Pollicino come la Brexit

Pollicino come la Brexit

Tratto dal racconto omonimo di Giovanni Esaltato

 

[…] E così fece. Venne quel mattino freddo e nebbioso dell’ottanta ove “sol ordin s'odono a trapassar le anime/con polveri da sparo unte di grassi/di truppe in sassi a marcia unanime/e di talun dal passo e cuore esanime/–Unò! Duè! Unò! Duè!–” (†) e ove continuò Pollicino¹ a essere un trasmettitore semplice, per il momento, nel mentre nuovi gradi comparivano sulle divise di trasmettitori orgogliosi. E tuttavia il solo atto di pensare ciò che è bene è un coraggio e tale ancor più è la rinuncia stessa, secondo quell’elevato desiderio umano che esalta la libertà dell’uomo operante e creatrice nell’immediatezza stessa della vita indicatoci da Erasmo da Rotterdam. Mai desiderato avrebbe Desiderio una siffatta Europa malfatta intenta a coinvolgere invano ingenui studenti a suo nome.

 

Quel “leave” dal grado nel quale invero non era neanche entrato, quel non voler più di tanto farne parte né voler permanere oltre in quel sistema di “orchi” fu per Pollicino una “Polexit” che doveva, anche solo ad egli stesso, dimostrare il valore della rinuncia a una investitura insensata, a una appartenenza innaturale. Un po’ fu come la “Brexit” degli anni a venire del Regno Unito da una Unione Europea nei fatti dimostratasi falsa, ipocrita e debole, come i bronzi di Riace dalla parvenza possente ma dalla struttura debole, cappeggiata da angeli neri come Mendelev e mercenari, ove non si può esser contro se non si è fuori, ove è necessario l’ardimento di un doveroso passo indietro subito per uno più grande e giusto avanti nel futuro e dalla quale “Brexit” dei saggi Inglesi e coraggiosi, emulatori del leggendario Robin Hood, come i politicanti Greci nella “Grexit” non furono, molto gli Italiani avrebbero avuto da apprendere e imitare per il futuro. [...]

 

Giovanni Esaltato

04/07/2016

dallebandenere
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