Perché stupirsi degli scandali della politica se da sempre la politica vive di scandali?

Perché stupirsi degli scandali della politica se da sempre la politica vive di scandali?

Dalla alessitimia grillina alla distopia piddina, per capire come vanno le faccende in politica è ormai necessario avere un dizionario o un collegamento ad internet a portata di mano, oltre ad una laurea in legge, meglio se supportata da qualche anno di esperienza in cause che riguardino il diritto penale.

Da sempre le vicende politiche italiane si sono mescolate con quelle giudiziarie. Se vi è stata una pausa, è solo perché le vicende giudiziarie sono state sostituite da quelle terroristiche. Quindi, a ben vedere, l'attivismo dimostrato da entrambi gli schieramenti su chi sia moralmente degno di governare il Paese tra 5 Stelle e Partito Democratico è prima che noioso del tutto inutile.

Ai cittadini osservatori e ostaggi, al tempo stesso, di coloro che dovrebbero rappresentarli, non resta che assistere inerti a manovre e giochi di potere che finiscono solo per riguardare gli interessi di pochi. Inebetiti, ma anche ebeti, gli italiani sono chiamati a fare il tifo per l'uno o l'altro schieramento per consentire a qualche fortunato di vivere alle loro spalle, lautamente retribuito, facendo esclusivamente gli affari propri mascherati da provvedimenti di facciata che, nella sostanza dei fatti, finiscono per avere la consistenza di pura e semplice elemosina.

In questa realtà, non rimane che guardare disincantati alla routine di accuse e controaccuse che, anche nei prossimi giorni, continueranno a riempire, inutilmente, le cronache politiche, senza che nessuno abbia la dignità nel prendere atto della responsabiltà dei propri fallimenti.

Un esempio lo fornisce l'Unità, organo d'informazione del Partito Democratico, che in un articolo del 5 marzo illustra l'inconsistenza giudiziaria dell'inchiesta Consip con la classica etichettatura di sciacalli assegnata alle opposizioni (5 Stelle in testa), mentre la magistratura, a partire da quella di Napoli, com'è ovvio che sia è definita incape e giustizialista.

Ma se l'Unità usasse solo un po' di quella onestà intellettuale che pretende dagli altri, si accorgerebbe che quell'inchiesta nasce dalle dichiarazioni di manager assunti in ruoli apicali di aziende pubbliche proprio dallo stesso partito e dalle stesse persone che quei manager accusano di esser venuti meno al loro ruolo e alle loro responsabilità nella gestione della cosa pubblica.

Ma aspettarsi che questo accada è pura utopia. Quindi, avanti così, tra alessitimia e distopia.

Roberto Castrogiovanni
Categoria Politica
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