Gabriele D'Annunzio ha subito una damnatio memoriae che lo ha quasi fatto sparire dal dibattito critico, e l'immagine che di lui ci è stata a lungo trasmessa è quella di un irragionevole guerrafondaio, un sessuomane o una sorta di pagliaccio della letteratura.

Comunque la si pensi, uno scrittore, e in genere un artista, non si dovrebbe mai giudicare dalla condotta di vita, che scorre al di là dell'opera e non la rende più vera o importante.

Céline era un agente nazista? Era razzista? Io guardo alla bellezza del suo Viaggio al termine della notte e, da lettore, mi spoglio di ogni tentazione censoria e giudico lo scrittore, che è sicuramente immenso. Altrimenti finirò per chiedermi: i quadri di Hitler erano brutti perché li aveva dipinti lui?

E Picasso? Dovrei detestarne l'opera perché il genio di Malaga aveva un carattere così egoistico e teso a rubare energia e idee agli altri da essere soprannominato "Pablo il Vampiro"?

D'Annunzio accolse con favore l'ascesa al potere di Benito Mussolini, anche se, dopo il fallimento dell'impresa fiumana, ponendosi in contrasto con il proprio carattere di uomo dedito all'azione e sempre pronto a esporsi in prima persona, si era messo a osservare le vicende della politica romana dalla sfarzosa villa di Gardone, in una posizione piuttosto defilata.

Tuttavia, a lui si devono alcuni celebri motti che furono adottati da Mussolini e divennero espressione del sentire fascista. Parole fulminanti che evocano un mondo di intenzioni eroiche, amore per la patria, inviti al fare.

Il Vate di Pescara fu il più grande pubblicitario del suo tempo, consapevole che la penna combatte alla stessa maniera della spada, ma con una differenza: la spada uccide, la penna fa tornare in vita le coscienze morte.

Tra i motti di guerra più celebri, ne ricordo due: Memento Audēre Semper (ricorda di osare sempre), scritto con le iniziali maiuscole per evocare la sigla MAS, il motoscafo armato silurante usato come mezzo d'assalto veloce dalla Regia Marina; e il più guerresco Eia! Eia! Eia! Alalà!, che il fascismo farà proprio.

Secondo un'antica leggenda, "Eia!" era il grido con cui Alessandro Magno incitava il suo cavallo Bucefalo, mentre "Alalà!", già citato da Pascoli nei Poemetti Conviviali ("emise allora un alalà di guerra") veniva usato in battaglia dai guerrieri greci.

Scrive D'Annunzio: "Ricordo che il grido originario di battaglia fu da me rinnovellato all'improvviso in una notte d'agosto, mentre sul campo della Comina attendevo con la mia squadriglia l'ordine di partenza per il terzo bombardamento di Pola. Ero disteso nell'erba, sotto la mia prua; e balzai in piedi. E la mia ispirazione subitanea parve gonfiare tutti i cuori".

D'Annunzio fu creatore di originali slogan pubblicitari e marchi di fabbrica. In onore del Parrozzo, un dolce tipico abruzzese, scrisse un madrigale in dialetto: "È tante 'bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c'avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce".

Al Senatore Borletti suggerì il nome "La Rinascente" per la catena di grandi magazzini che si chiamavano "Aux Villes d'Italie", e ideò il nome "Saiwa" per l'omonima azienda di biscotti, ricevendone in omaggio forniture illimitate di quelle ghiottonerie che chiamava "le inimitabili gallette". Per gli inchiostri della ditta Sanrival di Padova concepì il lapidario slogan "Fisso l'idea".

E quando si trattò di magnificare le virtù dell'olio per automobili che dava una "divina velocità" alle sue lussuose auto, scrisse un motto che sarebbe piaciuto ai creatori di Superman: Ex celeritate lucem, Dalla velocità la luce.