Come la tela di Penelope

Come la tela di Penelope

Il contratto di governo in gestazione tra M5S e Lega ricorda sempre più la tela che la fedele Penelope tesseva di giorno per poi disfarla di notte.

Con troppa faciloneria Di Maio e Salvini si erano impegnati con il Capo dello Stato ad accordarsi sul contratto nel giro di pochi giorni.

Eppure, era evidente a tutti, anche ai più disinformati, che tra il programma pentastellato e quello leghista erano molto più numerosi i punti di sicura divergenza che non quelli di possibile convergenza.

E come prevedibile i nodi stanno venendo puntualmente al pettine!  

Quando ieri Salvini, dopo il nuovo faccia a faccia con il presidente Mattarella, si è presentato in sala stampa per le dichiarazioni di rito è apparso indispettito e nervoso come se l’incontro avesse presa una piega a lui non gradita.

Il tono di voce e le parole erano chiaramente acidule nel sottolineare come su temi, irrinunciabili per la Lega, permanessero ancora molte ed importanti discrepanze con il M5S.

Salvini ha anche detto e ribadito che lui è impegnato a far sì che nel contratto siano recepite le istanze di tutto il centrodestra perché lui al tavolo con il M5S rappresenta tutta la coalizione.

Una puntualizzazione, questa, non marginale sia perché confermerebbe che Salvini, nel trattare con il M5S, di fatto sia sempre teleguidato da Arcore, sia perché potrebbe voler dire che Di Maio debba rinunciare a quei temi, invisi al centrodestra, che sono però cavalli di battaglia del programma pentastellato.

Prima di Salvini in sala stampa si era presentato Di Maio che, esibendo il suo consueto sorriso stereotipato, ha espressa soddisfazione per il rinvio di alcuni giorni ottenuto dal presidente Mattarella, e ha ostentata molta sicumera sulla stesura di un contratto di governo per i cinque anni della legislatura.

A differenza di quanto avrebbe manifestato poco dopo Salvini, il tono di voce ed il linguaggio di Di Maio sono apparsi del tutto privi di inquietudine, forse ammorbiditi dall’autocompiacimento di trovarsi ancora una volta nella sala stampa del Quirinale davanti ad una selva di telecamere e taccuini

Ha fatto cenno ad alcuni dei temi del programma pentastellato che sarebbero già stati concordati ed inseriti nel contratto, evitando però di citare, per esempio, la legge sul conflitto di interesse, la revisione della prescrizione, la riforma RAI, cioè proprio temi che Salvini, come delegato di tutto il centrodestra vorrebbe imporre di escludere dal contratto.

Insomma, un altro passaggio inconcludente nel percorso di questa crisi di governo che dura oramai da oltre 70 giorni.

Salvini è tornato ad evocare il ritorno alle urne soprattutto qualora alla Lega non fosse concessa carta bianca su immigrazione, sicurezza, giustizia, modifica dei vincoli con l’UE.

Di Maio, invece, è apparso più possibilista ed apparentemente non preoccupato di dover rinunciare a significative parti del programma pentastellato pur di arrivare alla formazione di un governo con la Lega.

È molto probabile, per contro, che ad essere particolarmente deluso da questi nuovi incontri sia stato proprio il Capo dello Stato che sperava in concreti passi avanti nelle trattative tra M5S e Lega.

Ne è conferma lo stringato comunicato, emesso dal Quirinale nella serata di ieri al termine degli incontri, che si è limitato a confermare che il presidente Mattarella ha concessi altri giorni a Salvini e Di Maio.

Ora, considerando che il contratto di governo, sempre che si arrivi alla sua esplicitazione, dovrà essere sottoposto ai militanti M5S sulla piattaforma Rousseau ed ai militanti leghisti sabato e domenica nei gazebo, assisteremo ad un’altra inutile settimana di attesa con dichiarazioni e smentite.    

Categoria Politica
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