IL PERSONAGGIO – Versatile, passionale ed eclettica. Ecco alcuni aggettivi che descrivono alla perfezione la romana dal sangue abruzzese Erika Eramo, artista della comunicazione (come ama definirsi lei, ndr), giornalista, organizzatrice di eventi, addetta stampa, scrittrice, insegnante, modella, attrice, cosplayer e tanto altro.
 
Una personalità eclettica. Oggi, nel giorno del suo onomastico, ha deciso di parlare un po’ di sé e di cosa ama della nostra Sicilia.

Auguri Erika! Quanto è felice di portare questo nome? Cosa significa?
 
«Tantissimo perché mi rispecchia. Non a caso i latini dicevano “nomen est omen”, ovvero “il destino è nel nome”. Il mio, in particolare, ha tre significati: “unica padrona”, “sempre dominatrice” e “ricca di onore”. Gli altri mi riconoscono un carattere dominante ed autorevole, da non confondere con l’aggressività o la strafottenza. Chi non mi conosce bene può pensare che una certa esuberanza provocatoria sia un voler prevaricare gli altri. Se si vuole trovare una parola che veramente mi calzi a pennello direi che mi ritengo sprezzante, ma nel senso della sprezzatura signorile».

Cosa intende per sprezzatura?
 
«Il superiore distacco intellettuale da persone, situazioni, atteggiamenti che mi circondano, ma che non è un voler essere diversa ad ogni costo. Già a 8 anni mentre nel momento della ricreazione gli altri bambini giocavano, io mi ritagliavo sempre uno spazio mio, seduta su una panchina centrale, dove riflettevo sulla vita, su come sarei stata da grande, sugli altri bambini e su chi sarebbero diventati in base ai caratteri, su me che avrei ripensato a quei momenti spensierati».

Crede la gente capisca la sua sprezzatura?
«No. Pensano io sia matta, o al massimo percepiscono questa mia esigenza intrinseca di provocazione e sfida come qualcosa di eccessivo, maniacale o esibizionista. Purtroppo la maggioranza è ignorante e va di fretta, non ha la calma interiore necessaria per capire che c’è un senso profondo in una battuta o in una riflessione. Dato che il vostro è un sito siciliano vi ricordo che esattamente dieci fa il curatore Alberto Zanchetta allestì alla galleria Zelle di Palermo una mostra di arte contemporanea con le opere di 9 artisti dal titolo “Sprezzatura. Homo faber, homo dialecticus” proprio per cercare di sondare il senso di questa affascinante parola. Non mi sembra però che la gente lo abbia colto. Il problema in Italia è che manca un’educazione estetica. Se non si sa distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è, tutto si sfalda. Oggi si legge il libro commerciale del vip di turno ma non si conosce, per esempio, chi è Cristina Campo, l’unica che ha colto il senso complesso della sprezzatura, ma, se anche la si conoscesse, in quanti saprebbero capirla veramente? “Gli imperdonabili”, “La tigre assenza”, “Sotto falso nome” e “Lettere a Mita”…i libri che vi consiglio di leggere se siete ancora capaci di emozionarvi».

In cosa la sprezzatura è legata al suo rapporto con l’eros?
 
«Il mio modo di viverlo in modo spontaneo, senza sovrastrutture. Ne parlo con semplicità, ironia ed immediatezza, fregandomene del giudizio altrui e senza mai prendermi troppo sul serio. Quello che dico e faccio dovrebbe essere la normalità, ma vedo solo limiti, tabù, ipocrisie da borghesucci medi che rendono le persone schiave e infelici, ma ciò che è più grave, inconsapevoli di esserlo».

Quali sono i suoi scrittori o poeti siciliani preferiti?
«Luigi Pirandello per la filosofia della maschera come frattura tra essere e apparire, l’umorismo come sentimento del contrario e l’io prismatico impossibile da conoscere, Leonardo Sciascia per lo spirito critico, anticonformista e sicilista (con i suoi noti chiaroscuri racconta molto bene la terra d’origine), Giovanni Verga per l’importanza della tradizione (per lui chi non la segue è destinato a fallire) e lo stile oggettivo che rispecchia l’aderenza ai valori propri del popolo siciliano, Salvatore Quasimodo per il connubio tra etica ed estetica, la ricerca di una poesia pura ed il senso della libertà spirituale individuale, Elio Vittorini per la capacità eccezionale d’indagare l’essenza originaria dell’uomo, il focus sull’infanzia e la visione della letteratura come strumento per capire la realtà. Non tutti sanno che Elio sposò Maria Rosa Quasimodo, sorella del poeta, perciò i due letterati sono cognati».

