Questa l'intervista rilasciata dal presidente dell'AIC (Associazione Italiana Calciatori), Damiano Tommasi, al Corriere dello Sport Stadio, in relazione all'attuale emergenza dovuta al contagio da coronavirus che mette a rischio non solo la prosecuzione dei campionati, ma anche la tenuta di molte squadre di calcio delle leghe professionistiche. 


Queste alcune delle dichiarazioni di Tommasi.

In casa Juve hanno voluto affrontare la questione prima di altri e sono arrivati alla conclusione, con piena soddisfazione di tutti. L’accordo raggiunto chiude qui la stagione, rispetto a ciò che si deve percepire. Se anche si tornerà a giocare a giugno e oltre giugno, le spettanze rientreranno nel contratto successivo. È una pattuizione di massima, perché ci sono giocatori in scadenza, altri che stanno per rinnovare, altri in partenza sicura, altri ancora in trattativa. Ogni situazione individuale andrà adeguata”. La nostra posizione è chiara: stabilire condizioni per il futuro, in assenza della certezza di ricominciare, è difficile. C'è un tema delicato che riguarda il prolungamento della stagione a luglio. Senza un accordo tra le parti nessuno può prorogare un contratto oltre la sua scadenza. Bisognerà sedersi a tavolino e parlarne.


Possibile ripresa dell’attività agonistica.

Le parole del ministro Spadafora confermano che prima di riparare dobbiamo mettere al sicuro la salute del Paese. Vuol dire prepararsi all'eventualità che i campionati vengano decretati chiusi. In questo caso l'accordo raggiunto dalla Juve mi pare una base di partenza.Credo che siamo arrivati dopo un mese e mezzo a capire che dobbiamo allinearci alle direttive della comunità scientifica e del governo. Le immagini che arrivano dagli ospedali ci dicono che il nostro miglior contributo è quello di stare in casa. Chiedete ai tifosi di Brescia e Bergamo se non sono d'accordo con me. Prima di tornare in campo è necessario certificare l'idoneità fisica e verificare eventuali esiti. La polmonite interstiziale non è una barzelletta. Soprattutto per chi espone il proprio corpo a correre a cento all'ora.


Ripartenza a porte chiuse? 

Non so se sia una condizione di sicurezza. E non dico solo della salute dei calciatori. Noi non abbiamo paura, siamo dei professionisti. Ma c'è sempre il rischio di spostare tra le città gruppi di persone che possono essere portatori di contagio. Il calcio soffre di liquidità a causa della sua gestione. Anche in questi giorni si continua a parlare di trentacinque milioni per Tizio, cinquanta per Caio e cento per Sempronio. Si spendono soldi che ci sono, o soldi che si promettono e non esistono? Dobbiamo iniziare a chiedercelo.Penso a quanti ragazzi di Lega Pro sono rimasti nelle sedi sportive e non possono vedere mogli e figli. Per loro la cassa integrazione potrebbe non bastare. Molti guadagnano trentamila euro, pagano l'affitto e il viaggio. Dobbiamo aiutarli con forme di solidarietà alternative, interne al movimento. Altrimenti non possiamo guardarci allo specchio.