Il Terzo Saggio… Erich Fromm (IIParte)… 

"Nel dritto mezzo del campo maligno
Vaneggia un Pozzo assai largo e profondo" 
(Inferno, c. XVIII, vv. 4-5)
Dante Alighieri
 



All'inizio Fromm afferma che " per sapere ciò che è bene e ciò che è male per l'uomo, si deve conoscere la natura dell'uomo… ", e " il carattere produttivo costituisce la fonte e la base della virtù ", mentre " il vizio, in ultima analisi, è l'indifferenza verso di sé e la propria automutilazione"... 

Fromm esamina una serie di concetti contrapposti: l'autorità razionale e irrazionale; l'etica e la coscienza umanistica e quelle autoritarie…; e sostiene che:
- "La coscienza autoritaria è ciò che Freud ha descritto come super-Io". 
- La coscienza umanistica, invece, "è la voce del nostro vero Sé che ci richiama a noi stessi...per diventare ciò che siamo potenzialmente"...
Il risultato finale di tale analisi è una dialettica tra vero e falso Sé, in risposta a rapporti alienati… 
… Già in "Fuga dalla libertà" Froom aveva sviluppato questo tema ancora prima di Winnicott che ne l'aveva descritta questa dialettica a livello dei sistemi religiosi e politici, per la prima volta nel 1960...
Tutti i temi di Fromm si possono ricondurre all'opposizione, al livello sia individuale che sociale, tra un vero Sé radicato nella natura dell'uomo e le strutture autoritarie alienate. Lo stesso Fromm, in "L'anatomia della distruttività umana", scrisse, che tali strutture si sviluppano solo nelle società agricole avanzate… Non appartenendo all'ambiente preistorico dell'uomo, ma che rappresentano uno sviluppo innaturale di esso
Mentre la natura dell'uomo è il risultato di un adattamento genetico all'ambiente preistorico, l'adattamento ad un ambiente innaturale, dà luogo a svariati tipologie caratteriali improduttive, nelle quali la vita frustrata porta alla distruttività
Per Fromm la premessa fondamentale è l'esistenza di una "natura dell'uomo" e che questa possa essere descritta in termini filosofici e mistici, per fare ciò si riferiva spesso ad autori come Aristotele e Spinoza
Successivamente, Fromm si avvicinò ad una definizione evoluzionistica della "natura dell'uomo" e cioè: una costituzione biologica dell'uomo che è la fonte delle norme per vivere…. Quindi l'uomo ha la possibilità di crescere e svilupparsi completamente, purché le condizioni esterne date conducano a questo scopo"...
Si potrebbe dire che sotto la pressione di un'evoluzione culturale distorta, la specie umana ha sviluppato una serie di falsi Sé, che Fromm chiama "strutture di carattere improduttive", e che lo scopo sia quello di aiutare il vero Sé umano ad emergere; affinché ciò avvenga, avverte che non basta l'insight… e sostiene la necessità di "Un terzo fattore indispensabile"...

"L'insight razionale", può diventare efficace solo se sono presenti altre due condizioni, che sono: - "l'insoddisfazione soggettiva per uno scopo definito culturalmente", e la - "la base socio-economica per un mutamento*"... 

In un lavoro del 1932, Fromm descrive il rapporto tra diversi livelli di organizzazione… E' dice che nella struttura socio-economica, è la famiglia che dà l'impronta al carattere individuale… In questo, le condizioni socio-economiche prevalgono sulle risorse istintuali...In seguito, nell'Appendice a Fuga dalla libertà definì i tratti di carattere condivisi in una società come il carattere sociale.
Successivamente, in uno studio empirico assieme a Michael Maccoby nel 1970: "Il carattere sociale in un villaggio messicano", descrivono il meccanismo della selezione sociale è arrivano alla conclusione che: 
- quando le condizioni socio-economiche cambiano, il carattere sociale prevalente può non essere più adatto, ed invece possono venire selezionati tratti di carattere finora in minoranza
In pratica il mutamento è la selezione sociale, piuttosto che l'adattamento individuale. Poiché i tratti caratteriali possono essere profondamente radicati, si può formare una discrepanza tra il carattere sociale e i mutamenti socio-economici. 
Ciò spiega il fallimento di molte rivoluzioni…  
Una delle rivoluzioni fallite la si trova come esempio in "fuga dalla libertà"... ed è stata la psicoanalisi freudiana, in cui la struttura autoritaria si è ben presto riaffermata
Fromm è diventato sempre più pessimista riguardo alla società moderna, e tendeva ad ascrivere l'alienazione all'industrializzazione e alla tecnologia… 
In conclusione, Fromm formula un nuovo paradigma, cioè la concezione dell'uomo è come il risultato finale di una dialettica tra l'evoluzione biologica e quella culturale