C’è un cantante siciliano che ama particolarmente e perché?
«Sì, tra l’altro lo considero il massimo esempio della sprezzatura nella musica. Lui è un autentico mostro sacro e proprio oggi ricorre un anno dalla scomparsa: Franco Battiato. Non solo amo tutti i testi, ma mi rispecchio nella sua essenza cerebrale, mistica e sensuale. In “E ti vengo a cercare” c’è una strofa che fa: “Questo secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità mi spinge solo ad essere migliore con più volontà…”. Questo è ciò che definisco la sprezzatura etica: il non riconoscersi nel contesto e quindi il cercare di andare oltre. Credo nella volontà più che nelle capacità individuali. Farà più strada chi pur con meno capacità ha più grinta e determinazione rispetto a chi si crogiola in un talento, senza coltivarlo».

Frequenta posti a Roma che sono collegati alla Sicilia?
«Sono golosa e siccome la vera cultura per me parte sempre dalla tavola prediligo girare per ristoranti. Uno dei miei preferiti è “Il Focolare”, in zona Monteverde a Roma, famoso per la sua cucina siciliana, che spazia tra primi e secondi (in prevalenza di pesce, ma ha anche carne di qualità) ed eccelle nei dolci. Il titolare, Roberto Stagnetta, è un padrone di casa ineccepibile, figlio di un siciliano (di Piazza Armerina, la città dei mosaici, in provincia di Enna) e di una veneta (di Giavera del Montello, nel trevigiano). Il suo motto è: “Ci vogliono 30 anni per fare un cliente e 3 minuti per perderlo”. Si sente un siciliano doc, in particolare per la ricerca della qualità sul lavoro (per esempio tra i pomodori il pachino è l’eccellenza ed il resto sono imitazioni) e per il carattere possessivo e geloso nella vita privata. Ricorda spesso una frase del padre: “Meglio portare le corna che essere malintesi” e per dirlo un siciliano, per cui l’onore ferito è tutto, c’è da credergli! Si contorna di collaboratori eccezionali, tra cui il brasiliano Andrea Vinholi, definito il Pelè dello zabaione (con me in foto). Tra i personaggi noti che mangiano frequentemente qui c’è Renato Zero, appassionato della pasta integrale (di solito con le vongole) e Carlo Verdone, affezionato ai piatti semplici, in particolare alla sogliola. Nel salottino interno del ristorante ha scritto alcuni dei suoi maggiori capolavori l’esuberante Roberto Benigni».

Per tornare al suo nome e quindi alle radici… chi dobbiamo ringraziare per averla chiamata Erika? Di dove è originaria?
«Dovete ringraziare la mia madrina Nadia. I miei genitori stavano scervellandosi per trovare un nome originale, possibilmente corto, non ancora troppo diffuso. Hanno iniziato a tirare fuori una lista lunga di nomi strani e per fortuna Nadia propose Erika che colpì subito i miei, anche per l’allitterazione poetica col cognome. Il secondo nome, registrato solo in chiesa, è Virginia, in onore della nonna paterna che non ho potuto conoscere, morta anni prima, nell’agosto del 1975. Tutti i miei parenti, da parte materna e paterna, sono abruzzesi, anzi marsicani. Sono una dominatrice cocciuta marsicana, quindi scappate tutti che vi mangio (ndr, ride). Tra un mese mio cugino carnale, Guido, che fa il comandante dei carabinieri a Napoli Stella, si sposerà con Giulia, catanese doc. Porteremo quindi un po’ d’Abruzzo nella vostra splendida Sicilia».

Di cosa si sta occupando ultimamente?
«La mia attività giornalistica ha virato più sulla parte “investigazione e sicurezza”, pur rimanendo sempre nell’ambito cultura, sport e spettacolo. Continuo la mia attività da modella e cosplayer per eventi di beneficienza. Sabato mi vestirò da Wonder Woman, insieme ad altri ragazzi dell’associazione “Supereroi senza superpoteri”, questa volta a sostegno dei bambini con malattie rare, in collaborazione con AMA.le».

I contatti
«Chi vuole rimanere informato sui miei progetti, può seguire il mio account Instagram o il mio profilo Facebook ».


I ringraziamenti
«Grazie a te, Gabriele per l’intervista e grazie a chi si è soffermato sul testo e non solo sulle foto (Guido Ricci e Beppe Donghia, sono i fotografi, Mauro Nardi il mio hair stylist e Sandro Urbano il cosmaker a cui vanno il mio affetto speciale ed imperitura stima). Abbraccio tutti virtualmente, in particolare chi non sta bene, ma soprattutto bacio la persona più importante della mia vita, che sta passando un momento difficile: “Pensa al mio motto “ad ardua ad excelsa”, perché è solo attraverso le difficoltà che si arriva all’eccellenza. Tu mi hai insegnato la perfezione, perciò resisterai perfettamente. Ti amo mamma».

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