In Italia c'è la ripresa ma il lavoro diminuisce

In Italia c'è la ripresa ma il lavoro diminuisce

A cavallo tra gli anni '80 e '90 di quello che ormai va definito secolo scorso, il licenziamento di circa 5mila persone in un singolo sito produttivo da parte di un'azienda di grandi dimensioni era una notizia di carattere provinciale, ben che vada, diventava al massimo regionale.

Non che nei ministeri a Roma la faccenda non venisse discussa da azienda e parti sociali... solo che per i media nazionali non era una notizia. Il lavoro, al tempo, non era un miraggio. Quello che si perdeva da una parte poteva essere recuperato in altri settori. Inoltre, agli ammortizzatori sociali si poteva ricorrere senza problemi.

Adesso, invece, non è più così. Il lavoro è diminuito, la produttività - ma non basta mai - è aumentata, mentre sono in calo garanzie, sicurezza e qualità.

Pertanto, le crisi aziendali adesso fanno notizia e non solo se riguardano i licenziamenti di persone quantificabili in unità di migliaia, come ad esempio quelli dell'Ilva, ma anche quelli quantificabili in centinaia di unità.

Così è una notizia che in Umbria siano a rischio 400 dipendenti della Perugina, 125 della Colussi, 300 del gruppo ex novelli, altri 200 della ex Pozzi di Spoleto.

Ma non va meglio da altre parti, con la Nokia che vuole mandare a casa 115 lavoratori, la Coca Cola che vuol fare altrettanto a Marcianise, Carige che vuole chiudere parte dei suoi sportelli riducendo così la forza lavoro come anche SDA, che sembra aver meno bisogno di personale per le proprie consegne, e così via...

Questo è un breve riassunto di alcune delle crisi che adesso, anche se riguardano numeri ridotti di lavoratori rispetto al passato, fanno notizia e diventano subito casi nazionali... nella Repubblica fondata sul lavoro, dove il lavoro è invece sempre più raro.

Ma se questo è ciò che succede nelle realtà produttive del paese, è possibile conoscere dove sia questa tanto famigerata e sbandierata ripresa? Infatti, se la ripresa è data soprattutto dai fatturati e dai bilanci che vengono presentati in Italia da parte delle aziende che invece producono gran parte dei loro beni all'estero, allora questa ripresa per gli italiani è come se non esistesse. Sarebbe come una bella confezione che, una volta aperta, al proprio interno non contiene assolutamente nulla.

Forse è arrivato il momento, prima di votare, di fare qualche chiarimento al riguardo.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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