(Estrapolato e riadattato dal: "Nel centenario della nascita di Erich Fromm. Attualità di Erich Fromm di Marco Bacciagaluppi.)1


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Fuga dalla libertà

"" Fuga dalla liberta è la prima opera di Erich Fromm, pubblicata nel 1941 nel pieno della seconda guerra mondiale, con la quale il filoso intende guidarci attraverso un lungo percorso nella psiche umana: per spiegare ciò che ha spinto l’uomo, dopo la faticosa conquista della libertà ad adagiarsi nella schiavitù dei totalitarismi più crudeli del Novecento.

Erich Fromm riconduce l’emergere dei regimi totalitari al bisogno di sottomissione che nell’uomo non è innato ma si genera dalla responsabilità che la libertà, una volta ottenuta, produce. L’uomo, in questo percorso, attraversa le fasi che il bambino vive nel momento in cui si distacca dalla madre (a 2 anni circa). Quindi, l’essere umano si distacca dallo stato di unità cosmica con la natura e con gli altri uomini, nel medioevo, in quel che viene chiamato processo di individuazione. Quando l’uomo è cosciente di essere un’entità separata si crea in lui un sentimento di impotenza, ansietà e incertezza verso un mondo che ora gli appare forte e minaccioso, sentimento chiamato meccanismo di fuga. Nel basso medioevo, l’uomo si sentiva circondato da concorrenti, il rapporto con gli altri è di tipo strumentale le cui caratteristiche sono l’estraneità e l’ostilità dovute alla nascita del capitalismo e al desiderio, comune a tutti gli uomini, di affermarsi ed arricchirsi. Di fronte alla solitudine dell’uomo, le dottrine religiose della Riforma protestante si pongono come risposta ai bisogni psichici che, il collasso delle certezze, ha indotto negli uomini, creando un nuovo tipo di subordinazione. L’uomo torna schiavo, questa volta della religione, perde di nuovo la sua individualità all’interno di un progetto più grande, quello divino. La libertà ha posto sulle spalle dell’uomo un peso, si è sbarazzato di alcune costrizioni facendosi però sottomettere da altre meno evidenti, interne, che bloccano la totale realizzazione psicologica dell’uomo. Lutero e Calvino hanno con le loro idee preparato l’uomo al ruolo che egli assumerà nella società moderna, quello di servo. Servo, nel periodo della Riforma, di un Dio che, avendo predestinato ogni uomo prima ancora che nascesse, non è né espressione di giustizia e né d’amore e nella società moderna di quello che sarà il futuro “Fuhrer”. Nei secoli successivi l’uomo è sempre più isolato ed è diventato uno strumento nelle mani di forze esterne che lo soverchiano: un individuo sempre più confuso e insicuro. Tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo il percorso verso la libertà umana raggiunge il suo apice: l’individuo è sempre più spinto verso una realizzazione economica, perde i suoi legami tradizionali e vede davanti a sé forze enormi che lo minacciano e nuove fonti di insicurezza. In questo periodo si espande la grande industria che accoglie sempre un maggior numero di dipendenti e diminuisce le concrete possibilità di sviluppo dello spirito di iniziativa individuale. L’uomo è di nuovo schiacciato e costretto, questa volta dalle catene di una immensa macchina economica che impone il proprio ritmo e all’interno della quale ognuno ha un compito specifico ma è allo stesso tempo insignificante. Egli deve inoltre sostenere la serrata concorrenza di altri individui per evitare di essere risucchiato tra gli enormi ingranaggi del mercato. Questa insignificanza dell’individuo è alla base dell’ottica pubblicitaria che vede l’uomo solo come possibile acquirente di prodotti, un consumatore da condizionare attraverso metodi in grado di soffocarne le capacità critiche. Allo stesso modo anche i metodi di propaganda politica aumentano il grado di insignificanza dell’elettore dandogli l’illusione di scegliere di contare qualcosa, ma imponendogli contemporaneamente di decidere tra due candidati che egli non ha mai scelto. Le crescenti difficoltà della vita moderna (disoccupazione, guerre, ma anche solo l’immensità delle città in cui l’uomo si perde) contribuiscono a far percepire all’uomo la realtà come incontrollabile, ossia una realtà con la quale è difficile stare al passo. Di fronte a questo l’uomo ha paura, si sente solo e cerca rifugio nella sottomissione a un capo (come è avvenuto durante il fascismo e il nazismo): il modo per sottrarsi a questi sentimenti è tornare ad essere dominato da una qualsiasi autorità, instaurare cioè nuovi legami secondari in sostituzione di quelli primari perduti. L’uomo si convince di non essere in grado di affrontare la quotidianità e si rifugia nel masochismo. Si annulla l’io individuale e si entra a far parte di un tutto esterno più grande e potente.

