Il Salvabanche? Alla fine, anche questo, lo pagheranno gli italiani

Il Salvabanche? Alla fine, anche questo, lo pagheranno gli italiani

Su Wikipedia si legge che il Fondo Nazionale di Risoluzione è un fondo istituito presso la Banca d'Italia ed è destinato al risanamento ed alla risoluzione (nel senso di ristrutturazione) delle banche in difficoltà, in modo che il loro salvataggio gravi sui conti dello Stato e sia a carico dei contribuenti.

Nel sito della Banca d'Italia si ricorda che il Fondo è una componente fondamentale del Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism – SRM) che armonizza le procedure di risoluzione delle banche e di alcune imprese di investimento all’interno dei 19 Stati Membri dell’Eurozona.

Il Comitato di risoluzione unico – organo di governo del SRM – è responsabile della gestione del Fondo, istituito per partecipare al finanziamento degli interventi di risoluzione.

Il Fondo sarà finanziato dai contributi versati dal sistema bancario e da alcune imprese di investimento insediate negli Stati Membri partecipanti all’Unione bancaria.

La capitalizzazione del Fondo è stata fissato in misura pari all’1% dei depositi protetti di tutte le banche dell’area euro. E questo traguardo dovrebbe essere raggiunto alla fine di un periodo di otto anni iniziato a partire da gennaio 2016.

I soldi per contribuire alla costituzione del fondo saranno richiesti alle istituzioni incluse nell’ambito del Meccanismo di risoluzione unico. Nel caso questi non fossero sufficienti a coprire le perdite e i costi sostenuti dal Fondo nell’ambito delle azioni di risoluzione, potranno essere raccolte contribuzioni addizionali.

La Banca d’Italia, in qualità di Autorità di Risoluzione Nazionale, è responsabile, tra l’altro, della raccolta e del trasferimento dei contributi al Fondo.

Nel frattempo questa procedura è stata utilizzata per 4 banche: Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche e CariFerrara.

I 208 istituti di credito aderenti al Fondo Nazionale di Risoluzione hanno versato al sistema 3,6 miliardi di euro. Di questi soldi, gli istituti dicredito dovrebbero rientrare, presumibilmente, con la vendita delle quote azionarie delle nuove banche risorte dalle ceneri delle precdenti liquidate per mala gestione.

Che rientrino in toto o meno dei soldi anticipati, alcuni istituti che partecipano al Fondo hanno pensato bene di rientare dei soldi e o creare un tesoretto per future evenienze rifacendosi direttamente sui conti correnti dei propri clienti.

I primi esempi? Banco Popolare e Ubi hanno chiesto, rispettivamente, un contributo di 25 e di 12 euro ai propri clienti. Altri istituti pare abbiano intenzione di aumentare i costi di apertura di un conto corrente, destinando l'aggravio di spesa al Fondo di Risoluzione. Altri, invece, hanno affermato di non aver neppure in programma di discutere questo tipo di possibilità.

Nel frattempo, Codacons si è subito attivata minacciando fuoco e fiamme con il rilascio del seguente comunicato: "In arrivo la tassa sui salvataggi bancari, che sarà applicata sui conti correnti degli italiani. Alcune banche, infatti, stanno inviando comunicazioni ai propri correntisti, informando dell’applicazione di questo nuovo e suggestivo balzello, il cui importo arriva a 25 euro, motivando tale scelta con la necessità di rientrare dei costi del Fondo Nazionale di Risoluzione.

Si tratta di una tassa inaccettabile, contro la quale scatteranno una raffica di denunce. Mentre i danni del terremoto sono pagati dai cittadini e non dalle banche, le conseguenze della mala gestione bancaria viene scaricata sugli italiani, attraverso tasse come quella imposta ora da alcuni istituti bancari.

Se anche un solo euro dei soldi dei correntisti verrà prelevato dalle banche con questo nuovo balzello, non solo inviteremo i clienti a chiudere i conti e ritirare i propri soldi, ma presenteremo una serie di denunce in Procura alla luce della possibile fattispecie di appropriazione indebita". Queste le dichiarazioni del presidente dell'associazione Rienzi.

Per le 4 banche per cui è stato attivato il Fondo, sono statai versati per il salvataggio i seguenti importi: 550 milioni da Intesa Sanpaolo, 152 milioni da Banco Popolare, 60 milioni da Ubi, 42 milioni da Carige e Cariparma Credit Agricole, oltre 65 milioini da Banca Popolare di Milano e 71 milioni dal Monte dei Paschi di Siena.

Da vedere adesso se i correntisiti di queste banche, direttamente o indirettamente, saranno chiamati a finziare il Fondo. Considerando le esperienze del passato, difficile immaginare che ciò non possa accadere.

Marzio Bimbi
nella categoria Economia
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