L'ACCUSA:

Signor Presidente e signori del Tribunale, farò ora l'arringa, poi lascerò la parola alla difesa. È a mio carico dimostrare l'infondatezza di ciò che pensano un po' tutti: che lo smartphone è un oggetto necessario e non un ammazzatempo per gente poco acculturata che una volta leggeva e ora chatta. 

Quindi innanzitutto vi confesso il mio fastidio, ogni volta che esco di casa, nel sentire la voce di un ufficiale della Wehrmacht (da intendersi: moglie) che dice, con un tono estremante stridulo: "Hai preso lo smartphone? Tienilo acceso e con te, sempre".

Quando eravamo fidanzati, passavamo interi pomeriggi senza vederci, e in quelle ore di dolorosa assenza il desiderio cresceva, diventava intenso, intollerabile al punto che vedersi era un'esplosione di sensi che inevitabilmente conduceva al sesso. Come tutto è cambiato da quando l'ossessione di essere rintracciabili ci fa camminare con un cellulare in tasca! Non c'è attesa, non c'è spasmo. In qualsiasi momento puoi soddisfare il desiderio di sentire la voce dell'altro. Sembra bello, ma è come quando, a Ischia, permettetemi quest'altro personale aneddoto, mi capitò di visitare un campo di nudisti: mi passavano di fianco centinaia di patonze e nella mia regione sub-ombelicale regnava la bonaccia. 

Lo smartphone, per la sua essenza di oggetto orwelliano, è un potente neutralizzatore della libido. I sacerdoti di una volta ammonivano i ragazzi troppo svelti di mano: "Anche se ti chiudi in bagno, Dio ti vede!". Oggi potremmo raccomandare ai nostri figli di non cedere al vizio solitario prima di avere spento il cellulare. Uno squillo inopportuno può interrompere il più eccitante dei film mentali.

Per tutto ciò che ho detto, credo che la sola condanna, il solo riconoscimento della negatività dell'imputato non sia una sanzione sufficiente a raggiungere il fine rieducativo che mi sono proposto portandolo in giudizio. Chiedo dunque la sua messa al bando immediata e irrevocabile.

LA DIFESA:

Signori della Corte, io non ho dubbi: chi sostiene che lo smartphone sia un oggetto antierotico ha fatto le scuole dell'obbligo dalle Monache cistercensi della stretta osservanza. Solo qualche baciapile che non tollera il sesso fuori dalla procreazione può infatti ignorare che questo simbolo del progresso e della cultura del presente, se usato in modalità vibratoria, sia uno stimolatore molto particolare. Basta inserirlo nell'apposita vagi… ops, chiedo scusa, signor Presidente… nell'apposita custodia di… pelle, e farsi chiamare. 

Mi fermo qui, all'esempio più eclatante, ma potrei parlare delle centinaia di applicazioni dedicate al sesso che, introducendo una infinità di giochi erotici e strumenti di corteggiamento hanno reso più stuzzicante e vario il panorama delle relazioni amorose e sessuali.

Se è vero che le aule di Tribunale si rispettano, è anche vero che nessun giudice potrà togliermi il gusto di una risata, quando vedo che il mio collega dell'accusa dimentica, o meglio: finge di dimenticare, che telefonia e sessualità sono un binomio inscindibile e fanno parte di uno stesso progetto, che è il progetto del piacere. Ciò fin da quando, sul finire degli anni '80, si diffuse il fenomeno delle linee telefoniche erotiche. 

"It’s loving that you need, satisfaction guaranteed", cantavano i Village People in Sex Over The Phone, un brano nel 1985, quando i cellulari non erano diffusi come adesso.

"È questo l'amore di cui ho bisogno, soddisfazione garantita".