. Solo che Goebbels è stato sostituito da Salvini che, a due mesi dalle elezioni, ha ripreso la solita cantilena dell'invasione africana, della sostituzione etnica, dei pericoli che minacciano la nostra sicurezza. Sembra quel mago che tira fuori il coniglio da cilindro solo per illudere il pubblico e diventare una star riconosciuta a livello nazionale.

Solo che a differenza di un mago, che può contare soltanto su un pubblico televisivo, Salvini può contare sui media di regime e su quel circo chiamato social network, diventato terreno ideale per ogni genere di bufala, di fake news, di teorie complottiste. E così, grazie alla propaganda leghista, le persone preferiscono credere che il nemico venga da lontano per invaderci e sostituire il popolo italiano, magari massacrandoci tutti con il machete. 

La Lega ha sempre basato la sua propaganda sull'odio. Per Bossi gli avversari erano i meridionali mafiosi. Poi è giunto Salvini e, davanti al fenomeno migratorio, ha compreso che era meglio ingraziarsi pure le simpatie dei terroni del Sud e far credere a tutti che il nemico adesso avesse la pelle nere. E gli italiani, allocchi, continuano a credergli anziché compierla loro una magia: ricacciare la Lega in quel cilindro di putredine da cui è venuta.