Sirti, azienda che si occupa di infrastrutture per telecomunicazioni e information technology, lo scorso 14 febbraio ha reso noto che 830 dei suoi 3.700 dipendenti, oltre il 20% degli occupati, sono da considerarsi in esubero.

I licenziamenti riguarderebbero in maniera diffusa, su tutto il territorio nazionale, sia operai che impiegati. Immediata la protesta dei sindacati, nonostante Sirti abbia giustificato la propria decisione riconducendola a "condizioni di mercato, che hanno generato pesanti perdite finanziarie nell'ultimo biennio, scarsa marginalità e ulteriore frammentazione dei soggetti imprenditoriali concorrenti".

La risposta dei sindacati è "la sospensione dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo e, al contempo, l'apertura di un confronto con il governo, al fine di effettuare un'analisi approfondita per ricercare le opportune soluzioni che potranno anche prevedere l'utilizzo di ammortizzatori sociali non espulsivi, favorendo il ricambio occupazionale, tramite riconversione professionale e accompagnamento alla pensione", oltre all'apertura di un confronto nell'ottica del raggiungimento di un'intesa.

La decisione di Sirti, al di là delle conseguenze pratiche ed immediate per i lavoratori interessati, risulta anche sorprendente se collegata all'esigenza di dare impulso allo sviluppo delle infrastrutture di comunicazione del Paese. Infatti, ad essere maggiormente colpita sarebbe la business unit dedicata alla realizzazione e manutenzione delle reti, comprese quelle in fibra.

Non una notizia che induce ad ottimismo riguardo al futuro andamento dell'economia del Paese se ad essere in crisi è un'azienda che opera in un settore che dovrebbe avere notevoli prospettive di crescita, visto che le reti in fibra e 5G vengono spacciate come imprescindibili per il rilancio dell'Italia.