(Fonte: Redazione Studenti. 15 Dicembre 2020. Erich Fromm, Fuga dalla libertà)

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L'Educazione… 

"" … Osservando più attentamente le cose però ci si rende conto di quanto invece l’uomo sia in realtà costruito. La soppressione dei sentimenti spontanei inizia infatti prestissimo, già nella primissima educazione del bambino. Al bambino si insegna ad essere cordiali con tutti; più avanti si insegna al ragazzo ad assumere una personalità gradevole. Tutto questo è in contraddizione con quello che è il vero fine dell’educazione e cioè la promozione dell’indipendenza interiore, dell’integrità e dell’individualità del bambino. …""

(Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt:  Origini del totalitarismo di Hannah Arendt. A cura di Chiara Colangelo.)

 Origini del totalitarismo 

Un altro meccanismo di fuga che scatta nell’uomo è la distruzione del mondo esterno che ha come scopo la fuga dall’intollerabile sentimento di impotenza rispetto a quei poteri che tendono a oltrepassare l’individuo. La distruttività oltre che verso oggetti esterni può essere rivolta anche contro se stessi. Dei meccanismi di fuga fa parte anche il conformismo: la soluzione che la maggior parte degli individui normali adotta e consiste nel cessare di essere se stessi conformandosi in tutto e per tutto agli altri. In questo modo la distanza tra il se e il mondo viene colmata e i sentimenti di ansia e solitudine dell’uomo moderno scompaiono insieme alla sua personalità. Questo è ciò che avvenne nel Nazismo: in Germania la popolazione si sottomise al regime a volte anche senza condividerne l’ideologia e altre volte attaccandosi ad essa fanaticamente. Il regime, dopo la presa al potere di Hitler, si identificò con la Germania stessa; combatterlo significava quindi tornare liberi, estraniarsi da quel tutto che aveva finalmente ridato all’uomo delle certezze. 
Al giorno d’oggi ci si culla in false certezze, ci si crede liberi di esprimersi, di essere ciò che si vuole, si è convinti di aver eliminato ogni forma di costrizione.""... … … … … … … … …"".
L’uomo moderno è portato a pensare che il problema della libertà sia quello di conquistarne sempre più, dimenticando che il vero problema non è quantitativo ma qualitativo e che la libertà non va solo difesa ma bisogna conquistarne un nuovo tipo, una libertà che ci consenta di realizzare la nostra personalità individuale. Per fare ciò bisogna fare in modo, prima di tutto, che la libertà non si converta nel suo opposto a causa del continuo trovarsi, dell’uomo, in bilico tra le sue possibilità di realizzarsi e la necessità di essere rassicurato: è importante smettere di aspettare che arrivi la pubblicità a dirci di cosa abbiamo bisogno!""


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Pozzanghere di Carte!...

Scrive Erich Fromm: "Essere capace di far qualcosa significa non essere impotenti, ma vivi, funzionanti. Essere in grado di fare significa essere attivi e non soltanto "influenzati"; essere attivi e non solo passivi. È, in ultima analisi, "la prova di esistere". Il principio può essere formulato così: "Sono perché agisco efficacemente". Questa tesi è stata sottolineata da parecchi ricercatori. All'inizio del secolo, K. Groos, il classico interprete del gioco, scrisse che una motivazione essenziale nel gioco del bambino era la «gioia di essere in causa»; questa era la spiegazione del piacere che prova il bambino facendo rumore, spostando le cose, giocando nelle pozzanghere. Concludeva: «Esigiamo una conoscenza degli effetti, e del fatto che siamo noi stessi i produttori di questi effetti». (K. Groos, New York 1901.) [Anatomia della distruttività umana, 1973].
fonte: https://www.aforismario.eu/2019/11/frasi-pozzanghere.html

Continua… ne Il Terzo Saggio… (III parte)

By Manlio Amelio.