Quasi lo stesso stipendio tra dipendenti pubblici e privati prima del rinnovo del contratto nel pubblico impiego

Quasi lo stesso stipendio tra dipendenti pubblici e privati prima del rinnovo del contratto nel pubblico impiego

Con il recente "aumento elettorale" del salario nel pubblico impiego, si è interrotto il blocco degli stipendi pubblici durato ininterrottamente dal 2010 fino alla fine del 2017, anche se il rinnovo contrattuale prevede che la data di inizio sia il 2016 con scadenza al 2018.

Con il blocco durato sei anni, le retribuzioni medie annue lorde dei dipendenti privati si sono quasi allineate a quelle dei colleghi del pubblico impiego che, comunque, nel 2016 risultavano sempre superiori di 606 euro. Prima del blocco, il divario era addirittura di 4.244 euro!

Nel 2016, invece, ultimo anno in cui è possibile eseguire la comparazione, la retribuzione media annua lorda di un dipendente del settore privato ammontava a 33.192 euro (+9,1 per cento rispetto al 2010), quella relativa ad un dipendente del pubblico impiego, invece, a 33.798 (-2,5 per cento rispetto al 2010).

Questi dati sono forniti dalla Cgia di Mestre che ricorda altri due elementi da tenere in considerazione per un raffronto il più corretto possibile:
- i dipendenti pubblici lavorano mediamente 36/38 ore alla settimana, mentre i lavoratori del privato per almeno 40 ore;
- il dato medio della retribuzione dei dipendenti pubblici include anche gli stipendi dei dirigenti con mansioni apicali che, per alcuni livelli di inquadramento, sono i più elevati d’Europa.

I top manager pubblici, ovvero i dirigenti direttamente al di sotto dei ministri o dei segretario di Stato che mettono in pratica le decisioni politiche prese da chi governa, secondo l’ultima rilevazione dell’Ocse riferita al 2015, hanno infatti un reddito complessivo medio lordo di 356.349 euro all’anno: il 39,9 per cento in più di quello percepito da un pari livello tedesco, il 42,8 per cento in più di un britannico, il 45,9 per cento in più di un francese e addirittura il 98,4 per cento in più di uno spagnolo. Rispetto al dato medio dei Paesi Ocse, i manager italiani presentano un reddito superiore di oltre il 70 per cento.

Nel privato, le buste paga più pesanti le ricevono i dipendenti dell’industria con 35.200 euro lordi all’anno; seguono coloro chi lavora nei servizi con 32.849 euro lordi e nelle costruzioni, 27.836 euro lordi.

Nel pubblico, invece, sono i dipendenti negli enti previdenziali a percepire le retribuzioni più alte con 45.540 euro lordi all’anno. A seguire i dipendenti degli enti locali con 35.235 euro lordi (39.070 euro per i lavoratori della sanità); seguono gli statali con 32.515 euro lordi all’anno.

Secondo il Segretario della CGIA Renato Mason, «se grazie al blocco degli stipendi pubblici lo Stato ha potuto beneficiare di un importante contenimento della spesa, tutto questo, però, ha generato delle implicazioni negative sul fronte dei consumi interni. Con la diminuzione del potere di acquisto, questi lavoratori hanno consumato meno, contribuendo a mettere in difficoltà soprattutto i piccoli negozi e le botteghe artigiane che vivono quasi esclusivamente di domanda interna.»

In base all'ultima considerazione, da notare anche che l'occupazione nel pubblico impiego continua a scendere. Se nel 2010 era di 3.510.000 unità, dopo 6 anni è scesa a 3.377.000 (-3,8 percento). Ma anche nel privato c’è stata una contrazione, dai 9.939.000 di occupati del 2010, si è passati ai 9.831.000 (-1,1 percento) del 2016, soprattutto a causa del crollo registratosi nelle costruzioni dove si sono persi 244.000 addetti a tempo pieno, pari ad una variazione del -23,3 per cento.

Mario Falorni
Categoria Economia
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